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Maserati Ghibli, il tridente veloce come il vento

Maserati Ghibli, il tridente veloce come il vento

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Pier Angelo Roncaccioli
Pier Angelo Roncaccioli

31 Gennaio 2021
Tempo di lettura: 5 min
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Tra i modelli leggendari sfornati dalla casa automobilistica emiliana, spicca la Maserati Ghibli, presentata nel 1966 e considerata una pietra miliare del design negli anni a seguire. Per aggiudicarsi una delle rarissime Spyder, i collezionisti oggi arrivano a spendere fino a un milione e mezzo di euro. Storia di un marchio divenuto mito nella terra dei motori, tra grandi vittorie in pista e l’indimenticabile ruolo da protagonista in alcune delle più iconiche pellicole degli anni ’60

Sono molte le case automobilistiche che riporta- no nel logo richiami alla città di appartenenza, a cominciare da brand prestigiosi quali Ferrari, Porsche, Alfa Romeo. Uno solo però si contraddistingue per recare nel marchio il simbolo di una città diversa rispetto a quella in cui ha sede: si tratta della Maserati, casa modenese rappresentata da un tridente riprodotto da una celebre fontana di Bologna. E ciò non è casuale: indissolubilmente legata a Modena fin dagli anni ’30, la casa dei fratelli Maserati capitanati da Alfieri, provetto pilota e valente tecnico, fu fondata invece a Bologna, nel dicembre 1914.

Dopo aver conseguito numerose vittorie, specie su Isotta Fraschini, presso la quale lavorava il fratello Bindo, Alfieri Maserati iniziò l’attività imprenditoriale nel settore motoristico brevettando candele dotate di un particolare isolante di sua invenzione. Queste candele equipaggiarono, tra l’altro, l’aereo Ansaldo Sva, protagonista, nell’agosto 1918, del volo su Vienna di Gabriele D’Annunzio. Nacque così la Alfieri Maserati Officine e Garage, dapprima specializzata nell’elaborazione e sviluppo tecnico di vetture esistenti, poi nella costruzione di modelli propri, dedicati esclusivamente alle corse. L’intento era infatti quello di puntare ai ricchi premi in denaro riservati ai vincitori delle prime corse automobilistiche, per poi vendere le vetture vincenti e costruirne di nuove, esattamente come fece, anni dopo, Enzo Ferrari.

Solo occasionalmente e per opera di carrozzieri esterni, ad esempio Castagna e Zagato, vennero presentate vetture Gran sport stradali che, nonostante i consensi ricevuti, non ebbero poi un concreto seguito produttivo. Per dare un segno distintivo alle Maserati, il sesto fratello, Mario, di professione pittore, disegnò il famoso tridente, su suggerimento del gentleman-driver marchese De Sterlich. Si trattava di una riproduzione di quello impugnato dal Nettuno, opera del Gian- bologna, nella cinquecentesca omonima fontana sita nel centro di Bologna. Quel Nettuno per i bolognesi è “al zigànt”, il gigante, e il tridente che impugna simboleggia regalità e forza.

Così rappresentato, su campo rosso e blu – i colori di Bologna – il tridente diventò in breve familiare per gli amanti delle corse, dove dalla metà degli anni ’20, le Maserati si battevano ad armi pari con i più prestigiosi marchi del mondo.

E ciò avveniva nonostante le risorse limitate di cui l’azienda di- sponeva e le sue dimensioni mantenutesi artigianali. Si racconta, per esempio, che alcune soluzioni adottate sulla Tipo 26, la prima vettura vincente, furono furtivamente attinte da una avanzatissima Bugatti Type 35, durante una sosta di cortesia nell’Officina Maserati, da parte del pilota Meo Costantini, che venne artatamente invitato dal furbo Alfieri a fare bagordi nei locali bolognesi, mentre i fratelli ne ispezionavano la vettura.

Gli anni ’30, se pur anch’essi costellati da innumerevoli vittorie conseguite nelle corse, si rivelarono molto difficili, specie verso la fine del decennio, anche a causa della crisi economica conseguente alla sanzioni comminate per la guerra d’Etiopia.

Nel 1937 i Maserati si trovarono quindi costretti ad accettare le offerte dell’industriale Orsi di Modena, cui vendettero la fabbrica, conservandone per dieci anni la direzione tecnica. In questi dieci anni poterono dedicarsi unicamente alla progettazione, senza il peso e gli oneri della gestione. Ma se gli Orsi trasferirono nel ‘39 la fabbrica e la sede della Maserati a Modena, dove avevano i loro interessi, i Maserati, nel ’47, finito il decennio concordato con i nuovi proprietari, tornarono sotto le due Torri, dove ricominciarono a costruire piccole e vincenti vetture, come quelle che li avevano resi celebri, dando vita alla Osca, ovvero Officine Specializzate Costruzione Automobili Fratelli Maserati, che diventò in breve famosa in tutto il mondo.

La prima Maserati non stette a guardare e, sulla scia dei roboanti e prestigiosi successi ottenuti nel ‘39 e nel ‘40 alla 500 Miglia di Indianapolis, conseguì negli anni ’40 e ’50 innumerevoli vittorie in tutti i continenti. Vittorie culminate in quella del Campionato del Mondo di Formula 1 del ’57, a seguito della quale, anche a causa dei gravosi costi sostenuti, la casa auto si ritirò dall’attività agonistica. Parallelamente iniziò ad affiancare alle vetture da corsa prestigiose granturismo che conobbero notevole successo, a cominciare dalla A6 e dalla 3500 GT, che si imposero nel panorama automobilistico mondiale per la perfetta coniugazione tra prestazioni di prim’ordine e classe, confort e maneggevolezza.

Negli anni ’60 la casa vantava una gamma di modelli unica tra le concorrenti, tutta composta da automobili di altissimo livello, senza dubbio anche grazie allo stimolo esercitato dalla presenza, a poche centinaia di metri, della Ferrari (con la quale si instaurò un antagonismo quasi da derby calcistico) e della neonata Lamborghini, in un territorio che iniziava allora ad essere contraddistinto come la “terra dei motori”.

Alternando nomi di venti, quali Mistral, Ghibli, e in seguito Bora e Merak, a nomi di circuiti nei quali era risultata vittoriosa, come Sebring, Mexico e Indy, la Maserati sforna in quegli anni una serie di modelli leggendari tra i quali e- merge senza alcun dubbio la carismatica Ghibli, presentata nel ’66 e considerata una pietra miliare del design degli anni successivi. Ghibli, caldo vento di scirocco sahariano, è un nome talmente importante che verrà riproposto nel tempo per ben due volte, negli anni ’90, per contraddistinguere una delle ultime Biturbo, e nel 2013, per una nuova potente berlina quattro porte sportiva.

Disegnata da un giovane Giugiaro per la carrozzeria Ghia, la Maserati Ghibli è considerata un autentico capolavoro di stile e raffinatezza. Caratterizzata da linee molto tese, in netto contrasto con le curve sinuose dominanti nel periodo, larghezza inusuale, cofano interminabile, fari retrattili a scomparsa, coda alta e sfuggente, altezza di soli 116 cm. Tutto ciò grazie anche alla lubrificazione a carter secco, che non richiedendo la presenza della coppa dell’olio, consentiva il montaggio del motore in posizione più bassa del consueto.

Della Ghibli, privata del tetto, Maserati propose anche la versione Spider, o meglio Spyder con la ipsilon, come da sempre curiosamente in Maserati si contraddistinguono le “scoperte“ a due posti secchi. Nonostante l’impostazione tecnica fosse comunque piuttosto tradizionale, caratterizzata da motore V8 di 4,7 litri e 310 cavalli della 5.000 GT e retrotreno con assale rigido e molle a balestra, le prestazioni della Ghibli si mantenevano di livello assoluto, consentendole di competere alla pari con le blasonate rivali vicine di casa, specie dopo la presentazione nel 1970 della Ghibli SS, 4,9 litri e 335 cavalli. La Ghibli riusciva a garantire comunque, oltre a classe, eleganza e stile da vendere, una comodità ai massimi livelli, finiture di prim’ordine e spazio in abbondanza, considerate le caratteristiche dell’auto. Senza rinunciare a un suono straordinario, pieno, profondo, emozionante.

La qualità, la guidabilità e il grande equilibrio generale ne fecero la macchina preferita da capitani d’azienda e uomini di spettacolo, primi fra tutti gli attori e i registi in voga nel periodo, che si recavano a Modena a ritirare personalmente la vettura prescelta. Nomi come Peter Ustinov, David Niven, Peters Sellers, Omar Sharif, Jean-Paul Belmondo, Marcello Mastroianni, Renato Rascel, Alberto Sordi. E ciò a conferma, ancora una volta, dell’innato feeling tra la Maserati e il mondo del cinema, che elesse sovente a protagoniste di film importanti le auto della casa. Fin dai primi anni Sessanta, si annoverano comparizioni delle auto in pellicole iconiche come “Cronaca di un amore” di Antonioni, “Una domenica d’agosto” di Emmer, “Il boom” di De Sica e “Una vita difficile” di Risi. E, successivamente, in numerosi film interpretati da Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi e Alberto Sordi, quest’ultimo spesso apparso proprio a bordo di Maserati Ghibli.

E un’altra Ghibli dominava la scena nel famoso film francese “La piscina” del ‘69 con Alain Delon e Romy Schneider, scorrazzando sulle colline alle spalle di Saint Tropez. Costruita dal ‘67 al ‘72 in 1.280 esemplari, di cui solo 125 in versione Spyder, la Ghibli costituisce uno dei pezzo da novanta di qualsiasi importante collezione d’auto storiche e l’oggetto del desiderio nell’ambito delle aste specializzate. Coupé di buon livello superano sovente la soglia dei 250mila euro per oltrepassare non di rado anche il milione di euro, con vette di un milione e mezzo. Questo è il prezzo da pagare per aggiudicarsi una delle ultime rarissime SS Spyder, a condizione che Spyder lo siano veramente, considerati i numerosi disinvolti tentativi di maldestra trasformazione in coupé del modello berlina, mediante un semplice taglio del tetto.

Pier Angelo Roncaccioli
Pier Angelo Roncaccioli
Avvocato per formazione, collezionista per passione, appassionato d’arte e antiquariato, esperto di automobili e motoleggere d’epoca
Il presente articolo costituisce e riflette un’opinione e una valutazione personale esclusiva del suo Autore; esso non sostituisce e non si può ritenere equiparabile in alcun modo a una consulenza professionale sul tema oggetto dell'articolo.

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