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Maserati: il bolide dello Scià di Persia

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Contributor, Pier Angelo Roncaccioli

06 Dicembre 2019
Tempo di lettura: 5 min
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Nel 1957 la Maserati, all’apice dei successi sportivi culminati nel titolo mondiali di formula di Formula 1 presentò un modello destinato a conquistare il mercato delle gran turismo, la coupé 3500 GT. Il successo fu tale da stimolare la curiosità di Rezha Palevi. Per accontentare le richieste del sovrano, la casa emiliana realizzò un esemplare ad hoc, con una cilindrata di 5000 cc e un allestimento ancora più esclusivo

“Superleggera”. Con questa combinazione linguistica si identificano
comunemente due cose: la sedia di frassino progettata da Giò Ponti, celebre esempio del razionalismo italiano e vero simbolo del design industriale, e la tecnica ingegneristica introdotta in campo automobilistico dalla carrozzeria Touring, adottando soluzioni di origine aeronautica.

Il fondatore della Touring, l’avvocato Bianchi Anderloni, riteneva infatti che, come per gli aeroplani, l’aerodinamicità e la leggerezza fossero i principali obiettivi da raggiungere anche nella progettazione delle automobili. Nella ostinata ricerca di questo obiettivo, la carrozzeria Touring adottò e brevettò un metodo efficace e originale per ridurre il peso delle carrozzerie: un reticolato di piccoli tubi d’acciaio tutt’uno con la scocca, sul quale venivano applicate lastre d’alluminio, opportunamente modellate.

Con questo metodo nacquero alcune tra le più prestigiose vetture italiane del dopoguerra. Tra le più celebrate, le Alfa Romeo Freccia d’Oro e Villa d’Este, le Lancia Flaminia, le prime Lamborghini e le coupé Maserati. Queste ultime conquistarono in quegli anni notorietà internazionale, soprattutto grazie alle vittorie nelle corse dove le Maserati si trovavano in diretta competizione con le concittadine Ferrari, con le quali si susseguivano acerrime e tenaci sfide sui circuiti di tutto il mondo, spesso facendo il vuoto dietro di loro, come nel Gran Premio di Argentina del ‘57 dove le 14 vetture schierate alla partenza erano tutte modenesi, sette Ferrari e sette Maserati.

La Maserati 5000 GT "Scià di Persia"

Ciò diede origine ad una esasperata rivalità, basti pensare che ancora oltre vent’anni dopo, Enzo Ferrari si irritò con il Presidente Pertini perché si era presentato a Maranello a bordo della Maserati di rappresentanza, rifiutandosi inizialmente di riceverlo e poi aspettandolo sulla porta anziché andargli incontro, come avrebbe preteso il cerimoniale…

Nel 1957 la Maserati, all’apice dei successi sportivi culminati nel titolo mondiale di Formula 1 ed ormai affrancatasi dalla dimensione quasi artigianale per diventare uno dei più prestigiosi costruttori di auto del mondo, presentò un modello destinato a conquistare il mercato delle “gran turismo”, la Coupé 3500 GT.

Fu questa la prima vettura della casa ad essere prodotta in migliaia di unità, la maggior parte delle quali carrozzate proprio da Touring. Il successo fu tale da stimolare la curiosità e l’interesse anche dello Scià di Persia, Reza Palhevi, all’inizio del ’58, quando era al centro delle cronache rosa di tutto il mondo a seguito del divorzio con la Principessa Soraya.

La "Scià di Persia" degli anni '50 a confronto con la Scià di Persia proposta da Touring per celebrare il sessantesimo anniversario della fuoriserie

Lo Scià di Persia, entusiasta della 3500 GT dopo una prova su strada, volle per sé una vettura analoga, ma con allestimento ancora più esclusivo, che chiese espressamente ai vertici Maserati. Il momento era davvero propizio: a seguito di una modifica regolamentare, infatti, non erano più utilizzabili nelle competizioni le Maserati sportive 450S, dotate di un poderoso e vincente motore 8 cilindri a V. Ed ecco allora l’idea: per accontentare il sovrano, in Maserati si pensò di modificare il telaio della 3500 GT per inserire, al posto del 6 cilindri originario, il motore V8 della 450S da corsa, con cilindrata maggiorata a 5000 cc, ma adeguatamente addolcito per uso stradale.

Non solo: la nuova vettura avrebbe avuto anche livelli di allestimento assolutamente degni del lignaggio del committente e in linea con le sue richieste. Cruscotto rifinito con pregiati legni, sedili ed abitacolo rivestiti in raffinata pelle color crema, carrozzeria di un lucente blu esclusivo, evocante suggestioni persiane, finiture in oro zecchino, laddove le normali auto in produzione recavano semplici cromature.

Un dettaglio degli interni

A completare il tutto, quattro piccole lucine lampeggianti sul frontale a segnalare la presenza a bordo del Sovrano. Il risultato è una vettura unica, esclusiva, con una linea sinuosa e slanciata, fortemente elegante ed aerodinamica, degna interprete della tradizione dello stile italiano dell’epoca. Il tutto arricchito da particolari ai limiti dell’opulenza, come i manierati dettagli in oro zecchino, o il ricercato frontale un po’ barocco, con motivi quasi arabeggianti e con grande risalto attribuito al tridente simbolo della Maserati, che, schiacciato in orizzontale ed inserito in un apposito ovale, poteva facilmente evocare l’immagine di una corona, confacente al profilo dello Scià di Persia, altrimenti detto il “Re dei Re”.

La Maserati, subito dopo la consegna del primo esemplare, avvenuta con la massima discrezione sembra direttamente nelle autorimesse del palazzo imperiale, sfruttò questa prestigiosa commessa presentando la 5000 GT al salone di Torino del ‘59, in una più comune livrea verde e con finiture in normale acciaio, ma non rinunciando alla denominazione “Persia”, per rimarcarne i nobili natali.

La celebrità acquisita dalla vettura indusse diversi Vip appartenenti al jet set internazionale a richiedere alla Maserati l’allestimento di ulteriori esemplari appositamente personalizzati, come era frequente nell’epoca delle “fuoriserie” su misura. Dopo i primi due modelli prodotti dalla Touring, la 5000 GT fu realizzata da ben sette diversi carrozzieri, a cominciare da Allemanno, che ne fece più di venti, agli stilisti più importanti dell’epoca, nomi come Pininfarina, Ghia, Bertone, Vignale, Frua e Monterosa, per conto di clienti quali l’Aga Khan, Ferdinando Innocenti (il famoso industriale inventore della Lambretta ed artefice del lancio della Mini in Italia) fino a Gianni Agnelli.

La 5000 GT dell’Avvocato risultava perfettamente in linea con la sua personalità ed i suoi gusti; sobria ed elegante, realizzata da Pininfarina, era molto simile ad una Ferrari già da lui commissionata e come questa assolutamente priva di ogni scritta, marchio o simbolo riconducibile alla casa costruttrice, per ragioni di opportunità, oltre che di signorilità, rispetto al marchio Fiat da lui rappresentato.

Un'elaborazione grafica del celebre modello, ambitissimo dai collezionisti

I 32 / 34 esemplari complessivi della 5000 GT (a seconda che si vogliano considerare i telai o le carrozzerie) sono oggi molto ambiti dai collezionisti di supercar sia per l’esclusività del modello sia per l’importanza degli originari proprietari.

Escludendo la prima, la “Scià di Persia”, che per le sue peculiarità e l’unicità della sua storia sfugge a qualsiasi valutazione, per gli altri esemplari è possibile avere idea dell’attuale valore considerando che nelle recenti aste nelle quali i modelli sono stati trattati, le stime si aggiravano intorno agli 800mila dollari.

Inoltre, in un’asta di rilevanza mondiale tenutasi lo scorso agosto, la 5000 GT carrozzata da Ghia, proprio quella appartenuta all’industriale Innocenti, è stata venduta per 533mila dollari, nonostante 50 anni di inutilizzo ed incuria.
Ma trattandosi di un perfetto esempio di “barn find”, che costituisce il desiderio nascosto di ogni collezionista (vale a dire il ritrovamento di un’auto conservata dopo decenni di abbandono) questo caso fa forse storia a sé.

A riprova dell’esclusività e della modernità del modello, Touring in occasione del sessantesimo anniversario, ha ripresentato la “Sciàdipersia”, nuova fuoriserie denominata proprio così, disponibile solo su singola ordinazione in pochissimi esemplari e dotata di una carrozzeria che ricalca lo stile e le proporzioni dell’originale, reinterpretato in chiave moderna. Senza dubbio un futuro con radici profonde.

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Contributor , Pier Angelo Roncaccioli
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