PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Fiat 500 Jolly, una spiaggina di sangue blu

Fiat 500 Jolly, una spiaggina di sangue blu

Salva
Salva
Condividi
Pier Angelo Roncaccioli
Pier Angelo Roncaccioli

19 Giugno 2020
Tempo di lettura: 7 min
Tempo di lettura: 7 min
Salva

Tra le innumerevoli reinterpretazioni della Fiat 500, esempio di perfezione estetica celebrato anche dal MoMa di New York, ha avuto particolare rilevanza internazionale la creazione della Carrozzeria Ghia che propose la versione Jolly per farne una vettura en plein air. Un esemplare appartenuto alla Principessa Grace di Monaco, poi acquistato da un appassionato in California e oggetto di un raffinato restauro, è tornato di recente a battere le strade di Monte Carlo. Un capolavoro di stile

Noblesse oblige. Suona strano un simile slogan per la Fiat 500, ma è invece assolutamente d’obbligo nel caso della versione Jolly costruita dalla Carrozzeria Ghia di Torino, sfruttando il grande successo ottenuto negli anni ’60 dalle cosiddette “spiaggine”, cioè vetture aperte di piccole dimensioni, d’ispirazione nautica, da utilizzare per brevi tragitti di svago in esclusive località turistiche.

Le spiaggine diventarono in quegli anni vero e proprio simbolo di mondanità e spensieratezza e furoreggiarono al punto da indurre tutti i principali carrozzieri ad ideare versioni più o meno esasperate da proporre alla clientela più esigente. Le affinità e similitudini tra Fiat 500 e l’idea di una vetturetta balneare alla moda sono a pensarci bene perfette: anche la 500 di serie, nata come utilitaria estrema per dare quattro ruote alle migliaia di vespisti e di lambrettisti che in quegli anni affollavano le strade d’Italia, ha infatti assunto nel tempo sempre più una connotazione garbata e chic.

Considerando i suoi illustri natali era giocoforza una predestinata. Nacque infatti nell’ambito della direzione tecnica di Dante Giacosa, padre di tutte le Fiat dagli anni ’30 agli anni ’70 e che proprio per il modello 110, come in Fiat era definito il progetto della nuova 500, vinse nel ‘59 il Compasso d’oro, il prestigioso riconoscimento attribuito da una giuria di noti esperti di design industriale agli oggetti che si distinguevano per linee, innovazione e stile.

È un oggetto che infatti ben rappresenta il concetto stesso di design: la sua forma è dettata direttamente dalla sua funzionalità, senza un particolare intento volto alla ricerca della bellezza fine a sé stessa, bellezza che ne diventa tuttavia una conseguenza naturale. La 500 è il risultato della ricerca della massima semplicità costruttiva, della migliore robustezza e della maggiore economicità.

Fiat 500 Jolly, una spiaggina di sangue blu

Dalla necessità di risparmiare quanta più lamiera possibile è nata in maniera quasi naturale la forma della carrozzeria, destinata unicamente a ricoprire gli organi meccanici, senza alcun ornato od elemento decorativo. Da questa sobrietà e semplicità deriva la purezza del design della vettura e la sua inusuale eleganza, considerando il segmento di appartenenza.

La fiancata viene stampata tutta in un pezzo, comprese le portiere, ritagliate in seguito riducendo così al minimo gli scarti di lavorazione e gli sprechi; la carrozzeria rastremata è sfuggente in altezza, in una sorta di bombatura che si restringe dal basso verso l’alto, assumendo una volumetria convessa, lenticolare e creando nell’insieme una forma armonica, tondeggiante e vagamente ovoidale.

Una vettura che più piccola ed essenziale non si può, ma allo stesso tempo uno degli oggetti di design più riconoscibili al mondo, tanto da essere stato esposto nel 2019 al MoMA di New York nell’ambito della mostra The value of good design, oltre che un elemento tipico del paesaggio italiano, che fa ormai parte della sua storia e della sua iconografia. Anche la meccanica era studiata all’insegna dell’essenzialità e della robustezza, motore e trazione posteriori, due soli cilindri paralleli per una cubatura di 479 c.c., 13 cavalli, raffreddamento ad aria forzata, cambio a quattro marce non sincronizzate, rendendo necessario ricorrere in scalata alla doppia debraiata, o “doppietta”, per evitare le famigerate “grattate”.

La Jolly originale è infatti spesso protagonista in numerose aste internazionali, nelle quali riaffiorano a volte esemplari dallo storico passato. Così è successo ad esempio anche per la Jolly appartenuta al Presidente Tito di Jugoslavia, venduta nel 2017 in un’asta a Londra per una cifra vicina ai centomila euro. In terra statunitense, in recenti aste organizzate in Texas e in Arizona, altre Jolly originali sono state aggiudicate per cifre oscillanti tra gli ottanta e i centodiecimila dollari, a dimostrazione del fatto che la vettura ha ormai raggiunto quotazioni vicine a quelle delle supercar. In questo particolare periodo anche le aste di auto d’epoca avvengono in modalità virtuale senza consentire agli interessati di “vivere” in prima persona le vetture, e ciò potrebbe influenzarne i risultati; si può stare comunque certi che, superato questo momento, auto d’autore così particolari, blasonate e versatili incontreranno sempre i favori di collezionisti ed appassionati, attratti da una piccola vetturetta che fa tanto vacanza ed allegria. Sarà per colpa dei tanti film dedicati alle vacanze di quel periodo, dell’epopea della Dolce Vita o delle tante canzoni da spiaggia in voga all’epoca, ma solo la vista di una Jolly richiama istintivamente l’immagine del sole, le sensazioni del calore sulla pelle, del contatto con la sabbia e della brezza marina ed il rumore del vento e delle onde.
Grace e Ranieri di Monaco con i figli

Dopo un primo periodo nel quale la 500 aiutò gli italiani nell’approdo alle quattro ruote, con il maggior benessere degli anni ‘60 assunse anche nuovi ed inaspettati ruoli: seconda auto di famiglia, grazie alla sua agilità nella vita cittadina, ed ambito premio per i giovani neo patentati, neo diplomati o neo laureati. Diventò quindi l’auto interclassista e intergenerazionale per eccellenza, sia perché guidata da persone di ogni età, sesso, stato e grado nella scala sociale, sia perché la sua praticità la rendeva ideale anche per i giovani, al pari dei blue-jeans e delle scarpe da tennis.

La trasversalità era la sua principale caratteristica: ha accompagnato negli anni la vita ed il costume degli italiani, passando dalla fase di industrializzazione a quella del benessere ed infine agli anni della contestazione, senza mai apparire “vecchia” o superata e risultando sempre attuale ed immune a classificazioni o inquadramenti.

Il suo essere non solo un mezzo di trasporto ma uno strumento di seduzione collettiva non poteva che attirare l’interesse dei maggiori carrozzieri all’epoca in auge in Italia. Tra tutti coloro che si cimentarono nella reinterpretazione della 500, alcuni incaricati direttamente da Fiat in occasione del lancio della vettura, ebbe rilevanza internazionale la creazione della Carrozzeria Ghia che propose la versione Jolly, una 500 ancor più essenziale: via il tetto, le portiere ed i vetri laterali, per farne una vettura en plein air, protetta all’occorrenza solo da un esclusivo tendalino parasole.

È vero che parallelamente Ghia applicò questa soluzione anche su altre vetture, come la Fiat 600 e successivamente la 500 Giardiniera e la Bianchina, ma il successo maggiore lo ottenne con la piccola 500, con la quale il concetto di spiaggina ebbe la sua più convincente espressione. Anche lo stesso termine “spiaggina” ben si coniuga con la 500 e sembra richiamarne la filosofia. Fino ad allora questa parola identificava infatti la più classica delle sedie a sdraio, quella pieghevole di legno e tela con lo schienale reclinabile, altro esempio di semplicità e razionalità. Per dar vita alla Jolly, Ghia, nome allora di assoluto prestigio nel settore, irrobustì la scocca, alzando i fascioni sottoporta, sostituì i sedili originali con sedute di vimini intrecciato di sapore molto vacanziero ed utilizzabili anche con il costume da bagno non ancora asciutto, e diede all’insieme un’impronta di carattere nautico, dotando la vettura di paraurti e tubi d’acciaio laterali del tutto simili ai “tientibene” dei motoscafi.

Con ciò si ebbe un ulteriore beneficio collaterale. L’assenza del padiglione ed i sedili di struttura più snella infatti donavano alla Jolly un’abitabilità senza dubbio maggiore della 500 standard, consentendo un confort d’insieme più elevato. Il successo fu immediato, la Jolly divenne il capriccio della clientela d’élite: industriali, banchieri, teste coronate, tutti la volevano per utilizzarla nel tragitto per la spiaggia, come tender per i loro yacht di lusso o per muoversi sui campi da golf. Allo stesso modo se ne dotarono i grandi alberghi delle più prestigiose località turistiche per metterle a disposizione della clientela o per accompagnarla alle spiagge. Insomma, praticamente tutte le Jolly sopravvissute, a causa della loro particolare tipologia e del prezzo elevato, non possono che annoverare tra i precedenti intestatari personaggi del jet-set internazionale o prestigiosi hotel di fama.

Possedettero una Jolly, ad esempio, Aristotele Onassis, l’avvocato Agnelli, Leopoldo Pirelli, Yul Brinner, John Wayne, fino alla Principessa Grace di Monaco, a dimostrare come il piccolo gioiello fosse perfettamente a suo agio anche sulle blasonate corniches della Costa Azzurra. E proprio quest’ultima Jolly, della quale si persero le tracce fin dagli anni ’60, è stata protagonista di un ritrovamento insperato.

Acquistata una Jolly in California attraverso un annuncio su un giornale, un appassionato, guarda caso monegasco, ha da subito avuto i primi riscontri del nobile passato della vettura dalla presenza di specifiche europee e non americane, come l’altezza dei fanali e il tachimetro tarato in chilometri anziché in miglia. Poi, durante il restauro, ne ha avuto ulteriore conferma dal rinvenimento, sotto un bianco posticcio, della vernice rossa originale, ed infine la certezza dalla verifica dei numeri di telaio con le risultanze dei registri ufficiali del Principato.

Proprio sulle strade di Montecarlo la Jolly scarlatta è finalmente tornata a spassarsela, a volte anche con ruoli ufficiali nell’ambito di manifestazioni internazionali. E ogni tanto riappare in qualche evento anche la Jolly appartenuta al pittore Mario Berrino, titolare del celebre Caffè Roma di Alassio, ritrovo negli anni ’50 – ’60 di celebrità ed artisti di fama internazionale, ed ove, con la collaborazione dell’illustre amico e cliente Ernest Hemingway, Berrino inventò il celebre “muretto”, oltre al relativo concorso di bellezza.

Negli ultimi anni, la 500 in abito firmato ha conosciuto una vera e propria riscoperta, ritornando protagonista in numerosi eventi mondani ed ispirando vari tentativi di rinverdirne i fasti. Hanno ottenuto ad esempio grande ribalta le foto dei rampolli Agnelli – Elkann a bordo di una stupenda Jolly color aragosta sull’elegante lungolago di Stresa in occasione del matrimonio Elkann – Borromeo, al quale erano presenti vip e celebrità di tutto il mondo.

Forse anche la risonanza di questo evento ha consentito il risveglio dell’interesse verso la 500 Jolly, dato che non molto tempo dopo proprio Garage Italia di Lapo Elkann ne ha proposto una replica, con carrozzeria vintage restaurata, ma propulsione elettrica, fari a led e display digitale, approntandone altresì una piccola serie per una nota compagnia di noleggio. Non solo, la medesima firma Garage Italia, ma supportata dalla collaborazione tecnica di Pininfarina, ne ha presentato anche una versione ultramoderna, questa volta sulla base della Fiat 500 di attuale produzione, ma tutta a cielo aperto, parabrezza ribassato, pavimento in sughero e doghe, e per finire una piccola doccia integrata.

E così, sfruttando il momento, anche la stessa Fiat per i 60 anni della 500 ha messo in listino una versione speciale e limitata della 500 di serie, denominandola proprio “Spiaggina ‘58”, come tributo al modello originale e tutta improntata alla nostalgia, a cominciare dal colore, definito “Azzurro Volare”, così richiamando due celebri canzoni, l’ultima delle quali vide la luce anch’essa nel’58. È sconosciuto il numero esatto di Jolly originali prodotte, dal momento che i registri della Carrozzeria Ghia sono andati perduti nei vari passaggi di proprietà che l’hanno vista prima entrare a far parte del gruppo De Tomaso, per poi confluire nella Ford, della quale è diventata un centro stile.

Si può ipotizzate una cifra vicina alle cinquecento unità, molte delle quali sopravvissute, anche se tra queste circolano purtroppo un gran numero di repliche o addirittura di falsi, vista la relativa facilità con cui si può trasformare una normale 500 in una frizzante ed ambitissima “spiaggina”.

La Jolly originale è infatti spesso protagonista in numerose aste internazionali, nelle quali riaffiorano a volte esemplari dallo storico passato. Così è successo ad esempio anche per la Jolly appartenuta al Presidente Tito di Jugoslavia, venduta nel 2017 in un’asta a Londra per una cifra vicina ai centomila euro. In terra statunitense, in recenti aste organizzate in Texas e in Arizona, altre Jolly originali sono state aggiudicate per cifre oscillanti tra gli ottanta e i centodiecimila dollari, a dimostrazione del fatto che la vettura ha ormai raggiunto quotazioni vicine a quelle delle supercar.

In questo particolare periodo anche le aste di auto d’epoca avvengono in modalità virtuale senza consentire agli interessati di “vivere” in prima persona le vetture, e ciò potrebbe influenzarne i risultati; si può stare comunque certi che, superato questo momento, auto d’autore così particolari, blasonate e versatili incontreranno sempre i favori di collezionisti ed appassionati, attratti da una piccola vetturetta che fa tanto vacanza ed allegria. Sarà per colpa dei tanti film dedicati alle vacanze di quel periodo, dell’epopea della Dolce Vita o delle tante canzoni da spiaggia in voga all’epoca, ma solo la vista di una Jolly richiama istintivamente l’immagine del sole, le sensazioni del calore sulla pelle, del contatto con la sabbia e della brezza marina ed il rumore del vento e delle onde.

Pier Angelo Roncaccioli
Pier Angelo Roncaccioli
Avvocato per formazione, collezionista per passione, appassionato d’arte e antiquariato, esperto di automobili e motoleggere d’epoca
Il presente articolo costituisce e riflette un’opinione e una valutazione personale esclusiva del suo Autore; esso non sostituisce e non si può ritenere equiparabile in alcun modo a una consulenza professionale sul tema oggetto dell'articolo.

WeWealth esercita sugli articoli presenti sul Sito un controllo esclusivamente formale; pertanto, WeWealth non garantisce in alcun modo la loro veridicità e/o accuratezza, e non potrà in alcun modo essere ritenuta responsabile delle opinioni e/o dei contenuti espressi negli articoli dagli Autori e/o delle conseguenze che potrebbero derivare dall’osservare le indicazioni ivi rappresentate.
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU:Auto d’Epoca