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Auto da sogno: inseguendo Steve McQueen

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Pier Angelo Roncaccioli
Pier Angelo Roncaccioli

28 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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Steve McQueen, The King of cool, rendeva leggendaria ogni cosa che toccasse o indossasse, incluse le auto. Non sempre però il suo fascino da seduttore riuscì a ottenere l’oggetto dei suoi desideri

San Francisco, una giornata assolata. La città, già di per sé in perenne fermento, simbolo di dinamismo, vivacità, avanguardia e curiosità, è ulteriormente scossa dal rombo incessante e minaccioso di due possenti V8 che più americani non si può, che sprigionano forza e aggressività.

Il tenente Frank Bullit della Omicidi, sulla sua Ford Mustang GT390 Fastback verde Highland ed una coppia di criminali su di una Dodge Charger nera, danno vita al più celebre inseguimento della storia del cinema, più di dieci minuti di scene mozzafiato sui ripidissimi saliscendi della città. A fare da sfondo la splendida baia con la sua immancabile nebbia, il celebre Golden Gate e la leggendaria Alcatraz.

Frisco”, come la chiamano gli abitanti, costruita sulle sue oltre 40 ripide colline, si è rivelata il set ideale per queste scene, da lì più volte replicate in una miriade di altri film. Per rendere immortali quelle sequenze ha senza dubbio avuto un ruolo fondamentale la presenza, nel ruolo di Frank Bullit, di Steve McQueen, “The King of cool”.

Era questo il soprannome del carismatico e fascinoso attore americano, capace di rendere unica e desiderabile qualsiasi cosa lo riguardasse: non solo i film, divenuti veri e propri cult, ma addirittura i capi di abbigliamento, le auto o le moto possedute e persino gli accessori, come gli orologi. Tutto ciò che McQueen indossava faceva tendenza. Così la “mise” dolcevita e giacca sportiva di tweed con le toppe, che diventarono simbolo dell’uomo elegante e spavaldo ad un tempo.

Altrettanto gli orologi, ad esempio il Monaco di Heuer, già di per sé innovativo ed anticonformista, grazie all’inusuale forma quadrata ed al primo movimento cronografo automatico lanciato sul mercato, che divenne un vero e proprio mito dopo che McQueen insistette per averlo al polso nelle riprese del film sulla 24 ore di Le Mans.

E così, allo stesso modo, le motociclette e le automobili parimenti “indossate” da McQueen, dalle Triumph ed Harley-Davidson, delle quali era collezionista, alle Ferrari ed alle Porsche. La sua passione per le auto, tanto da indurlo a considerarsi più un corridore automobilistico che un attore, si spinse fino al punto da pretendere di guidare personalmente la Mustang per le riprese di Bullit, cedendo poi il volante ad uno stuntman solo per le scene più pericolose dietro le insistenze della produzione, e spingendolo ad intervenire direttamente sui due esemplari di Mustang utilizzati per il film.

Scelse infatti i cerchi, intervenne sui fregi, sulla mascherina e su vari orpelli esterni, che volle annerire o addirittura rimuovere ed eliminò le luci di retromarcia, giungendo così ad un livello di vera e propria personalizzazione tanto da indurlo a considerare “sua” l’auto di scena.

La Ford Mustang peraltro rappresenta a sua volta una leggenda intramontabile, oggetto del desiderio per più generazioni e capace di suscitare emozioni adrenaliniche.

Capostipite delle “pony car”, cioè quella branca di “muscle car” più compatte, agili e leggere, la Mustang fu pensata espressamente all’inizio degli anni ‘60 per i baby boomer, cioè i giovani nati dopo la fine della seconda guerra mondiale che, grazie al momento di grande benessere, potevano permettersi una vettura nuova, sportiva e dal look giovanile. Su indicazioni di Lee Iacocca, il manager Ford che la propose, si cercò di utilizzare il maggior numero di componenti già prodotti dalla casa per altre vetture, ricalcando la struttura della berlina Falcon.

Nonostante il parere contrario degli altri manager, la perseveranza di Iacocca fu premiata da un successo immediato e planetario, tanto da conquistare decine di migliaia di ordini già il primo giorno di vendita.

Prodotta con una serie infinita di varianti, motorizzazioni e modelli, la Mustang, il cui nome e relativo simbolo evocano una razza di cavalli selvaggi del Far West, rappresenta da cinquant’anni l’auto sportiva yankee per eccellenza. Anche se le varie serie non sono state tutte così memorabili – soprattutto quelle degli anni ’80 – la Mustang è sempre stata un’indiscutibile stella del cinema, con ruoli di rilievo in migliaia di film hollywoodiani. La star per eccellenza resta però la Mustang di Bullit, o meglio, “le” Mustang di Bullit, cioè i due esemplari utilizzati per le riprese.

Entrambe modello Fastback lanciato nel ‘68, di linea allungata e fortemente sfuggente, con coda rastremata e lunotto quasi orizzontale, erano dotate di un grintoso motore V8, 6.400 di cilindrata e 330 cavalli, abbinato ad un cambio manuale a quattro rapporti con pomello sferico bianco, e montavano sospensioni rinforzate per affrontare le tormentate strade di San Francisco.

Delle due utilizzate, una, quella più danneggiata poiché usata per i salti sulle colline e guidata esclusivamente dagli stuntmen, fu venduta a un demolitore e ritrovata poi in Messico nel 2017 in condizioni di abbandono, spogliata della maggior parte dei componenti, tanto da costituire unicamente la base di un onerosissimo restauro.

Qualche anno prima era però riemersa anche l’altra Mustang, la vera protagonista di Bullit, quella guidata personalmente da McQueen, che si credeva perduta per sempre. Per quarant’anni la Mustang era stata l’auto di una tranquilla famiglia del New Jersey, utilizzata anche dalla signora per recarsi al lavoro nella scuola dove insegnava. Nel 1980 l’auto venne messa a riposo dopo la rottura della frizione, e ciò fino al 2018 quando, dopo la morte del proprietario Robert Kiernan, il figlio rivelò al mondo la sua esistenza.

Al termine della lavorazione di Bullit l’auto fu acquistata per una cifra modesta da un dipendente della Warner Bros, che poi la rivendette pochi anni dopo al detective Frank Marranca, che a sua volta nel ‘74 la cedette a Kiernan, tramite un annuncio sulla rivista Road and Track. Il signor Kiernan realizzò così il suo desiderio di possedere quell’auto sportiva, ma qualcun altro la desiderava almeno quanto lui. Ed era proprio Steve McQueen.

Quando l’attore riuscì ad identificare il nuovo proprietario, tentò in tutti i modi di acquistarla per sé, attraverso lettere e telefonate. Kiernan rifiutò sempre. Dopo la morte di entrambi i contendenti, però, il figlio di Kiernan non fu altrettanto irremovibile. E così, il 10 gennaio scorso [2020, ndr], qualcuno nel mondo ha potuto realizzare, almeno in parte, il desiderio che Vasco Rossi esprime in una sua famosa canzone: avere “una vita come Steve McQueen”.

La “sua” Mustang è stata infatti battuta ad un’attesissima asta, dopo aver goduto di due anni di ribalta che ne hanno amplificato la fama. Fin dal 2018, quando esordì al Salone dell’Automobile di Detroit, la Mustang originale di Bullit è stata più volte esposta accanto ad un nuovo modello, una replica denominata proprio

“Mustang Bullit”, dello stesso colore Highland green e che ne è stata una versione celebrativa. A rendere ancor più sensazionale l’asta, i memorabilia che accompagnavano l’auto: una copia della rivista Road and Track contenente l’inserzione e soprattutto l’originale della lettera firmata di pugno da McQueen su carta intestata della casa di produzione del film, lettera con la quale l’attore sollecitava Kiernan a vendergli la Mustang, ritenendo questa, precisava McQueen, “una cosa personale”.

La Mustang inoltre appariva conservata e nelle condizioni originali, avendo subito solo un leggero restauro alle parti meccaniche, ma mantenendo interni e verniciatura dell’epoca, compresi i graffi procurati nell’inseguimento durante le riprese del film. Che questa fosse una Mustang fuori dal comune era palese, stante il suo passato unico e irripetibile, il suo ruolo di indiscussa star hollywoodiana e soprattutto il carisma del suo guidatore. L’asta non ha tradito le attese: 3,7 milioni di dollari, il che ne fa la Mustang di gran lunga più costosa di sempre.

L’effetto trainante di questa vendita sensazionale, come di norma accade per le auto con una storia da raccontare, si riverbererà verosimilmente sul mercato delle Mustang in generale e sul model year ‘68 Fastback in particolare; per le comuni Mustang, tuttavia, prodotte in milioni di esemplari e prive di pedigree così nobili, le cifre saranno di molto differenti, il che potrebbe però consentire di accedere, con alcune decine di migliaia di euro, ad uno dei più rappresentativi miti a stelle e strisce.

Pier Angelo Roncaccioli
Pier Angelo Roncaccioli
Avvocato per formazione, collezionista per passione, appassionato d’arte e antiquariato, esperto di automobili e motoleggere d’epoca
Il presente articolo costituisce e riflette un’opinione e una valutazione personale esclusiva del suo Autore; esso non sostituisce e non si può ritenere equiparabile in alcun modo a una consulenza professionale sul tema oggetto dell'articolo.

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