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Investire in auto d'epoca: come fare investimenti redditizi

Investire in auto d'epoca: come fare investimenti redditizi

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

28 Marzo 2018
Tempo di lettura: 4 min
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  • Investire nelle auto presenta delle forti analogie con gli investimenti d’arte. Si tratta di passione, innanzitutto. E non è detto che iniziare una collezione sia al di fuori della propria portata.

  • In un momento di espansione del mercato come quello che stiamo vivendo, è fondamentale affidarsi a professionisti seri.

  • I parametri che fanno salire il valore dell’auto: rarità, autenticità, heritage, aneddoti legati alla sua storia, ex proprietari celebri

Il mondo delle auto d’epoca non smette di sorprendere. Felice Graziani racconta come si possano trovare (o conservare) pezzi che costano relativamente poco e farne un investimento redditizio.

La collezione di auto d’epoca è un fatto di passione. Ne è convinto il dr. Felice Graziani di Finanza e Futuro, il quale traccia un parallelismo fra questa e una collezione d’arte. Come per l’arte, afferma Graziani, gli indici dell’andamento dei prezzi vengono costruiti sul top di gamma, sui pezzi milionari battuti all’asta. I quali però sono pochi. Tuttavia a ben vedere c’è un universo da scoprire. Auto (o opere…) da collezione reperibili oggi a poco in vista di un apprezzamento futuro. Oltre alle sempreverdi Porsche, le quali richiedono comunque un certo budget (90 o 100 mila euro per una Porsche del 1959, che ristrutturata può arrivare ai 150), possono trovarsi adesso a qualche migliaio di euro auto della produzione italiana degli anni 60 e 70, oppure le britanniche MG, MG B. Le auto italiane come Lancia e Alfa si stanno rivalutando continua Graziani. In qualità di investimento a tendere, p inoltre avere senso conservare auto risalenti a quindici anni fa. Emblematico il caso dello storico collezionista modenese Mario Righini: erede di una famiglia di demolitori, da giovane si ripromise di salvare quante più auto possibili. Oggi la sua eccezionale collezione troneggia nel Castello di Panzano, a Castelfranco Emilia. Il mercato delle auto d’epoca è sicuramente cresciuto molto, e le fregature possono essere dietro l’angolo se ci si presenta sprovveduti alla “caccia”. Non esistono valutazioni ufficiali, vi sono tabelle in internet e gran parte delle transazioni si svolge in nero. Volendo iniziare dunque una collezione bisogna innanzitutto verificare la corrispondenza fra telaio e motore, continua Graziani. Potrebbe infatti accadere che attorno ad un vecchio telaio vengano assemblati pezzi di auto successive. L’A.S.I., l’Automotoclub Storico Italiano, funge da ente certificatore. I commissari A.S.I. certificano qualità ed originalità delle auto tramite un consulto approfondito dei registri di marca dell’auto e soprattutto tramite il certificato di heritage, richiedibile ad ogni casa automobilista. Questo documento attesta l’autenticità e l’integrità dell’auto, specificando lo stato in cui si trovava all’origine: colore, numero di motore, telaio, ecc… I parametri di valutazione di un’automobile d’epoca afferiscono quindi indubbiamente ad autenticità ed heritage, nonché alla sua rarità, al fatto che si tratti di un modello cabrio o meno. Ma un appassionato vuole andare oltre la rarità, se possibile. Vuole che nella sua collezione ci siano dei pezzi unici. Così, sono molto ricercati i modelli con telaio numero 00001, ad esempio, o le auto comparse nei film. Come l’Aurelia Spider B24 del Sorpasso, oggi affidata alle cure di un collezionista marchigiano. No, non cadde dal burrone.

Auto d'epoca triumph tr3 dolce vita
Courtesy Adnkronos

A cadere fu una sorta di “controfigura” automobilistica, un veicolo sostitutivo, rivela Felice Graziani. O magari la Volvo di James Bond, auto sicuramente meno celebrata rispetto alle altre guidate dall’agente segreto. Altre auto molto ambite lsono le Fiat Barchetta ritratte nelle fotografie d’epoca. Vi è poi la curiosa storia di una Triumph Tr3 trovata in pessime condizioni nel 2016 a Pesaro dall’ex senatore di Alleanza Nazionale Filippo Berselli. Appassionato di auto storiche, l’uomo scoprì in seguito di aver acquistato per 30.000 euro l’iconica spider che Marcello Mastroianni guidava ne La dolce vita. La fortuna aiuta gli appassionati.

Teresa Scarale
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