PREVIOUS ARTICLE NEXT ARTICLE

Un tuffo raro e prezioso nei blu dei diamanti

Un tuffo raro e prezioso nei blu dei diamanti

Salva
Salva
Condividi
Cristina Grossi
Cristina Grossi

21 Marzo 2020
Tempo di lettura: 15 min
Tempo di lettura: 15 min
Salva

Il viaggio alla scoperta dei diamanti colorati (“fancy”) si addentra nelle tonalità fresche e liberatorie dei blu, viola, grigi. Fra storie d’amore e di maledizione divina

Diamanti blu, viola, grigi

Tra i diamanti colorati (cd. “fancy”), il colore blu e il colore viola sono tra i più rari e i più preziosi al mondo. In questo contesto, per viola ci riferiamo al colore “violet” in cui la componente blu è predominante rispetto alla componente rossa, diversamente dal colore “purple” in cui tali componenti sono presenti nella medesima proporzione. Raramente il blu e il viola appaiono come colorazione “piena”, priva di sfumatura. Molto spesso, questi due colori, insieme al grigio, compaiono sullo stesso diamante come tonalità sovrapposte (ad es. blu grigiastro, grigio bluastro, viola grigiastro, grigio violaceo, ecc.).

A seconda del colore principale e del colore della sfumatura, il valore può subire importanti oscillazioni. A parità di purezza (che viene classificata con i medesimi criteri utilizzati per i diamanti incolori) e di caratura, un diamante blu senza sfumature vale molto di più di un diamante blu con sfumatura grigia mentre un diamante grigio senza sfumature costerà meno di un diamante grigio con sfumatura blu o viola. Tutto ciò è attribuibile al fatto che la tonalità blu e quella viola sono molto rare e sempre molto apprezzate, anche quando compaiono solo come tonalità secondarie.

Oltre al giudizio sul colore, il prezzo tiene conto anche dell’intensità della saturazione e della tonalità secondo la scala elaborata dal GIA (fancy light – fancy – fancy intense – fancy vivid – fancy deep – fancy dark).

Diamanti blu

La rarità dei diamanti viola e blu

In commercio, è estremamente difficile trovare diamanti blu o viola e quelli disponibili si presentano quasi sempre con carature molto ridotte (al di sotto di 0.50 carati), basso grado di purezza e sfumature grigiastre; ciononostante, i prezzi partono da circa 100.000 dollari al carato. Gli esemplari piu importanti passano per le grandi case d’asta internazionali e vengono aggiudicati a cifre record. Se a questo si aggiunge che le principali fonti di diamanti viola (Argyle, Australia) e blu (Cullinan, Sud Africa) cesseranno le attività estrattive, rispettivamente, nel 2020 e nel 2030, si può ragionevolmente prevedere che, fatta salva la comparsa di nuovi giacimenti, queste meravigliose gemme passeranno da essere rarità ad essere leggenda.

Discorso totalmente diverso riguarda, invece, i diamanti grigi.

Diamanti grigi

I diamanti grigi, come i diamanti marroni, in virtù della loro colorazione poco popolare, non hanno avuto, in passato, alcun utilizzo in gioielleria. Devono la loro colorazione a difetti connessi ad un’alta concentrazione di idrogeno ovvero, in alcuni casi, alla presenza di numerose microinclusioni.

 

Diamanti grigi

Nel 2009, la Rio Tinto Group, società titolare dei diritti di estrazione nel giacimento di Argyle, dove vi è la maggiore produzione di diamanti fancy grigi, rosa e marroni, ha avviato un’importante campagna pubblicitaria promuovendo il commercio dei diamanti “Silvermist”, diamanti grigi “argentati”, sdoganando in tal modo e in via definitiva il loro utilizzo nel settore della gioielleria. Tale processo è stato anche facilitato dai prezzi dei diamanti grigi che sono inferiori a quelli dei diamanti incolori (fino al 40 % in meno).

I diamanti viola

I diamanti “violet”, quelli in cui il viola è la colorazione principale e l’alta concentrazione di idrogeno la sua causa, sono estremamente rari. Basti pensare che dalla miniera di Argyle (la principale fonte di diamanti viola) sono stati estratti, dalla data della sua apertura nel 1985, solo 12 carati di diamanti viola. Il più grande e il più famoso è il diamante “Argyle Violet”. Scoperto nell’agosto del 2015, il grezzo da 9,17 carati è stato tagliato da Richard How Kim Kam attraverso un processo particolarmente impegnativo. A causa della presenza di alcune inclusioni (il diamante ha un grado di purezza SI1) il timore era che, durante il processo finale di politura, la pietra potesse spaccarsi. Si è, comunque, deciso di procedere e sebbene siano stati persi quasi 6 carati, ne è venuto fuori un magnifico diamante viola bluastro grigiastro “fancy deep” a forma ovale da 2.83 carati.

Un diamante al gusto di ciliegia e lampone

Nel 2016 il diamante è stato presentato all’”Argyle Pink Diamonds Tender”, un’asta annuale “by-invitation-only organizzata dalla Rio Tinto Group e rivolta ai più importanti commercianti e collezionisti in cui vengono mostrati (e venduti a prezzi sconosciuti) i diamanti fancy più preziosi estratti nell’anno di riferimento. A ciascun invitato viene preventivamente inviato un catalogo in edizione limitata in cui sono mostrati i diamanti che formeranno oggetto dell’asta e gli viene poi concessa un’ora di tempo per prenderne visione diretta e presentare l’offerta. L’Argile Violet è stata aggiudicato alla società Scott West Diamonds che ne ha fatto un capolavoro di gioielleria: un meraviglioso anello in platino in cui l’Argyle Violet è circondato da 12 diamanti rosa “fancy vivid” in un mix di tonalità ciliegia e lampone, le più idonee ad esaltare la tonalità viola del diamante centrale.

La nascita di un capolavoro: l'Argyle Violet

I diamanti blu

I diamanti blu sono meno rari dei diamanti viola o rossi ma restano tra le colorazioni meno diffuse e più ricercate al mondo. Devono la loro colorazione alla presenza di atomi di boro che sostituiscono atomi di carbonio nel reticolo cristallino (“meno di un atomo di boro per milione di atomi di carbonio può conferire al diamante il colore blu” – Fonte: GIA). La maggior parte dei diamanti blu di recente apparizione provengono dal giacimento Cullinan in Sudafrica mentre, prima della sua scoperta avvenuta nel 1902, i diamanti blu provenivano dal giacimento di Golconda, in India. Non è chiaro il motivo per cui il giacimento Cullinan sia una ricca fonte di diamanti di tipo IIb (diamanti che contengono atomi di boro); tuttavia, ricerche recenti dimostrano che si tratta di diamanti “superdeep”, ossia originati a profondità del mantello sublithosferico (> 600 km) e che il boro proviene probabilmente dalla litosfera oceanica subdotta (Nestola et al., 2018).

Il Winston Blue

Data la loro estrema rarità, è molto difficile reperirli in commercio. Si presentano con caratura inferiore a 0.50 carati e i prezzi variano tra circa 100.000 dollari al carato per quelli con sfumatura grigia a circa 400.000 dollari al carato per quelli blu privi di sfumatura. I diamanti blu con carature importanti passano per le grandi case d’asta internazionali e vengono aggiudicati a cifre record.

Nel 2014, un diamante blu “fancy vivid”, taglio a goccia, totalmente privo di inclusioni (“flawless”) da 13.22 carati è stato acquistato da Harry Winston per 23.8 milioni di dollari (all’epoca, il prezzo piu alto mai pagato al carato, circa 1.8 milioni di dollari). In onore dell’acquirente, il diamante è stato denominato “Winston Blue.

Winston blue

Luna blu

Nel 2015, il “Blue Moon”, un altro diamante blu “fancy vivid” da 12,03 carati, è stato aggiudicato per 48,4 milioni di dollari (oltre 4 milioni di dollari per carato) al magnate di Hong Kong Jopseh Lu che lo ha acquistato per la figlia Josephine e lo ha ribattezzato “Blue Moon of Josephine”.

Blue Moon of Josephine

Nel maggio 2016, l’”Oppenheimer Blue”, il più grande (14,62 carati) diamante blu “fancy vivid” mai apparso all’asta fino a quel momento, è stato aggiudicato per 57,5 ​​milioni di dollari, stabilendo un nuovo record come gioiello più prezioso mai venduto all’asta (superato, l’anno successivo, dal diamante rosa “Pink Star” venduto per 71,2 milioni di dollari). Il diamante deve il suo nome al precedente proprietario, Sir Philip Oppenheimer, un membro della famiglia Oppenheimer che ha avuto il controllo della De Beers Mining Company e della Diamond Trading Company dal 1929 al 2012.

Oppenheimer Blue

Poco dopo, nel giugno 2016, il “Cullinan Dream”, un meraviglioso diamante blu “fancy intense” da 24.18 carati, è stato aggiudicato per 25,3 milioni di dollari. Estratto dalla leggendaria miniera di Cullinan in Sudafrica nel 2014, il Cullinan Dream è incastonato su un anello in platino affiancato dai classici diamanti incolori taglio baguette.

Cullinan Dream

Oltre a questi magnifici esemplari, vi sono anche diamanti blu “storici”. Alcuni di essi, come il diamante “Hope” e il “Blue Heart” sono custoditi presso lo Smithsonian Institution di Washington DC, rendendo accessibile a tutti il loro splendore. Altri, come il Farnese e il Wittelsbach sono, purtroppo e nonostante l’altissimo valore storico, entrati nel circuito del commercio privato.

Blue heart diamond

Il diamante “Blue Heart”, con i suoi 30.62 carati (20.01 mm x 19.99 mm) e il suo blu “fancy deep”, è il quinto diamante blu più grande al mondo. Nel 1909 fu tagliato a forma di cuore dalla Atanik Ekyanan di Neuilly, da un grezzo di più di 100 carati rinvenuto in Sud Africa. L’anno successivo, nel 1910 fu acquistato da Cartier che ne fece una meravigliosa collana e la vendette alla famiglia Unzue (Argentina). Nel 1953 fu acquistato da Van Cleef & Arpels che lo smontò e creò un ciondolo e, infine, nel 1959 fu acquistato da Harry Winston che gli diede l’attuale collocazione in uno splendido anello in platino contornato da 25 diamanti incolori. La signora Marjorie Merriweather Post acquistò l’anello e, nel 1964, lo donò alla Smithsonian Institution di Washington dove rimane tutt’ora custodito, ponendo fine alle varie operazioni commerciali e consentendo a tutto noi di ammirare uno dei più grandi esemplari che la natura ci ha regalato.

Blue Heart

Hope

Il diamante blu piu grande e piu famoso al mondo, è l’“Hope”, noto anche come “Blu di Francia”, caratterizzato da un colore blu intenso (fancy dark grayish-blue), da un peso di 45,52 carati (9,1 grammi) e da un taglio antico a cuscino.

Attualmente il diamante si presenta montato come pendente su una collana di diamanti, circondato da 16 diamanti incolori con taglio a goccia e a cuscino alternati ed è, anch’esso custodito presso lo Smithsonian Museum di Washington.

Hope

Diamanti blu da brivido: una storia “maledetta”

Deve la sua notorietà non soltanto alla sua eccezionale dimensione ma, soprattutto, alla fama di portasfortuna d’eccezione: secondo la leggenda, nel XVI secolo il meraviglioso diamante blu fu rubato dalla statua della Dea indù Sita, dove era incastonato, e la divinità offesa avrebbe maledetto la pietra colpendo, con una catena infinita di disgrazie, non solo il ladro ma anche tutti i successivi possessori.

La storia documentata risale al 1661 quando il mercante francese Tavernier acquistò un diamante descritto come una “bella viola” da 115 carati proveniente dall’India e, 7 anni dopo, la vendette a Luigi XIV. Da quel momento, il diamante, con la sua maledizione, rimase tra i reali di Francia e divenne noto come il “Blu di Francia”. Luigi XVI donò il diamante alla consorte, Maria Antonietta e, come è noto, entrambi morirono ghigliottinati nel 1793.

Sembra che il diamante sia stato indossato anche dalla Principessa Lamballe (grande amica di Maria Antonietta) che, nel 1792, morì decapitata e squartata dopo aver subito tremende torture. Nel 1839, il diamante fu acquistato da Sir Henry Philip Hope che organizzò una cerimonia per “esorcizzare” il diamante portasfortuna e gli attribuì il proprio nome. Dopo ulteriori e sfortunati passaggi, il diamante fu acquistato da Pierre Cartier che ne fece uno splendido gioiello per Evalyn Walsh McLean.

Le tragedie colpirono anche lei. Nel 1919, il figlio di 9 anni morì investito da un’auto e la figlia superstite morì di overdose all’età di venticinque anni. Il marito fu rinchiuso in un istituto psichiatrico dopo essere stato dichiarato pazzo. Nel 1949, Harry Winston acquistò l’intera collezione di gioielli della signora McLean, incluso il diamante Hope. Pochi anni dopo, nel 1958, Harry Winston, forse anche per timore, decise di donarlo alla Smithsonian Institution di Washington, dove si trova tutt’ora custodito a beneficio di tutti noi.

Oltre il blu di Francia… Per fortuna

Tra i diamanti storici finiti, invece, nel circuito delle aste e del commercio ricordiamo il “Farnese” e il “Wittelsbach”.

Il primo, un diamante blu/grigiastro “fancy dark” da 6,16 carati con taglio a goccia, ha fatto la sua inaspettata apparizione sul mercato solo nel 2018, quando da Sotheby’s è stato aggiudicato per 6.7 milioni di dollari. Appartenuto a Elisabeth Farnese, regina di Spagna (1692-1766), è stato successivamente tramandato in quattro delle più importanti famiglie reali d’Europa e, eccetto i membri di tali famiglie, nessuno era a conoscenza della sua esistenza.

Farnese

Wittelsbach

Un altro leggendario diamante storico è il “Der Blaue Wittelsbacher”, un diamante blu grigiastro, con un peso di ben 35,56 carati (7,112 g).   Il diamante comparve a Vienna all’inizio del 1700 presso la famiglia degli Asburgo e giunse a Monaco quando, nel 1722, Maria Amalia sposò Carlo di Baviera, membro della famiglia Wittelsbach. Nel 1806, fu incastonato nella corona reale del primo re di Baviera (Massimiliano IV Joseph von Wittelsbach) e vi rimase fino al 1921, quando fu visto per l’ultima volta in pubblico al funerale di Ludovico III di Baviera.

Wittelsbach

Nel 1931, durante la Grande Depressione, la famiglia Wittelsbach tentò, senza successo, di vendere il diamante. Ci riuscì solo nel 1951. Negli anni ’60, il diamante fu sottoposto al gioielliere Joseph Komkommer per essere ritagliato ma egli ne riconobbe il significato storico e si rifiutò.

Il 10 dicembre 2008, il diamante Wittelsbach da 35,56 carati (7,112 g) fu venduto al gioielliere londinese Laurence Graff per 23,4 milioni di dollari, il prezzo più alto mai pagato all’asta per un diamante fino a quel momento. Mr Graff, tra molteplici polemiche, decise di ritagliarlo, perdendo ben 4,52 carati ma ottenendo un miglioramento nel colore (mediante la rimozione della sfumatura grigia) e il massimo grado di purezza (da VS1 a IF). Il “nuovo” diamante blu da 31,06 carati (6,212 g), la cui integrità storica è stata probabilmente compromessa, è stato ribattezzato “Wittelsbach-Graff”. L’alterazione della pietra storica è stata paragonata dal prof. Hans Ottomeyer, direttore del Deutsches Historisches Museum di Berlino, alla verniciatura di un dipinto di Rembrandt.

Wittelsbach-Graff

Diamanti blu, grigi, viola: conclusioni

A prescindere dalle critiche mosse a Laurence Graff, il quale fa semplicemente ed egregiamente il suo magnifico lavoro, viene da chiedersi se, di fronte a gemme di importanza storica ed estrema rarità, non si possano immaginare dei meccanismi di vincolo che raggiungano un equilibrio tra il diritto di proprietà e la tutela del patrimonio storico.

Nel nostro ordinamento giuridico, sono previsti una serie di limiti al libero esercizio del diritto di proprietà privata quando questa ha ad oggetto beni (immobili o mobili) di interesse storico o culturale. Tale disciplina è contenuta nel Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.Lgs. 42/2004) che prevede, ad esempio, il divieto di apportare modifiche senza il preventivo parere favorevole della Soprintendenza nonché, in caso di vendita, un diritto di prelazione in favore dello Stato o di altri enti pubblici.

Dalle viscere della Terra, patrimonio dell’umanità

È difficile accettare che diamanti come quelli citati (e molti altri) vengano commercializzati senza alcun limite – se non il potere di spesa del potenziale acquirente – e che possano anche venire modificati – per mere esigenze commerciali – fino a divenire irriconoscibili. È paradossale che venga limitata la proprietà privata quando ha ad oggetto un immobile costruito qualche secolo fa e nulla sia previsto per tutelare veri e propri tesori formatisi nelle profondità della terra dopo un lentissimo processo durato miliardi di anni e venuti alla luce per poi passare alle più importanti famiglie reali che li hanno resi testimoni dei maggiori eventi storici e culturali verificatisi nel corso dei secoli. Non si può negare che alcuni di questi diamanti, per il loro splendore, la loro rarità e l’importanza storica, siano patrimonio dell’umanità nel senso letterale del termine.

Cristina Grossi
Cristina Grossi
Cristina Grossi, è una gemmologa e un’imprenditrice, titolare dell’omonimo marchio di gioielleria. Dopo 15 anni di attività come Avvocato, sospende la professione e frequenta i corsi di gemmologia presso l’Istituto Gemmologico Italiano dove consegue il relativo diploma e, successivamente, il diploma FEEG (Federation for European Education in Gemmology), unico Diploma Gemmologico riconosciuto in tutto il mondo. Oggi produce una linea di gioielli caratterizzata dalla varietà ed altissima qualità delle gemme utilizzate e dalla manifattura esclusivamente italiana.
Il presente articolo costituisce e riflette un’opinione e una valutazione personale esclusiva del suo Autore; esso non sostituisce e non si può ritenere equiparabile in alcun modo a una consulenza professionale sul tema oggetto dell'articolo.

WeWealth esercita sugli articoli presenti sul Sito un controllo esclusivamente formale; pertanto, WeWealth non garantisce in alcun modo la loro veridicità e/o accuratezza, e non potrà in alcun modo essere ritenuta responsabile delle opinioni e/o dei contenuti espressi negli articoli dagli Autori e/o delle conseguenze che potrebbero derivare dall’osservare le indicazioni ivi rappresentate.
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU: Altri beni di lusso