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Matrimonio Vuitton – Tiffany, c'è l'anello

Matrimonio Vuitton – Tiffany, c'è l'anello

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

25 Novembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • All fine il gruppo di Bernard Arnault sborserà per la società americana 135 dollari ad azione, in contanti. Un deciso innalzamento della posta dei 120 dollari inizialmente offerti

  • L’operazione è stata chiusa con un multiplo simile a quello di Bvlgari

  • L’inserimento del marchio americano nel portafoglio di Lvmh (già proprietario di 75 marchi, con una valutazione di circa 220 miliardi di dollari) giunge in un momento quanto mai opportuno, dato il calo della domanda per i gioielli dalla scatolina turchese

  • L’acquisto darà il via a “un ulteriore ciclo di consolidamento dell’industria del settore del lusso nei prossimi 12-18 mesi”

In quattro settimane il gruppo Vuitton è riuscito ad avere la mano di Tiffany, alzando significativamente la posta dell’operazione, che diventa così la maggiore mai condotta da Bernard Arnault. Prospettando un rialzo azionario per tutto il settore del lusso

È fatta: Vuitton sposerà Tiffany. Dopo un corteggiamento durato settimane, la storica gioielleria affluent americana Tiffany & Co. ha detto si al gruppo Lvmh. Il prezzo? 16,2 miliardi di dollari, a fronte dei 14,5 proposti sulle prime.

Vuitton Tiffany, i termini dell’accordo

All fine il gruppo di Bernard Arnault sborserà per la società americana 135 dollari ad azione, in contanti. Un deciso innalzamento della posta dei 120 dollari inizialmente offerti (valore che pure contemplava un premio del 30%, evidentemente ritenuto non sufficiente da Tiffany). L’accordo rafforzerà la presenza di Lvmh negli Usa, e in generale il suo posizionamento nel settore della gioielleria.

Interessante il commento di Swetha Ramachandran, investment manager, luxury stocks, Gam Investments. “Il prezzo a cui è stata approvata l’operazione è il 10% al di sotto del valore che prevedevamo sarebbe stato accettato dal board, e rende questo accordo interessante sia dal punto di vista finanziario che da quello strategico per Lvmh. L’operazione è infatti stata chiusa con un multiplo simile a quello di Bvlgari, che era stata acquisita per un prezzo pari a 3,6 volte il suo fatturato, anche se il dato relativo all’Ebitda risulta molto più elevato dato che allora la profittabilità di Bvlgari era molto bassa”.

Roger Farah, presidente di Tiffany, non nasconde il suo entusiasmo. “Il consiglio di amministrazione ha concluso che questa transazione con Lvmh fornisce un entusiasmante passo in avanti con un gruppo che apprezza la società e investirà nelle risorse uniche di Tiffany e nel suo forte capitale umano, offrendo al contempo un prezzo convincente con certezza del valore per i nostri azionisti”.

La fusione vera e propria arriverà a metà del 2020, è stata poi la puntualizzazione delle due società.

La forza di Lvmh a sostegno di Tiffany & Co.

La società americana sta soffrendo in questo momento una debole domanda tanto sul versante interno quanto su quello esterno. L’inserimento del marchio nel portafoglio di Lvmh (già proprietario di 75 marchi, con una valutazione di circa 220 miliardi di dollari) giunge quindi in un momento quanto mai opportuno: domanda languida e necessità di espansione in Cina. È da qui infatti che arriva la domanda più forte per il lusso mondiale, e Tiffany vi sta costruendo diversi negozi monomarca.

Più di Dior

L’acquisizione è la maggiore (ad oggi) che il gruppo Vuitton abbia mai effettuato. Bernard Arnault, amministratore delegato del gruppo e azionista di controllo per tre decenni, aveva infatti nel 2017 condotto l’acquisizione di Dior per un totale di 13 miliardi di dollari. Lvmh si conferma così uno dei gruppi societari più importanti d’Europa e non solo, essendo stato capace di creare un mercato di massa per beni di lusso.

Vuitton ha comprato Tiffany

Vuitton Tiffany, prospettive per il 2020

Sempre Swetha Ramachandran, aggiunge inoltre che “un prezzo pari a 135 dollari per azione si traduce in valutazioni per Tiffany pari a un multiplo prezzo/utili 2020 intorno a 25. Sulla base di un tasso di interesse dell’1,5%, l’operazione dovrebbe rivelarsi accrescitiva, con l’utile per azione in aumento tra il 4% e il 5% su base annua per il 2020 e il 2021. L’indebitamento netto di Lvmh rispetto all’Ebitda sarebbe di poco superiore a 1 alla fine del 2020″. L’aspetto fondamentale tuttavia è che l’analista si aspetta “un ulteriore ciclo di consolidamento dell’industria del settore del lusso nei prossimi 12-18 mesi”, sulla scia del processo di polarizzazione “tra i marchi più forti e quelli più deboli.”

Teresa Scarale
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