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Lucio Fontana e Osvaldo Borsani, un tango per il design

Lucio Fontana e Osvaldo Borsani, un tango per il design

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Giulia Bacelle
Giulia Bacelle

29 Gennaio 2021
Tempo di lettura: 3 min
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Negli interni borghesi anni Cinquanta dell’architetto milanese e dell’artista italoargentino, il dopoguerra respira un design razionalista che incontra decori astratti con reminiscenze barocche

It takes two to tango, recita un adagio anglosassone: ci vogliono due persone per ballare il tango. O, meno alla lettera, ‘le cose si fanno in due’. E nella storia dell’arte, le ‘cose’ quelle belle, quelle rivoluzionarie e moderne, sono state spesso raggiunte grazie alla sinergia di più menti creative, piuttosto che da geni solitari. È stato certamente così per la rivoluzione dell’arredamento d’interni nella Milano del dopoguerra, decisa ad abbracciare le linee del design innovativo e funzionale ma non ancora pronta a rinunciare alla componente più estrosa e giocosa dell’arte visiva. È stato certamente così per due dei protagonisti di questa rivoluzione, Osvaldo Borsani e Lucio Fontana.

Osvaldo Borsani, architetto della Milano bene

Osvaldo Borsani nasce alle porte di Milano, a Varedo, nel 1911. Respira design e architettura fin da bambino mentre assiste il padre Gaetano, costruttore di mobili, nell’azienda di famiglia. Cresce convinto che il segreto di un buon progetto si celi nella contaminazione tra diverse arti e mestieri: inizia così la sua formazione prima come artista, all’Accademia di Belle Arti di Brera, e poi come architetto, al Politecnico di Milano.

È nella ricerca della novità, della modernità, che Osvaldo spazia tra arti e mestieri. Così l’azienda di famiglia, nel frattempo rinominata Arredamenti Borsani Varedo (ABV), si rinnova: le linee dei mobili si fanno sempre più geometriche ed essenziali a seguire il gusto del giovane Borsani. Un razionalismo che determina il successo della ABV e che fa di Osvaldo uno dei progettisti preferiti dalla Milano borghese degli anni Quaranta e Cinquanta.

In questo successo, tuttavia, Osvaldo non è solo. Se è lui a sviluppare gli interni e parte degli arredi, le decorazioni sono invece da lui affidate a giovani artisti come Agenore Fabbri, Fausto Melotti, Arnaldo Pomodoro e, fra tutti, Lucio Fontana. È nella sinergia di menti creative che la ABV progetta dimore moderne e innovative, non rinunciando mai all’estro dinamico dell’arte visiva. È nella sinergia fra Borsani e Fontana che gli interni milanesi si rivoluzionano all’insegna del nuovo.

Casa G in via Gesù, 21 a Milano (1947)

Lucio Fontana, ceramista astratto e barocco

Lucio Fontana nasce da genitori italiani a Rosario, in Argentina, nel 1899. Nato nell’Ottocento ma per il solo sbaglio di qualche mese, Lucio vive il Novecento spinto dall’innovazione che il nuovo secolo porta con sé, dalla quotidianità alla tecnica, dalle arti visive alle lettere. Come Osvaldo, anche Lucio respira arte sin da bambino: il padre Luigi è scultore. Cresce tra l’Italia e l’Argentina e nel 1927 si stabilisce definitivamente a Milano (ritorna in Argentina solo durante la seconda guerra mondiale, dal 1940 al 1947). Nella città meneghina Lucio completa la sua formazione come artista ed entra in contatto con le giovani menti creative e affamate di moderno: conosce così Osvaldo Borsani.

Ben prima dei buchi, ben prima dei tagli, ben prima dello spazialismo Lucio è soprattutto uno scultore, un ceramista. È questa forma d’arte che segna la collaborazione tra Osvaldo e Lucio: il primo progetta gli interni e parte degli arredi, il secondo interviene su pareti e mobili con ceramiche, fregi in bronzo o legno e stucco dorato, crea elementi scultorei retroilluminati per soffitti e interviene sui piani in vetro con decori precursori dei tagli spazialisti. Così l’elegante razionalismo del primo è addolcito dalle forme astratte e talvolta barocche del secondo. Così nascono i capolavori di questa sinergia, come Villa Borsani del 1943, Casa G e Casa V del 1947, Casa M del 1952, Casa N e l’ufficio di via Montenapoleone 27C del 1955, Casa Borsani del 1956, ma anche la cappella della famiglia Borsani a Varedo nel 19758.

Fontana e Borsani, in mostra a Roma

Capolavori di cui oggi è possibile ammirare il mobilio e le decorazioni a Roma, presso la Galleria Mattia De Luca (Piazza di Campitelli, 2), fino al 3 aprile 2021. Un viaggio nel tempo che ripercorre le tappe importanti della collaborazione tra Borsani e Fontana grazie a diverse opere esemplari, molte delle quali appartenenti alla realizzazione della Casa G.

Affascinati dal progresso, dalla tecnica, dal moderno, Osvaldo Borsani e Lucio Fontana hanno contribuito singolarmente alla rivoluzione dell’architettura e dell’arte visiva nell’Italia del secondo dopoguerra, ma è nella sinergia delle due menti che si è formato un nuovo linguaggio, che integra le arti e guarda al futuro. Un linguaggio che sa ballare il tango.

 

Tutte le immagini sono gentilmente concesse dalla Galleria Mattia De Luca e dall’Archivio Osvaldo Borsani. Photo credit: Daniele Molajoli. 
Giulia Bacelle
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