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I bei gioielli sono una gioia, non un asset

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Leo Criaco
Leo Criaco

26 Giugno 2020
Tempo di lettura: 5 min
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Davvero i gioielli sono un asset? Dire il contrario sarebbe ingenuo. Ma attenzione alla scelta

La domanda che in 14 anni di carriera mi hanno fatto più volte?

‘’ Qual è la pietra più rara?’’, ‘’ Come si diventa specialista ?’’, ‘’ Il gioiello più bello mai visto?’’ – purtroppo nessuna di queste. La domanda più frequente è: ‘’ Il  gioiello che ho appena comprato è un investimento’’?

Ricordo quando iniziai a Londra, nel 2006, da Bentley&Skinner, gioiellieri da quasi 100 anni. Il mio capo e mentore Mark Evans si lamentava tantissimo di questa domanda. Odiava che i tempi, le mode, le crisi, il mondo della finanza, avessero tolto del romanticismo all’acquisto del gioiello, soprattutto fra i giovani.

In tanti, nell’acquisto, approcciavano il gioiello con vera passione. Eppure non riuscivano a evitare la fatidica domanda. La risposta di Mark Evans era che se il gioiello si chiamava ‘’gioia’’ e non ‘’asset’’ c’era un motivo.

La responsabilità fu anche dell’industria, quando iniziò a vendere i diamanti per puro investimento, inculcando il concetto nel pubblico.

Vendere o acquistare gioielli e pietre come se fossero un mero asset non è errsto in sé. Tuttavia, gli estimatori pensano che l’aspetto dell’investimento non dovrebbe condizionarne l’acquisto.

Il primo consiglio che do a chi vuole comprare un gioiello è quello di amarlo. Deve essere una passione. Stabilito questo, penso sia arrivato il momento di rispondere alla domanda, dopo tutti questi anni.

I gioielli sono asset?

La risposta è si. Con un caveat: in quanto tale, il gioiello può essere sia un ottimo che un pessimo investimento.

Anche per i gioielli vale la legge di mercato: la domanda deve incrociare l’offerta, e viceversa.

Prendiamo la pietra da investimento per antonomasia. Il diamante. La stessa pietra a seconda del colore può essere un investimento ottimo o pessimo. Il diamante bianco è stato «vittima» di una delle più grandi campagne di marketing mai concepita. « Un diamante è per sempre », diceva De Beers. Ed effettivamente dagli anni 30 ad oggi il valore del diamante è salito vertiginosamente rispetto al passato. Ma da 5-6 anni a questa parte il prezzo sta calando. Né si prevodono inversioni di tendenza nel prossimo il futuro.

Come mai?

La fittizia rarità del diamante

Innanzitutto, il diamante non è raro. Non lo è mai stato. Per decenni De Beers ne ha avuto il monopolio, con il controllo di quasi l’80% della produzione. La situazione è cambiata con la scoperta di nuove miniere russe e australiane.

Il risultato è che oggi il colosso sudafricano DeBeers controlla circa il 40% del mercato dei diamanti. Non controllando più l’offerta, il diamante ha letteralmente invaso il mercato, con il suo conseguente calo di valore. La fine del monopolio di De Beers non è però la sola ragione della diminuzione del valore dei diamanti. Anche la rete ci ha messo del suo.

Mi spiego. Fino a 15-20 anni fa se volevi comprare un diamante dovevi affidarti per forza di cose al gioielliere di fiducia. Oggi, basta un clic. Il diamante bianco è l’unica pietra con « curriculum ». Il certificato dice tutto quello che occorre sapere. Oltre alle note 4d, oggi il valore di un bianco può variare di percentuali importanti anche a causa di caratteristiche invidsibili all’occhio nudo, come la fluorescenza. Quest’ultima è una caratteristica naturale del diamante, invisibile ad occhio nudo, la quale però se presente influisce in negativo sul valore della pietra.

Certificato alla mano, l’accesso al diamante è estremamente facile oggigiorno: molti intermediari non servono più.

Infine, c’è stata la crisi del 2008, in seguito alla quale la classe media ha smesso di comprare diamanti.

Non tutti i diamanti hanno però subito lo stesso destino. Si tratta dei diamanti colorati. Come i lettori di We Wealth già sanno, un diamante può trovarsi in quasi tutti i colori esistenti in natura. Dal rarissimo rosso al più « comune » giallo. Ma quelli che hanno colpito al cuore il pubblico degli appassionati sono stati indubbiamente i rosa e i blu. C’è un modo di dire: « in asta c’è un diamante blu ogni 100 Picasso ».

Prendiamo il mio preferito, il rosa. Come si può vedere dalla grafica, il prezzo al carato dei diamanti rosa venduti in asta è cresciuto in maniera esponenziale. Dal 2007 al 2012 è raddoppiato. Ancora una volta, vince la legge del mercato: la rarità di una merce e il desiderio che se ne ha fanno il prezzo. Anche per gli appassionati.

Un vero asset fra i gioielli, il Winston Pink Legacy

Appartiene al 2018 il record al carato per un diamante rosa. Un sensazionale 2,175,519$ al carato per quello che personalmente reputo il più bel diamante rosa mai visto. Il Winston Pink Legacy. Di 18,96 carati, questo diamante rosa è arrivato a superare i 50 milioni di dollari ed è entrato a far parte della speciale collezione del famoso gioielliere Harry Winston. I gioiellieri 99 su 100 comprano pietre per rivenderle, ma in questo caso l’importante colosso americano ha riconosciuto il valore della pietra anche come investimento, al punto da inserirla nella sua collezione personale. Un diamante così si trova ogni 50 anni e se e quando tornerà sul mercato sicuramente infrangerà un altro record.

Courtesy Christie's, come l'immagine di apertura
Leo Criaco
Leo Criaco
Trasferitosi a Londra nel 2006, Leo Criaco capita nel mondo dei gioielli quasi per caso, iniziando come garzone da Bentley&Skinner, gioiellieri storici di Mayfair, by Royal Appointment. L'inizio part-time diventa subito full-time: la gioielleria stava costruendo il famoso teschio di diamanti di Damien Hirst – “For the love of God” e aveva bisogno di extra security. Alla fine del progetto, il direttore gli propone di prendere il posto del suo apprendista. Inizia così la sua avventura nel mondo dei gioielli. Avventura per la seconda volta "benedetta" da Hirst: è proprio Leo infatti a selezionare i diamanti rosa per il secondo teschio, for Heaven’s sake: un anno e mezzo di lavoro. Dopo sette anni, per migliorare le conoscenze del mercato, Leo Criaco inizia a lavorare con un commerciante indipendente, grazie al quale entra in stretto contatto col mondo delle aste. Approda quindi da Christie’s Ginevra nel settembre del 2015, dove tuttora ricopre il ruolo di specialista, con un occhio di riguardo per il mercato italiano.
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