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Ferretti, gli yacht di lusso rinunciano allo sbarco in Borsa

Ferretti, gli yacht di lusso rinunciano allo sbarco in Borsa

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Francesca Conti
Francesca Conti

18 Ottobre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il gruppo Ferretti avrebbe dovuto quotarsi lo scorso 16 ottobre. L’Ipo era stata rimandata al 21, e il prezzo di collocamento abbassato da 3,7 euro a 2,25

  • La decisione di non procedere alla quotazione è stata presa “nonostante l’apprezzamento manifestato dagli investitori, in particolare italiani e asiatici”

  • Secondo indiscrezioni la società degli yacht potrebbe procedere con un collocamento privato in primavera

Ferretti rinuncia all’Ipo. Non sono bastati la riduzione della forchetta di prezzo e il prolungamento del periodo di sottoscrizione: il socio cinese di riferimento è convinto che il prezzo di collocamento non desse giusto rilievo al valore del gruppo

La Ferrari degli yacht alla fine rinuncia all’approdo in Borsa. Non sono bastati il prolungamento del periodo di sottoscrizione e la significativa riduzione della forchetta di prezzo (da 2,5-3,7 euro a 2-2,25) alla produttrice di imbarcazioni di lussoFerretti per proseguire il suo percorso verso Piazza Affari.

Tra le cause della decisione ha inciso soprattutto la convinzione del socio di riferimento (con il controllo dell’86% del capitale) che il prezzo di collocamento suggerito dalle banche non riflettesse il vero valore del gruppo. Gli obiettivi di investimento annunciati insieme al progetto di quotazione restano validi. Ma il gruppo ora dirotta i suoi piani verso nuove strade, come un private placement in primavera.

Dopo giorni di riflessioni con il management e trattative, il gruppo nautico ha comunicato di aver preso la decisione di interrompere l’offerta relativa al collocamento privato delle azioni ordinarie della società, riservato esclusivamente a investitori qualificati in Italia e investitori istituzionali esteri e finalizzato alle negoziazioni delle azioni sul mercato telematico azionario (Mta) organizzato e gestito da Borsa Italiana.

Questo, “nonostante l’apprezzamento manifestato dagli investitori, in particolare italiani e asiatici che hanno sostenuto e creduto nell’azienda”, ma piuttosto perché “il deterioramento delle condizioni dei mercati finanziari non consente di valorizzare correttamente la società”.

La “cosa più bella dell’Ipo che abbiamo fatto è stato il sostegno degli investitori italiani”, ha commentato l’amministratore delegato Alberto Galassi. “Ci hanno dato in particolare il loro sostegno Generali,Mediolanum,FideurameKairos. In particolare Mediolanum e Generali rientrano tra i primi 6 investitori che hanno aderito all’Ipo”, ha aggiunto.

“Ferretti Group – prosegue la nota del gruppo – continuerà a perseguire i propri obiettivi di sviluppo e di crescita considerate le ottime condizioni patrimoniali, di liquidità e di successo commerciale che sono tali da consentire all’azienda l’esecuzione del proprio piano industriale già totalmente finanziato dagli azionisti e dal sistema creditizio verso il quale l’azienda vanta una posizione di debito nullo”.

Nata a Bologna nel 1968 per mano dei fratelli Alessandro e Norberto Ferretti, la società è oggi di proprietà cinese. Il gruppo Weichai controlla infatti l’86% del capitale, con il figlio di Enzo Ferrari, Pietro Ferrari, entrato nel capitale nel 2016 al 13,2%. Il gruppo – secondo quanto riferito da Reuters – starebbe trattando “per un private placement” che potrebbe realizzarsi in primavera. La società sarebbe in particolare negoziando con un investitore europeo pronto a entrare nel capitale già nel 2020 con una quota del 30%.

Francesca Conti
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