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Essilorluxottica unica italiana nella top ten del lusso

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

26 Novembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • L’Italia si conferma leader nel settore, con 22 aziende nelle 100 che costituiscono la graduatoria. Di queste, circa due terzi operano nel comparto dell’abbigliamento e calzature

  • Stando alla classifica di Deloitte, è nel 2019 che per la prima volta le vendite aggregate delle aziende della top 10 sono arrivate al 51,2% del totale. C’è di più. I profitti netti di nove aziende su dieci della top ten rappresentano il 71,7% dei totali delle top 100

  • Dopo EssilorLuxottica, il gruppo Prada e Giorgio Armani sono i principali player italiani in classifica. Da sole quasi la metà delle vendite di beni di lusso italiani dell’anno

  • Per quanto riguarda la performance, Moncler è il brand migliore nel corso degli anni: il più veloce a crescere, quello con il terzo net profit margin più alto della top 100

Il gruppo guidato da Leonardo Del Vecchio, Essilorluxottica, si conferma l’unico italiano nella top ten mondiale del lusso. Prada e Armani al 19° e 26° posto. Il mondo dell’alta gamma si conferma dominato dai colossi: l’Italia è presente con molte aziende ma totalizza profitti relativi esigui

Essilorluxottica resiste fra le regine del lusso

Nella top ten mondiale del lusso c’è un unico tocco tricolore: è EssilorLuxottica SA, al settimo posto. Il gruppo di Leonardo Del Vecchio tiene alta la bandiera italiana in una lista che è solo dei grandi gruppi globali europei e americani. Per il terzo anno consecutivo infatti, Lvmh Moët Hennessy Louis Vuitton SE, Kering SA (Gucci, Saint Laurent…), The Estée Lauder Companies Inc. e Compagnie Financière Richemont SA (Cartier, Montblanc…) occupano i primi quattro posti. Sale di una posizione il gruppo L’Oréal Luxe, mentre Chanel scende al quinto posto in classifica. The Swatch Group perde due posizioni, scendendo al decimo posto. I dati sono di Deloitte Global Powers of Luxury Goods 2020.

Le 100 più grandi aziende di beni di lusso al mondo hanno generato vendite per 281 miliardi di dollari nell’anno fiscale 2019, con una crescita di 15 miliardi di dollari rispetto all’anno passato.

A tassi di cambio costanti, il tasso di crescita per i primi 100 attori è stato del 8,5%, con una lieve flessione di 1,1 punti percentuali rispetto al 9,6% del 2018. Stando alla classifica di Deloitte, è nel 2019 che per la prima volta le vendite aggregate delle aziende della top 10 sono pari al 51,2% del totale. C’è di più. I profitti netti di nove aziende su dieci della top ten rappresentano il 71,7% dei totali delle top 100.

Il made in Italy torna a crescere (prima del covid)

L’Italia si conferma leader nel settore, con 22 aziende nelle 100 che costituiscono la graduatoria. Di queste, circa due terzi operano nel comparto dell’abbigliamento e calzature. Il 23% invece appartiene alla categoria borse e accessori. La crescita delle vendite di beni di lusso delle nostre aziende è stata del 4,7% sul 2018.

Dopo EssilorLuxottica, il gruppo Prada e Giorgio Armani sono i principali player italiani in classifica. Da sole quasi la metà delle vendite di beni di lusso italiani dell’anno. Per quanto riguarda la performance, Moncler è il brand migliore nel corso degli anni: il più veloce a crescere, quello con il terzo net profit margin più alto della top 100, al 22,0%, dopo Vivara (azienda brasiliana) ed Hermès. Ermenegildo Zegna ed Euroitalia hanno registrato una crescita delle vendite a doppia cifra. Il 2019 è stato anche l’anno in cui sei dei grandi marchi del lusso italiano sono tornati a registrare una crescita positiva: Giorgio Armani, OTB, Dolce & Gabbana, Ferragamo, Ermenegildo Zegna e Twinset.

Anche nel settore fashion & luxury occorre il consolidamento

Tuttavia, pur essendo le più numerose, le aziende italiane della top 100 realizzano solo il 12,4% dei ricavi totali globali, in quarta posizione dopo Francia (28,3%), Usa (18,3%) e Svizzera (13,2%).

La Francia, con sole nove aziende in classifica, è il paese che ha ottenuto la crescita più forte nelle vendite di prodotti di lusso, pari a 15,7%. Una cifra che è quasi il doppio della crescita dell’intera top 100. In Francia, risiedono Lvmh, Kering e L’Oréal Luxe – tutte nella top 5. Quanto alla profittabilità, vince la Svizzera con il 16,2%. C’è poi la Francia, con il 15%. L’Italia è ultima con il 5,6%. Sempre ricordando che si parla del 2019, si attesta tutti i settori del lusso sono cresciuti, con una minor polarizzazione fra categorie. Anzi, si può parlare di vera e propria convergenza. Nell’anno pre-covid, il tasso di crescita è stato inferiore tra i settori che sono cresciuti di più 2018 e, viceversa, è stato maggiore fra quelli con tassi di crescita più bassi nel 2018. Il settore che mette a segno la crescita più alta è quello della cosmetica (8,5%). Seguono gioielleria e orologi (6,1%), abbigliamento e calzature (5,8%) e il settore borse e degli accessori (4%).

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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