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Diamanti, i segreti di un asset tutto da scoprire

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Cristina Grossi
Cristina Grossi

28 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 5 min
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Dopo la nota maxi truffa, ha ancora senso pensare ai diamanti come asset? Si, a patto di diventare esperti. Ecco il primo, fondamentale passo

Negli ultimi anni si è molto parlato del valore dei diamanti, anche in ragione della maxi truffa che ha visto coinvolte le principali banche italiane in qualità di intermediari nel collocamento dei diamanti a prezzi esorbitanti. In tale contesto, è importante stabilire (a) come si determina il valore dei diamanti e (b) se i diamanti possano essere considerati un asset.

Un asset brillante: come valutare i diamanti

I diamanti si valutano in base a 4 parametri principali (oltre a numerosi altri secondari): Colore, Purezza, Taglio e Caratura (“Color, Clarity, Carats, Cut”, le cd. “4C”).

Colore

Il colore viene determinato su una scala che parte dalla lettera “D” e termina con la lettera “Z”, dove il colore D rappresenta l’”Exceptional white (totalmente privo di sfumature giallastre) e le lettere successive, fino alla Z, si riferiscono ad un livello di sfumatura e di saturazione nel giallo sempre maggiore (dovuta alla presenza di atomi di azoto nel reticolo cristallino). Oltre la lettera Z, il livello di saturazione nel giallo diviene sufficientemente intenso per mutare la classificazione del colore in fancy, il prezioso diamante giallo vero e proprio (che, poi, viene a sua volta valutato in base all’intensità della saturazione gialla).

Purezza

La purezza, intesa come assenza di inclusioni interne, viene classificata in una scala che parte dall’acronimo IF (“internally flawless”) per spostarsi fino all’acronimo “I” (“Imperfect”), nella scala americana, o “P” (“Piquet”), nella scala europea. A tali gradi di purezza vengono, inoltre, attribuiti degli ulteriori sottogradi progressivi (1, 2 e, in alcuni casi, 3) in relazione al numero ed alla posizione delle inclusioni. Le inclusioni principali sono di origine cristallina. Si tratta di altri minerali rimasti inglobati nella struttura cristallina del diamante durante la sua formazione. Possono assumere vari aspetti per forma, dimensione e colore e, conseguentemente, incidere in vario modo (o in nessun modo) sulla brillantezza del diamante.

Caratura

La caratura costituisce l’unità di misura per il peso del diamante (e delle altre pietre preziose). Un carato corrisponde a 1/5 di grammo (1 ct = 0,2 gr).

Taglio

Il taglio si riferisce prevalentemente al rispetto delle proporzioni tra la tavola, la corona, la cintura e il padiglione del diamante. Il rispetto delle proporzioni di taglio del diamante, già stabilite nel 1919 da Marcel Tolkowsky nel suo libro “Diamond Design, è finalizzato ad esaltarne la brillantezza (riflessi di luce bianca) e la dispersione (riflessi di lampi di luce monocromatica).

Diamanti (non colorati) come asset: l’importanza del listino Rapaport

Partendo dai parametri sopra esposti, gli operatori del settore, per la determinazione del valore del diamante utilizzano, sin dal 1978, il Listino Rapaport, ideato da Martin Rapaport e pubblicato settimanalmente dalla Rapaport Group. I valori espressi in tale Listino forniscono un benchmark indipendente sui prezzi dei diamanti negoziati in tutto il mondo ed è utilizzato al fine di standardizzare, comparare e negoziare tali prezzi.

I valori espressi nel Rapaport sono suddivisi in tabelle corrispondenti ad intervalli di caratura (ad es., “da 2 carati a 2,99 carati”), in ordine crescente. Ciascuna tabella (o intervallo di caratura) riporta, sull’asse orizzontale, i diversi gradi di purezza e, sull’asse verticale, la scala di colore (limitato all’intervallo tra le lettere D e M).

Incrociando, nell’ambito dell’intervallo di caratura considerato, il colore e la purezza attribuiti a ciascun diamante dal relativo certificato, si ottiene un valore. Tale valore è espresso in dollari americani senza decimali (quindi bisogna moltiplicarlo per 100) e deve intendersi come prezzo a carato (quindi deve essere moltiplicato per la caratura di interesse).

È importante sottolineare che tutti i valori riportati sul Rapaport si basano sull’esistenza, nel diamante considerato, di alcuni presupposti (cd. “specifications”). Ossia, a titolo esemplificativo: certificazione emessa dal GIA (“Gemological Institute of America”); taglio, simmetria e politura eccellenti; fluorescenza da nulla a debole, ecc. Occorre, infine, aggiungere che il Rapaport riguarda solo i diamanti incolore di taglio rotondo, non i diamanti colorati (cd. fancy) né le forme fantasia.

Un punto di riferimento per gli operatori

Da quanto sopra esposto, si comprende facilmente come l’utilizzo del Rapaport possa essere un utile punto di riferimento per gli operatori del settore ma molto complesso da utilizzare per i non esperti. Ogni diamante è diverso dall’altro e per valutarne a pieno il suo valore bisogna tenere conto. (a) Di molti più parametri rispetto alle note 4C e (b) avere una conoscenza specifica (per non dire scientifica) dei parametri di riferimento.

Bisognerebbe, ad esempio, sapere che, a parità di grado di purezza, alcuni tipi di inclusioni possono compromettere la brillantezza in modo maggiore rispetto ad altre o che, tra le inclusioni, rientrano anche le fratture, le quali incrementano la fragilità del diamante; bisognerebbe sapere cosa è la fluorescenza e in che modo incide, quando presente, sulla percezione visiva del colore.

L’utilizzo dei diamanti come forma di investimento

Fatte queste precisazioni, si può fare qualche cenno in merito all’utilizzo dei diamanti come forma di investimento, dando per scontato un presupposto che scontato non è, ossia che gli stessi vengano acquistati al valore corretto. La questione è piuttosto complessa in quanto la crescita dei valori non è stata sempre costante e non sempre si può parlare di crescita (come, ad esempio, per i diamanti di piccola caratura i cui prezzi hanno dimostrato una tendenza a diminuire).

A tale riguardo, bisogna considerare che, da quando DeBeers ha perso il regime di monopolio mediante il quale riusciva a regolare l’equilibrio tra domanda e offerta, si è determinata una minore stabilità dei prezzi e, in alcuni casi, un calo.

Andamento del valore

Infatti, nell’intervallo di tempo 2013-2018, si sono registrate le seguenti variazioni di prezzi: -15% per diamanti da 0,50 carati; -13% per diamanti da 1 carato; -14% per diamanti da 3 carati; e -8% per diamanti da 5 carati (fonte: Diamond Price Statistic Annual Report 2018). Nell’intervallo di tempo 1998 – 2018, si sono registrate le seguenti variazioni: -10% per diamanti di 0,50 carati; +37% per diamanti da 1 carato; +106% per diamanti da 3 carati; e +142% per diamanti da 5 carati (fonte: Diamond0 Price Statistic Annual Report 2018).

L’investimento in diamanti, se di investimento si puo parlare, è dunque un investimento di lungo periodo e di importo significativo (diamanti da 3 carati e oltre). Resta, inoltre, aperto il tema della liquidabilità dell’investimento: allo stato attuale, non esiste, per i privati, un mercato secondario ufficiale in cui liquidare i diamanti.

Le uniche opzioni sono: (a) i rivenditori, che, però, non sono disposti a pagare il prezzo di Listino (in quanto il loro margine di rivendita si ridurrebbe drasticamente o si annullerebbe del tutto) oppure (b) le case d’asta. Queste ultime possono essere considerate un’opzione valida solo con riferimento a diamanti “rari” ossia diamanti importanti per caratura, colore e purezza ovvero diamanti fancy (giallo, rosa, rosso, blu e verde).

Per passione

E allora: compriamo i diamanti perché ci piacciono. Compriamoli per il loro significato emozionale perché, tra tutte le gemme del mondo, sono quelle con la migliore combinazione di lucentezza, brillantezza e dispersione della luce, con il conforto che, rispetto a tanti altri beni, mantengono comunque inalterato il loro valore intrinseco, sia economico che simbolico…

Cristina Grossi
Cristina Grossi
Cristina Grossi, è una gemmologa e un’imprenditrice, titolare dell’omonimo marchio di gioielleria. Dopo 15 anni di attività come Avvocato, sospende la professione e frequenta i corsi di gemmologia presso l’Istituto Gemmologico Italiano dove consegue il relativo diploma e, successivamente, il diploma FEEG (Federation for European Education in Gemmology), unico Diploma Gemmologico riconosciuto in tutto il mondo. Oggi produce una linea di gioielli caratterizzata dalla varietà ed altissima qualità delle gemme utilizzate e dalla manifattura esclusivamente italiana.
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