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Diamanti da investimento, ancora un sì al risarcimento

Diamanti da investimento, ancora un sì al risarcimento

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Alessandro Montinari
Alessandro Montinari

17 Febbraio 2021
Tempo di lettura: 3 min
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Il Tribunale di Venezia accoglie la richiesta di una risparmiatrice e condanna la banca al risarcimento del danno per il minor valore effettivo dei diamanti da investimento

Il Tribunale di Venezia con l’ordinanza dell’8 febbraio 2021 ha accolto il ricorso di una risparmiatrice contro Banco Bpm per il risarcimento del danno conseguente all’acquisto di diamanti di investimento. Nel caso specifico la banca è stata riconosciuta responsabile di non aver adempiuto correttamente ai doveri informativi nella vendita dei diamanti e conseguentemente è stata condannata al risarcimento di 34.001,45 euro.

Si legge nel testo dell’ordinanza del Tribunale di Venezia che la risparmiatrice nel corso dell’anno 2011, su sollecitazione e consiglio di un funzionario del suo istituto di credito, aveva acquistato 4 diamanti della società Intermarket Diamond Business (Idb) per una somma di 40.046,96 euro. Tra la banca e la società di diamanti era in corso una apposita “convenzione di segnalazione” a fronte della quale veniva riconosciuta alla banca una provvigione in misura del 18% sul prezzo di acquisto sostenuto dalla cliente.

Successivamente nel febbraio del 2019 la risparmiatrice apprendeva dalla stampa che, a seguito di indagini condotte dalla Procura di Milano, era emerso che il valore effettivo dei diamanti che aveva acquistato non corrispondeva alla somma effettivamente pagata ma era di molto inferiore. Addirittura tra il 70% e l’80% in meno della somma pagata per l’acquisto.

Le tre pietre venivano fatte stimare da un gemmologo nel febbraio del 2020 il quale attestava che il valore intrinseco delle stesse, considerata l’assenza di mercato per la qualità di tali pietre, ammontava ad appena 6.045,50 euro rispetto al valore pagato di 40.046,96 euro. Da qui l’avvio del procedimento legale contro la banca per la violazione degli obblighi informativi. Secondo il Tribunale di Venezia dunque la banca, in ottemperanza al dovere di solidarietà sociale (artt. 1173 c.c. e 2 Cost.), avrebbe dovuto fornire una corretta informazione sulla convenienza dell’investimento atteso che i dati diffusi dalla società venditrice non erano effettive quotazioni di mercato ma semplici prezzi di listino aumentati dell’Iva e dei costi accessori.

Valori ben superiori ai parametri internazionali di riferimento (Rapaport e Idex). A rafforzare la responsabilità di Banco Bpm vi è stata la circostanza che la banca percepiva una corposa provvigione dai contratti di compravendita di diamanti, conclusi per l’attività di segnalazione derivante dalla convenzione stipulata. Secondo i giudici è stato evidente che l’entità di quella commissione non poteva giustificarsi se non implicando un’attività propositiva dell’acquisto dei diamanti da parte dell’istituto di credito. Ne è seguita la condanna della banca al risarcimento del danno a favore della risparmiatrice. Il danno è stato determinato in via equitativa ricorrendo alla differenza tra il prezzo pagato e il valore effettivo delle pietre risultante dalla perizia prodotta dalla risparmiatrice e non contestata nel valore dalla banca.

I giudici hanno spiegato nelle motivazioni della sentenza che l’acquisto di diamanti è una forma di impiego del risparmio che non configura un investimento finanziario, in senso tecnico-giuridico. Conseguentemente la banca risponde dei danni cagionati al cliente per inadempimento di un’obbligazione (art. 1218 c.c.). Ciò sulla base del fatto che esiste una asimmetria informativa tra la banca e i clienti e questa deve essere colmata con l’osservanza da parte dell’istituto bancario, dei doveri di trasparenza, chiarezza, lealtà e correttezza, specialmente ove vi sia un consolidato rapporto di fiducia.

Nel caso di specie i clienti si sono fidati delle informazioni rese loro dalla banca circa l’affidabilità dell’operazione di acquisto dei diamanti e sono stati influenzati dai suoi suggerimenti. Il funzionario della banca al fine di diversificare gli investimenti di famiglia, aveva infatti proposto alla risparmiatrice di investire nel mercato dei diamanti in quanto lo stesso, a suo dire, sarebbe stato più sicuro di altri investimenti ma, soprattutto, molto remunerativo nel tempo ed esentasse come dimostrato dal materiale illustrativo esibito durante il colloquio. Quindi la risparmiatrice ha acquistato i diamanti solo dopo essere stata confortata dalla banca sul valore delle pietre e sulla sicurezza dell’investimento salvo successivamente scoprire l’effettivo minor valore delle pietre.

La pronuncia si allinea a altre decisioni favorevoli ai risparmiatori quali l’ordinanza 23 maggio 2019 del Tribunale di Verona, l’ordinanza 19 novembre 2019 del Tribunale di Modena. Contraria l’ordinanza del 14 ottobre 2020 del Tribunale di Milano. Nel frattempo la società venditrice dei diamanti è fallita il 15 gennaio 2019 ma le domande di risarcimento vengono portate avanti nei confronti degli istituti di credito coinvolti. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato già con la decisione del 30.10.2017 aveva sanzionato Bpm e la società Idb per violazione della disciplina consumeristica sulle pratiche commerciali scorrette. Decisione poi confermata anche dal Tar del Lazio (sentenze del 14 novembre 2018 n. 10967/2018 e n. 10968/2018). A cadere nella trappola dei diamanti da investimento anche Vasco Rossi e altri noti personaggi dello spettacolo.

alessandro@we-wealth.com  

Alessandro Montinari
Alessandro Montinari
Specializzato in diritto tributario presso la Business School de Il Sole 24 ore e poi in diritto e fiscalità dell’arte, dal 2004 è iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano ed è abilitato alla difesa in Corte di Cassazione. La sua attività si incentra prevalentemente sulla consulenza giuridica e fiscale applicata all’impiego del capitale, agli investimenti e al business. Collabora da più di un decennio con uno studio boutique del centro di Milano.
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