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Se il pil “oscura” google maps

Se il pil “oscura” google maps

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Contributor
Contributor, Fabrizio Galimberti

14 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 2 min
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L’indicatore che esprime la ricchezza prodotta a livello globale omette il valore di servizi gratuiti, dalle carte geografiche del colosso Usa alla posta elettronica, fino alle app. Serve una misura “espansa”

“Come potrei andare in giro senza Google Maps?”, esclamava un amico al termine di un tragitto. Gli si potrebbe rispondere che anche prima che Google Maps esistesse l’umanità aveva inventato vari modi per andare dal punto A al punto B senza troppe complicazioni. Ma è indubbio che Google Maps è molto utile. Se la destinazione è sconosciuta, senza quell’app dovremmo compulsare mappe e carte e ci vorrebbe molto più tempo.

Ora, la cosa interessante è questa: Google Maps ci rende un grosso servizio, e non paghiamo niente. E non è il solo caso. Anche per la posta elettronica non paghiamo niente, così come non paghiamo per avere una presenza su Facebook o per mille altre applicazioni scaricabili gratuitamen- te. Gli economisti dicono – è quasi un mantra – che non esistono ‘pasti gratis’. Il che non è strettamente vero. Ogni volta che noi compriamo qualcosa – da un caffè a un’autovettura – lo facciamo perché l’utilità di quel che compriamo è superiore alla ‘disutilità’ che soffriamo privandoci dei soldi necessari alla compera. Questo ‘surplus’ di utilità è, in un certo senso, un pasto gratis.
Ma nel caso di Google Maps o dell’email quello che riceviamo è davvero gratis. E l’altra cosa interessante è che non lo troviamo nel Pil. Certo, Google ha speso per creare Google Maps e spende per aggiornarlo e mantenerlo. E troviamo queste spese nella faccia del Pil che si chiama ‘produzione’.

Il Pil ha tre facce, produzione, domanda e reddito, e, concettual- mente, tutte e tre le facce devono portare allo stesso ammontare. Allora, guardando al Pil dal lato della domanda, dove ritrovia- mo il servizio reso ai consumatori da Google Maps? Non c’è un prezzo di mercato, e allora, come si fa per i servizi pubblici, che non hanno prezzo di mercato, i contabili nazionali quantificano questo servizio al costo. Ma è ragionevole pensare che il costo di produzione di Google Maps offre un servizio che per i consumatori è immensamente più prezioso rispetto, appunto, al costo. Ricor- diamo che i servizi resi da software sono riproducibili all’infinito.

Un’app ha un costo iniziale e poi se ne possono fare milioni di esemplari senza aggiungere niente al costo.
Un interessante Working paper del National bureau of economic research (Expanded Gdp for welfare measurement in the 21st century, di Charles R. Hulten e Leonard I. Nakamura) si è chinato su questi aspetti e ha creato un concetto di “Pil espanso” per incorporare una valutazione dei tanti ‘pasti gratis’ offerti dall’e- conomia digitale. Naturalmente, il problema sta nella quantifi- cazione di questo nuovo aspetto della ‘rendita del consumatore’. Come si fa a dare un prezzo all’email o a Google Maps?

Non si può chiedere alla gente: se l’email non fosse gratis quanto paghereste per averla? O meglio si può, ma le risposte dipendono dalla situazione economica di ognuno. Un miliardario risponderà con un prezzo alto e uno che non ce la fa ad arrivare alla fine del mese dirà che non può spendere un euro o un dollaro. C’è tuttavia un metodo ingegnoso per avere risposte significative. La domanda da fare è questa: se voi doveste rinunciare per un anno all’email, quanti soldi chiedereste per compensare il vostro sacrificio? Molti studi, con inchieste sul campo, sono stati fatti per rispondere a questa domanda. Questi studi hanno cercato, con vari metodi di quantificare, mettiamo, il valore dei motori di ricerca. Per esempio, in uno studio recente (The digital economy, Gdp and consumer welfare: theory and evidence,” Ottobre 2018, di Brynjolfsson, Erik, Avinash Collis, W. Erwin Diewert, Felix Eggers, and Kevin J. Fox) gli autori hanno stimato che il minimo compenso che un consumatore accetterebbe per rinunciare per un anno a usare i motori di ricerca sarebbe di cinquemila dollari. Il che già si traduce, per gli Stati Uniti, in mille miliardi, il 5% circa del Pil. Altre stime sono ancora più elevate: per esempio, per fare a meno dell’email, dice l’interrogato, voglio almeno 20mila dollari.

Insomma, c’è spazio per un ‘Pil espanso’ e per un benessere del consumatore più elevato di quanto credevamo.

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Contributor , Fabrizio Galimberti
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