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La scommessa (vinta) dei rendimenti sostenibili

La scommessa (vinta) dei rendimenti sostenibili

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Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani

24 Novembre 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • Gli investimenti sostenibili premiano le società e i Paesi più attenti all’ambiente, ai fattori sociale e alla governance. Vale la pena chiedersi se questo approccio sia premiante anche sul piano dei rendimenti.

  • Tra il settembre 2007 e il settembre 2020 l’Msci emerging markets Esg leaders ha generato una performance del 104,73%, a fronte del 27,95% consegnato dall’omologo indice tradizionale.

  • I fondi Esg hanno registrato mediamente performance superiore ai fondi tradizionali, su tutti gli orizzonti temporali. E negli ultimi dieci anni il 72% dei fondi sostenibili è sopravvissuto, contro il 45,9% dei fondi tradizionali.

Gli investitori si affollano sempre più sui temi a elevato impatto su ambiente e società. Ma è una strategia che paga sul fronte delle performance? A guardare l’andamento passato degli indici di sostenibilità a confronto con quelli generali si direbbe di sì. E nel futuro, l’asset class è destinata a crescere ancora, spinta dall’onda green partita dal Vecchio continente

Sempre più investitori attuano strategie improntate alla sostenibilità, chi per etica, chi per moda. Ma al netto delle diverse motivazioni, a ogni investitore è comune una semplice e fondamentale domanda: conviene investire esg sul piano dei rendimenti? Per poter giungere a una risposta è bene guardare in due direzioni: passato e futuro.

Nonostante infatti questa tipologia d’investimento sia relativamente recente, è possibile rintracciare una storicità dei rendimenti ottenuti dagli investitori “sostenibili”. Il modo migliore per pervenire a un giudizio finale è seguire una logica comparativa, mettendo a confronto benchmark tradizionali e sostenibili, sia a livello globale che emergente. Il passo successivo è poi analizzare le performance ottenute dai fondi che seguono una filosofia d’investimento esg, per validare quanto emerso dalle analisi degli indici.

Gli indici sostenibili battono gli indici tradizionali

Dunque, sul primo punto, l’osservazione degli indici Msci lascia un quadro chiaro. A livello globale l’investimento sostenibile non sembra aver dato un vantaggio in termini di rendimento rispetto all’investimento tradizionale. Negli ultimi tredici anni chi avesse investito 100 euro nel Msci world Esg leaders e li avesse disinve- stiti nel settembre del 2020, avrebbe guadagnato 104,91 euro. Chi invece avesse tenuti investiti i 100 euro per tempo analogo nel Msci world avrebbe ottenuto 103,41. Non una grande differenza. Una significativa disparità di risultato emerge invece dall’analisi sui mercati emergenti. Tra il settembre 2007 e il settembre 2020 l’Msci emerging markets Esg leader ha generato il 104,73%, a fronte del 27,95% dell’omologo indice tradizionale. Come si spiega una differenza così ampia? Secondo Federica Casarsa, communication e policy officer del Forum per la finanza sostenibile, un fattore chiave risiede proprio nella maggiore esigenza di questi mercati di soluzioni Esg. “L’investimento sostenibile, integrando consi- derazioni di tipo ambientale, sociale e di governance, permette di intervenire su elementi critici che colpiscono con maggiore intensità proprio i Paesi emergenti” afferma Casarsa, che aggiunge: “in tal modo i fondi investono per prevenire questi rischi e facendo engagement incidono sullo sviluppo socio economico degli stessi Paesi. L’investimento sostenibile in quest’ottica diviene un driver per promuovere il cambiamento, che proprio perché funzionale è anche remunerativo”.

Non solo rendimenti: i fondi vincono anche per sopravvivenza

Passando al secondo stadio di analisi viene in soccorso il report How does European sustainable funds’ performance measure up? a cura Morningstar, che fa luce sulla performance ottenuta dai fondi d’investimento sostenibili rispetto a quelli tradizionali negli ultimi dieci anni, prendendo in esame più di 4900 fondi domiciliati in Europa. I risultati a cui il report giunge sono molto interessanti. Innanzitutto emerge come a livello aggregato in media i fondi sostenibili abbiano registrato una performance superiore ai fondi tradizionali, su tutti gli orizzonti temporali. Ma il dato ancora più sorprendente è forse un altro. Negli ultimi dieci anni il 72% dei fondi sostenibili è sopravvissuto contro il 45,9% dei fondi tradizionali. Quando si valuta un investimento non è infatti solo questione di performance. Per questo motivo Morningstar ha elaborato il tasso di successo, che riflette sia il rendimento sia la sopravvivenza nel tempo del fondo, mettendo a confronto i due diversi mondi su sette diverse categorie d’investimento. I dati più incoraggianti per i tifosi della sostenibilità arrivano dal comparto Global Large-Cap Blend Equity, dove in media sette fondi su dieci, qualunque sia l’orizzonte temporale, battono l’universo conven- zionale. Il rendimento medio annuo è del 25,7% a un anno, del 11,3% sui tre anni, del 7,3% sui cinque anni e infine del 6,9% se si considerano i dieci anni.

Passando dall’analisi del contesto globale a quello emergente si osserva, contrariamente a quanto visto per gli indici, una peggiore performance. Sull’orizzonte di un anno il tasso di successo è addirittura a favore dei fondi tradizionali. “Tale dato può essere spiegato alla luce della diversa composizione dei fondi sostenibili in un contesto dove le materie prime giocano un ruolo chiave. È chiaro che magari società petrolifere, non del tutto conformi ai dettami Esg, vengano sottopesate in un fondo sostenibile. Se poi nell’anno considerato (2019) il prezzo del petrolio sale molto, ecco spiegata la differenza” dice Sara Silano, responsabile editoriale di Morningstar Italia. Sempre nella composizione dei fondi si trova la ragione del minor successo dei sostenibili nel Global Large-Cap Growth Equity. Sui tre e cinque anni il tasso di successo è appena del 43,2% e del 37,5%. “Spesso le big tech sono poco presenti, o del tutto assenti, nei portafogli Esg per via del fatto che non hanno alti punteggi di sostenibilità” sottolinea Silano. Infine, guardando alle performance da inizio anno i fondi sostenibili si sono mostrati più resilienti alle pressioni al ribasso indotte dalla pandemia. A parte per una categoria, in tutte le altre i fondi sostenibili hanno reso meglio rispetto ai tradizionali nel primo trimestre 2020, con un extrarendimento medio compreso tra lo 0,09% e l’1,83%.

Rendimenti garantiti dalla transizione verde

Sfatato il mito che ci sia un trade-off tra investimenti sostenibili e opportunità di guadagno e appurato il contrario, l’ultima grande domanda può essere posta come: l’investimento Esg continuerà a rendere bene? Una convinta risposta affermativa arriva proprio dal futuro più prossimo. Infatti investire in modelli economici più sostenibili sia livello ambientale sia sociale è la direzione verso cui si stanno dirigendo quasi tutti i Paesi nel tentativo di stimolare la ripresa. Secondo Casarsa, “in generale sicuramente il rischio era che l’urgenza di centrare gli obiettivi di ripresa facesse passare in secondo piano gli obiettivi Esg degli Stati, delle imprese e delle istituzioni finanziarie. Questo non è avvenuto. In particolare in Europa la transizione verde è al centro del Next Generation Eu, piano della Commissione europea per la ripresa e resilienza dell’Europa”. E così, conclude l’esperta del Forum per la finanza sostenibile, “anche nell’ambito della finanza il futuro sembra essere soste- nibile. L’integrazione dei filtri Esg non solo non compromette i rendimenti ma aiuta a prevenire da una serie di rischi non catturati dalla tradizionale analisi economico-finanziaria”.

(articolo tratto dal numero di novembre del magazine We Wealth)

Lorenzo Magnani
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