PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Il crollo del Pil? Non dipende solo dal lockdown

Il crollo del Pil? Non dipende solo dal lockdown

Salva
Salva
Condividi
Laura Magna
Laura Magna

30 Novembre 2020
Tempo di lettura: 2 min
Tempo di lettura: 2 min
Salva
  • I due paesi che segneranno la peggior contrazione del prodotto interno lordo nel 2020, ovvero Russia (-26%) e Regno Unito (-19%), hanno trascorso in lockdown rispettivamente 43 e 60 giorni. Molto meno di Italia e Norvegia, per cui si stima un calo del 10% e dell’11% – tra i risultati migliori – con 70 e 95 giorni di chiusura all’attivo

  • La Svezia che nella prima ondata non ha bloccato le attività, subirà la medesima contrazione della Danimarca che si è mossa per prima e con maggior rigidità. Segno del fatto che sui valori economici incidono anche variabili diverse, tra cui anche la psicologia comportamentale

Il numero di giorni in cui le attività produttive sono state chiuse nei diversi paesi, non è proporzionale al danno sull’economia. Lo calcola un’analisi di Quickbooks

L’economia globale segnerà un crollo del 5% nel 2020 – molto simile a quello registrato nel 2009 senza considerare gli effetti potenziale del protrarsi della pandemia nel 2021. Nessuno ha avuto dubbio ad attribuire questa débâcle al blocco forzoso delle attività produttive. Ed esiste certamente un legame di causa ed effetto che non si può discutere.

Tuttavia, i lockdown non sono l’unica causa della caduta del Pil, che non è proporzionale alla durata e alla durezza delle misure di contenimento della pandemia. Lo ha calcolato la software house QuickBooks mettendo a confronto i giorni di lockdown di ciascun Paese nella prima ondata con il dato acquisito sul Pil del trimestre corrispondente.

Tra i 12 Paesi oggetto di analisi, i cinque che sperimenteranno la peggior contrazione del prodotto interno lordo sono Russia (-26%), Regno Unito (-19%), Sud Africa (-16%), Spagna (-14%) e Ungheria (-14%). Tra di essi, Russia e Sud Africa sono quelli che hanno trascorso meno giorni in lockdown, rispettivamente 43 e 60, rispetto a Regno Unito (99 giorni) e Spagna (98). Ancora, due dei cinque Paesi per cui il Pil è calato meno, hanno trascorso in lockdown più tempo che Russia e Regno Unito. Parliamo di Italia e Norvegia, che hanno segnato un calo del Pil del 10% e dell’11% con 70 e 95 giorni di lockdown. L’Australia, che ha bloccato le attività per 49 giorni, ha perso solo il 5% e la Svizzera l’8% con 42 giorni di stop; così come il Canada: -8% con 49 giorni di fermo.
“Il nostro mondo è cambiato radicalmente in una stagione – scrive Quickbooks – i lockdown hanno avuto un effetto negativo ma necessario sulle nostre economie. La crisi porta grande incertezza, i governi stanno fornendo sostegno ai lavoratori, alle imprese e ai mercati finanziari per guidarci verso una forte ripresa. Tuttavia, ci sono dubbi su come sarà il nostro panorama economico globale quando le cose torneranno alla normalità”.
Decidere il lockdown è stato critico per tutti i governi globali, perché sebbene salvi vite umane, la misura provoca, evidentemente, effetti devastanti sulle economie, abbattendo innanzitutto i consumi domestici. Ma in realtà la contrazione dei consumi non dipende strettamente dal blocco delle attività. Lo spiega bene Quickbooks riportando il caso scandinavo. La Svezia che non ha imposto lockdown ma ha scelto di fidarsi del senso di responsabilità dei cittadini, ha sperimentato un tasso di mortalità cinque volte superiore rispetto alla Danimarca che aveva introdotto uno dei primi e più severi blocchi. Ma l’impatto economico a oggi risulta simile. Perché “le persone cambiano il loro comportamento indipendentemente dal fatto che ci sia o meno un blocco. Evitano i mezzi pubblici, stanno lontani dai negozi e si rifiutano di mandare i loro figli a scuola” perché temono di ammalarsi a prescindere dai divieti.
“Nonostante il lockdown spagnolo sia durato 28 giorni in più rispetto a quello ungherese, per esempio, il pil di entrambi i Paesi calerà del 14%. Allo stesso modo, la Francia ha accumulato 55 giorni di blocco contro i 29 della Germania: eppure le stime sul Pil di Parigi e Berlino sono di un calo del 12% per entrambi”.
Ci sono evidentemente altri fattori che impattano sulla produttività, evidentemente. Una ricerca di McKinsey conferma che mentre l’incertezza monta, l’impatto del Covid si fa sentire in modo diverso in diversi paesi. C’è una differenza significativa nel modo in cui i consumatori stanno rispondendo alla crisi e si adattano alla prossima normalità e, a loro volta, hanno un impatto diverso sull’economia.
E poi ovviamente c’è tutto il pregresso e vale la pena ricordare che la crisi pandemica arriva come una batosta su un panorama economico già di rallentamento, soprattutto, per quanto riguarda la produzione industriale che in Europa si era chiusa in forte calo quando del virus non si parlava ancora.

Laura Magna
Laura Magna
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU: