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Venture capital e performance: il processo di selezione

Venture capital e performance: il processo di selezione

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Thomas Schneider
Thomas Schneider

16 Agosto 2019
Tempo di lettura: 3 min
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Nel venture capital, la dispersione della performance tra i migliori fondi e la media è molto alta. La selezione dei gestori è dunque la chiave per potere portare a casa le forti performance associate a questo tipo di investimento più rischioso

Quando si investe in venture capital, si deve sempre ricordare la natura degli investimenti sottostanti. Il capitale di rischio investe in startup che sono in tutti i sensi esperimenti che provano qualche cosa di nuovo. Spesso sono nuovi modelli di business, nuove tecnologie, nuovi tipi di servizio e questo su settori e mercati già bene coperti dai business storici. Per questa ragione, questi esperimenti hanno un potenziale di generare forte valore per l’investitore, ma presentano anche un forte potenziale di fallimento.

Il mestiere di “venture capitalist” è di costruire un portafoglio di “esperimenti”, mettendo a disposizione di queste startup del capitale, ma soprattutto assistenza nell’elaborazione del prodotto o servizio, nella creazione dei team etc. Essi affiancano le startup e mettono a loro disposizione l’esperienza accumulata negli anni e il loro network (di clienti, profili lavorativi, sviluppo prodotti…), permettendo loro di crescere più in fretta con un business model più solido. Devono anche capire quali sono, all’interno del portafoglio, le startup più promettenti su cui concentrare gli sforzi per aiutarle a crescere, liberandosi invece di quelle che non lo sono.

Nella maggior parte dei casi, i fondi di venture capital che hanno le migliori performance tendono a essere quelli più rischiosi, ossia quelli che hanno sostenuto progetti con grandi ambizioni e che hanno avuto successo con almeno un progetto. Negli Stati Uniti si parla di “home run mentality” in referenza al baseball. Questo è stato sottolineato nel libro di Guy Fraser-Simpson, Private equity as an asset class, che guarda alle statistiche dei fondi di venture capital in America e che mostra che in media gli investimenti che sono dei potenziali “home run” rappresentano il 5% del capitale investito del fondo, ma generano l’80% della performance. Al contrario, i fondi di venture capital che hanno tentato di avere una performance stabile su tutte le società in portafoglio hanno teso a produrre performance deludenti. Probabilmente le loro scommesse vincenti non hanno performato abbastanza per compensare le perdite di quelle perdenti. Per vincere in questo mestiere si devono moltiplicare i tentativi di “tiro a goal” per segnare uno o più risultati.

Questa è l’una delle ragioni per le quali, in più di avere una struttura di portafoglio che mira ad organizzare l’attacco, investire in venture capital richiede di selezionare i migliori “tiratori”, spesso quelli che hanno il potenziale di essere classificati nel primo decile dell’universo competitivo. La dispersione della performance tra i migliori fondi e la media è molto alta, dunque la selezione dei gestori è la chiave per potere portare a casa le forti performance associate a questo tipo di investimento più rischioso. Guardando all’universo di Cambridge Associates sull’US Venture Capital, la performance mediana netta dell’universo per i fondi chiusi del 2010 (vintage year 2010) è di 17% annuale (tasso interno di rendimento) e del 26,6% netto annuale per quelli posizionati nel quartile più in alto.

La differenza tra un fondo e l’atro può essere molto importante e dunque è anche essenziale avere un portafoglio diversificato di fondi e non puntare su un unico fondo per coprire la strategia. Per giustificare la presa di rischio di questo approccio, il rendimento atteso di un portafoglio diversificato di fondi di venture capital dovrebbe mirare a un tasso interno di rendimento netto del 20% su base annua e a un multiplo netto di 3 volte il capitale investito.

Per mirare a questi ritorni ambiziosi si deve avere un processo per ricercare i gestori, che spesso sono delle perle nascoste non presenti nei database o non avendo neanche siti web, e selezionare quelli a più forte potenziale. Il primo aspetto da guardare è il team di gestione. Sono, infatti, le persone a fare la differenza nel mestiere del venture capital. Sono importanti per le loro competenze nella gestione del fondo ma soprattutto per le competenze che portano alle startup del portafoglio e come le possono aiutare con la loro esperienza, network e consigli. Il team è anche importante per attrarre i migliori imprenditori. Si dice spesso che non è il fondo di venture capital a selezionare la startup, è l’imprenditore che sceglie il fondo che lo potrà sostenere al meglio nella sua crescita. Poi c’è da considerare tanti altri elementi come la strategia, la tesi d’investimento, la struttura, etc. Ma soprattutto è importante analizzare la coerenza tra questi elementi con il team e le competenze dei vari membri della squadra.

Il venture capital è la strategia con potenziale di rendimento più alto, ma anche quella più rischiosa. Per questo si deve gestire il rischio e avere un processo di selezione solido per massimizzare la probabilità di avere un buon rendimento.

Thomas Schneider
Thomas Schneider
Partner di Isomer Capital, Thomas ha accumulato un’esperienza di oltre 15 anni nell’industria dell’asset management e più recentemente nello sviluppo imprenditoriale di società. Prima di raggiungere Isomer Capital, società specializzata in investimenti in venture capital, Thomas era responsabile Sud Europa di Russell Investments, uno dei più importanti gestori multi-asset al mondo. È diplomato alle università Paris Dauphine e Paris Descartes e parla italiano, francese e inglese.
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