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Private market, nuova frontiera della consulenza

Private market, nuova frontiera della consulenza

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Francesca Conti
Francesca Conti

03 Aprile 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Il debito nei private market ha un valore globale di circa 800 miliardi di dollari

  • Per i prossimi 5 anni ci si aspetta una crescita nell’ordine dei 5 mila miliardi di dollari

Il mondo dei private market – con una capitalizzazione complessiva di 5,8 mila miliardi di dollari – rappresenta un’opportunità da non ignorare. Luca Gianelle, responsabile della branch italiana di Russell Investments, fa il punto su questa asset class

Un mercato con una capitalizzazione complessiva di 5,8 mila miliardi di dollari, dove per essere ‘vincenti’ servono esperienza, competenze e best practice internazionali. Quello dei private markets è un settore in grande sviluppo, che vede coinvolti prima di tutto gli istituzionali, ma destinato a cambiare il panorama degli investimenti anche nel mondo retail. In occasione del Salone del Risparmio 2019, Luca Gianelle, responsabile della branch italiana di Russell Investments fa il punto sulle opportunità di questa asset class.

Cosa sono i private markets?

Per Giannelle “si tratta di soluzioni ‘classiche’ di investimento, impiegate da molti anni soprattutto nel mondo istituzionale. Gli strumenti utilizzati nel pubblico vengono implementati su società private, senza negoziazione sui mercati pubblici. Mentre un investimento in una società sui mercati pubblici può essere liquidato in qualsiasi momento, questi investimenti devono essere detenuti a medio-lungo termine. Uno tra i segmenti più caratteristici del mercato privato, soprattutto dal punto di vista dell’azionario, è il venture capital, ma in generale i private markets comprendono strumenti di private capital e asset reali”.

“All’interno degli strumenti di private capital – ricorda il manager – si distingue in private debt (private lending, special situazions), private equity (buyout, growth equity) e appunto venture capital (early stage, late stage). Per quanto riguarda gli asset reali – interessanti soprattutto per gli istituzionali italiani – si caratterizzano infrastrutture (brownfield, greenfield), immobiliare (core, a valore aggiunto, opportunistico) e risorse naturali (agricoltura e foreste, miniere e metalli)”.

Perché sono molto gettonati dagli investitori privati?

Il mercato dei private markets “ha una capitalizzazione complessiva di circa 5,8 mila miliardi di dollari. Di questi, quasi 3 mila miliardi sono attualmente investiti in private equity. Il debito oggi, sia pure in una fase di crescita interessante, rappresenta circa 800 miliardi, quasi quanto il settore immobiliare (909 miliardi). Gli investitori istituzionali italiani mostrano un atteggiamento diverso, puntando maggiormente sul private debt (769 miliardi) e sulle infrastrutture (491)”, spiega Giannelle.

“Gli osservatori si aspettano un notevole incremento di mercato. Per i prossimi 5 anni ci si aspetta una crescita nell’ordine dei 5 mila miliardi di dollari. Non sono dimensioni trascurabili”, continua il manager. Gli istituzionali rappresentano storicamente i principali investitori di questa asset class. L’università di Yale ad esempio ha circa l’80% dei propri investimenti in private markets. E a fine 2017 l’investimento dei family office statunitensi nei mercati privati si assestava intorno al 25%. Un dato piuttosto elevato, anche rispetto allo scenario italiano con i dati Aipb che mostrano come l’allocazione in strumenti private sia nell’intorno dello 0%”.

“Qual è una differenza che emerge sin dall’inizio? L’investitore pubblico è un soggetto di minoranza: chi compra il titolo di Apple difficilmente può implementare la strategia di Apple. Gli investitori privati invece diventano azionisti di riferimento, se non di maggioranza, anche nel caso del debito. Prima di fare qualcosa il management team dovrà parlare con i propri azionisti. Di conseguenza lo stakeholder privato può in molti casi individuare l’ad, ed essere costantemente impegnato nell’implementare la strategia aziendale. L’obiettivo dell’investitore privato – quindi – è necessariamente di lungo termine”, sottolinea Giannelle.

Il fondatore e ceo della Dell, Michael Dell, ha detto che: “La privatizzazione ha scatenato la passione dei nostri manager, i quali hanno innanzitutto la libertà di concentrarsi sull’innovazione per i clienti, in un modo che non era sempre stato possibile prima dovendo rispettare gli obiettivi trimestrali di Wall Street. Come azienda private, Dell ha la libertà di adottare una visione di lungo termine”.

Come implementare gli investimenti nei private markets?

Secondo l’analisi di Russell Investments sono tre le strategie possibili:

  1. Investimento diretto nel capitale aziendale = permette da un lato di poter influire nelle decisioni aziendali senza commissioni, ma dall’altro richiede competenze specifiche e grandi capitali con il rischio di un’eccessiva concentrzione
  2. Fondo = permette di distribuire il capitale su più investimenti, ma la selezione di un gestore inadeguato può causare perdite considerevoli
  3. Fondo di fondi multi-manager = permette una maggiore diversificazione su gestori e investimenti, ma ha commissioni importanti

Queste modalità di investimento “necessitano di un tempo medio lungo, non possono essere liquidati dopo commitment ma – nella nostra esperienza – già al quinto anno di vita di un private equity fund (la parte più illiquida nello spettro degli strumenti dei private markets) tipicamente restituisce il 50% del capitale e dopo il settimo anno il 100% del capitale investito”, conclude Giannelle.

Francesca Conti
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