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La mappa dei private market tra imprese e real estate

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Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda

11 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • La società investe 3,4 miliardi di euro su asset illiquidi, spaziando dagli strumenti di debito al capitale di rischio

  • L’ampia dispersione dei risultati in questi segmenti richiede due diligence approfondite e competenze di alto profilo

Al via Eurizon Capital Real Asset, nuova società del gruppo Intesa Sanpaolo specializzata negli investimenti alternativi e nei private market

I mercati privati non sono per tutti. Vale per gli investitori (il profilo illiquido di questi strumenti pone rischi e complessità che meritano attenzione), ma anche per gli asset manager.

“Per investire nei private market servono competenze ad hoc, con una forte specializzazione”, ha dichiarato Silvana Chilelli, ceo di Eurizon Capital Real asset, la società specializzata nell’investimento in asset class alternative, focalizzate sull’economia reale, che è nata lo scorso 31 dicembre dalla partnership tra la Divisione asset management (51%) e la Divisione insurance del gruppo Intesa Sanpaolo (49%) ed è stata presentata l’11 febbraio in Ca’ de Sass.

“Da cinque anni coordino un team di 10 persone focalizzate sulla selezione dei migliori gestori su scala globale. Vogliamo diventare il punto di riferimento per gli investitori hnwi e istituzionali che intendono esporsi ai mercati privati. Al tempo stesso, date le nostre conoscenze e il presidio del mercato domestico, siamo la piattaforma ideale per operatori istituzionali esteri che vogliano prendere posizione sui private market italiani”. Vale la pena ricordare che l’universo degli asset non quotati è molto eterogeneo. Spazia dalle piccole e medie imprese al real estate, passando per le infrastrutture, sia sulla parte equity che sul fronte debito.

I ritorni attesi variano significativamente in base ai singoli segmenti di mercato. Un conto è investire su asset illiquidi del debito infrastrutturale (investment grade, di buona qualità), un altro esporsi al capitale di rischio di pmi non quotate. Va detto che i private market evidenziano una sorprendente dispersione di risultati anche tra fondi che investono sullo stesso mercato. Ed è molto improbabile che un investitore privato o istituzionale non specializzato disponga degli strumenti per valutare la qualità dei money manager o dello stile di gestione, la persistenza dei risultati. “Per questo motivo è essenziale una due diligence (analisi ndr) molto specifica e approfondita sui team d’investimento – ricorda Chilelli – Attraverso la costruzione di fondi multi-manager è possibile diversificare il rischio, sia su aree diverse dei private market che su gestori esposti al medesimo mercato o segmenti differenti dello stesso. Ad esempio, se si parla di real estate, è possibile prendere posizione su fondi che hanno diversa “anzianità”, cioè sono entrati sul mercato in una diversa fase del ciclo, a beneficio, di nuovo, della diversificazione”.

Sul fronte degli asset illiquidi, il gruppo gestisce un patrimonio di 3,4 miliardi di euro, tra eltif e fondi alternativi. “Lo spazio di crescita è importante, a maggior ragione se eltif e fondi chiusi, a fronte di determinate caratteristiche – ad esempio un esplicito focus sull’investimento nell’economia reale – potessero godere di benefici fiscali analoghi a quelli riconosciuti ai piani individuali di risparmio”. Di recente anche Assogestioni è intervenuta su questo tema, ribadendo la necessità di disegnare un incentivo fiscale che accompagni l’investimento anche verso i fondi chiusi: “Gli eltif sono uno strumento che va sicuramente in quella direzione, ma non sono l’unico veicolo di investimento innovativo in forma chiusa. Bisogna ragionare su incentivi che prescindano da uno strumento specifico, che abbraccino tutto ciò che è illiquido. È questa la prossima sfida tanto per l’industria che per il governo italiano”.

In occasione della conferenza stampa odierna, l’ad di Eurizon, Tommaso Corcos, ha annunciato i risultati del gruppo al 31 dicembre 2019. Le masse in gestione hanno superato i 418 miliardi di euro (includendo la cinese Penghua, di cui Eurizon detiene il 49%), in espansione del 13% annuo rispetto ai volumi di sei anni fa (204 miliardi). L’utile netto è salito a 518 milioni di euro, in netta progressione rispetto ai profitti del 2013 (204 milioni). “L’industria cresce a un ritmo del 2% l’anno”, ha commentato Corcos. “Vogliamo continuare a fare meglio del mercato”.

Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda
Direttore del magazine We wealth. Nato a Brescia, giornalista professionista, ha coordinato la redazione di Forbes Italia da gennaio 2018 a settembre 2019. Collabora con l’Economia del Corriere della Sera e Milano Finanza. Caporedattore del Magazine AdvisorPrivate tra il 2015 e il 2017, in passato ha scritto per l’Espresso, il Mondo, il Messaggero, Capital, Patrimoni, Panorama, Mf e Wall Street Italia. È laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano
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