PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Private debt italiano: crescono i deal, cala la raccolta

Private debt italiano: crescono i deal, cala la raccolta

Salva
Salva
Condividi
Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri

04 Marzo 2021
Tempo di lettura: 3 min
Tempo di lettura: 3 min
Salva
  • Private debt: nel 2020 sono state realizzate 410 operazioni, una crescita del 63% rispetto al 2019

  • Nel complesso, lo scorso anno sono stati investiti 1.197 milioni di euro (-9% a/a)

  • Dati negativi per la raccolta, che ha registrato una contrazione del 24% rispetto all’anno precedente

Il covid pesa sulla raccolta, ma il numero di operazioni registra una crescita a doppia cifra. Ecco come è andato il 2020 per il private debt italiano

La pandemia non è riuscita a fermare il mercato italiano del private debt, anche se non manca il segno meno su alcuni indicatori chiave. È quanto emerso nel corso dell’evento virtuale sull’andamento del mercato del private debt nel 2020 organizzato da Aifi in collaborazione con Deloitte.

Stando ai dati forniti da Aifi, rispetto all’anno precedente, il 2020 ha visto un incremento del 62% nel numero delle operazioni. In particolare, le transazioni realizzate sono state 410, distribuite su 320 aziende target (+52%). A livello geografico, la Lombardia è la regione in cui sono state realizzate più operazioni (22%), seguita dal Veneto (14%) e dal Lazio con (9%). A livello settoriale, il 33% degli investimenti ha riguardato aziende attive nei beni e servizi industriali, seguono l’ICT con il 15% e il manifatturiero – alimentare con l’11%. Guardando invece alla dimensione delle aziende target, il 49% del numero di investimenti è stato a favore di pmi (imprese con meno di 50 milioni di fatturato).

Nonostante un deciso aumento delle sottoscrizioni, gli investimenti hanno registrato un lieve calo (-9%) attestandosi a 1.197 milioni di euro. La metà dell’ammontare totale è stato investito da soggetti internazionali, che hanno realizzato il 10% del numero di operazioni (escludendo l’attività delle piattaforme di lending). Ma lo shock pandemico ha pesato soprattutto sull’attività di raccolta, a quota 293 milioni di euro (-24% rispetto al 2019). Su questo fronte, il 64% del capitale è arrivato da assicurazioni, il 24% da fondi di fondi istituzionali e il 10% da banche. Interessante notare come ben il 90% del totale della raccolta registrata sia di provenienza domestica. Infine, si evidenzia un trend positivo sul fronte delle attività di rimborso, che hanno messo a segno un +25% per numero di società (130) e un +23% per ammontare (400 milioni di euro).

Il rallentamento registrato sul fronte della raccolta “allungherà i tempi di chiusura dei nuovi fondi” evidenza Innocenzo Cipolletta, presidente AIFI, precisando tuttavia che il dato positivo nel numero di sottoscrizioni dimostra “come il capitale di debito sia uno strumento che può avere un ruolo di supporto e rilancio dell’economia reale, soprattutto per tutte quelle aziende che, nonostante le difficoltà del 2020, hanno puntato su investimenti e crescita”. “Per questo motivo – prosegue Cipolletta – occorre incentivare il fundraising di questi veicoli che andranno sempre più a implementare la fondamentale attività di credito degli istituti bancari”.

Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri
Condividi l'articolo
ALTRI ARTICOLI SU "Venture & Private Equity"
ALTRI ARTICOLI SU "private market"
ALTRI ARTICOLI SU "AIFI"