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Private asset, in bilico tra rischi e opportunità

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Valentina Magri
Valentina Magri

08 Gennaio 2021
Tempo di lettura: 5 min
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Per l’Italia il maggior pericolo è che non possa beneficiare del boom mondiale del venture capital, sebbene sia sul fronte pubblico che su quello privato le risorse attese siano importanti. Le opportunità riguardano soprattutto M&A e operazioni straordinarie condotte dai private equity. Che alla fine della crisi, potrebbero consegnarci un sistema produttivo più efficiente

Sarà un 2021 ancora all’insegna della pandemia da coronavirus, i cui effetti si ripercuotono direttamente sull’economia e indirettamente per via delle aspettative degli operatori. I private markets non fanno eccezione. “L’acuirsi delle perdite sul Pil italiano, unita alla vera e propria oppressione di dati negativi sulla pandemia, rendono più complicato riavviare il motore della nostra economia. Ecco perché il rischio maggiore che intravedo per il 2021 è che l’Italia non goda del boom mondiale del venture capital”, ammonisce Luigi Capello, CEO di LVenture, venture capital italiano quotato in Borsa, che investe in startup digitali con business scalabili a livello globale e ne accelera lo sviluppo.

Ciononostante, Capello si autodefinisce “bullish” per il 2021, sia per volumi per che numero di operazioni. “Siamo talmente indietro nel venture capital, che ci basta poco per ottenere dei buoni risultati. Cdp sta mettendo in moto la macchina del venture capital, è solo questione di andare a regime. Del resto, il venture capital crea lavoro e sostenibilità, che oggi sono diventati un mantra della politica”, nota Capello. Il venture capital inoltre nel 2021 potrebbe beneficiare di nuovi investitori. “Mi aspetto arriveranno risorse al venture capital anche dal private banking, alla ricerca di fonti alternative di rendimento. Il venture capital infatti comporta rendimenti superiori rispetto alle altre asset class, in particolare per gli investimenti early stage. A fronte di un maggiore rischio naturalmente, che va gestito”, sottolinea il CEO di LVenture. Tra i settori favoriti, fin d’ora si registra una maggiore attenzione per farmaceutico, medicale ed healthtech. Un trend che dovrebbe accompagnarci anche nel 2021.

Ma al nuovo anno le imprese arriveranno con un annullamento del deficit di liquidità delle imprese e un peggioramento delle loro condizioni patrimoniali, appesantite da un debito crescente. “Il maggior debito contratto per l’anno 2020 come cura per il sistema imprenditoriale in un momento difficile, se non troverà il necessario sostegno nella ripresa della produzione e dei consumi, potrebbe diventare difficile da rimborsare”, avverte Vania Serena, Senior Fund Manager di Finint Investments SGR, uno dei maggiori gestori di fondi alternativi in Italia, che fa capo al Gruppo Banca Finint.

Un maggiore debito implica una maggiore rischiosità delle imprese: un’analisi diffusa nel novembre scorso da Cerved Ratings Agency rileva che il rating più frequente delle emissioni di minibond di quest’anno è stato B2.1, contro il B1.2 del periodo 2015-2019. Si tratta di un passaggio importante: da investment grade a speculative grade. La maggiore rischiosità si riflette su un maggior grado di attenzione che i team di gestione dovranno avere in sede di due-diligence al fine di perfezionare le operazioni di investimento. Ma questo non dovrebbe ripercuotersi negativamente sul numero di operazioni di sostegno alle aziende tramite private debt. “Ci aspettiamo almeno di mantenere il numero di deal e dei volumi anche se questo comporterà sicuramente un maggior grado di attenzione e selezione in fase di due-diligence degli operatori del settore del private debt”, dice Vania Serena.

A causa dell’inasprimento degli standard per la concessione del credito, le banche giocheranno un ruolo meno determinante rispetto al 2020 sulle operazioni di nuova finanza erogata alle imprese. A beneficiarne potrebbero essere i gestori di private asset. “Il 2021 potrebbe dimostrarsi un anno proficuo soprattutto per gli operatori che sapranno aumentare la propria propensione al rischio, partecipando ad investimenti che esulano dalla normale operatività, ovvero dal finanziamento di piani di sviluppo organici, per spostarsi su operazioni più complesse come il finanziamento della crescita per vie esterne o il supporto di situazioni complesse derivanti dalle difficoltà legate alla pandemia Covid-19”, prevede Vania Serena. Il private capital può giocare un ruolo determinante per il mantenimento e il rilancio del sistema imprenditoriale italiano, affiancando a nuova finanza un supporto strategico nella definizione di eventuali obiettivi di crescita. Le opportunità per il 2021 riguardano soprattutto M&A e operazioni straordinarie condotte dai private equity. Anche in questo caso, il private debt gioca un ruolo di primo piano. “Le opportunità più interessanti saranno legate perlopiù al finanziamento delle operazioni di crescita per linee esterne, anche grazie a collaborazioni con i fondi di private equity volte a supportare le acquisizioni tramite nuova finanza, che andranno ad affiancarsi alle linee più tradizionali messe a disposizione dal sistema bancario”.Come tutte le crisi, anche quella odierna plausibilmente porterà con sé processi di concentrazione micro-settoriali, sia per operazioni di M&A sia per interventi di ristrutturazione aziendale. Ecco perché, quando finirà, potremmo beneficiare di un sistema produttivo più efficiente e pronto agli scenari competitivi mondiali.

(Articolo tratto dal magazine We Wealth di dicembre 2020)

Valentina Magri
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