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La riforma fiscale di Trump divide il mondo Privaty equity

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  • La riduzione dalla corporate tax dal 35 al 21% andrà a incidere sul Pe sia a livello di portafoglio sia di fondo

  • La riforma fiscale ha però anche limitato la deducibilità degli interessi al 30% dell’Ebitda

La riduzione della tassa sull’impresa dal 35 al 21% è stata accolta favorevolmente dal mondo commerciale e in modo incerto dal settore del Privaty equity

La riforma fiscale di Trump è un’arma a doppio taglio per il Private equity (Pe). La riduzione della tassa sull’impresa dal 35 al 21% è stata accolta favorevolmente dal mondo commerciale e in modo incerto dal settore del Pe. C’è chi si è schierato fin da subito contro, sostenendo come la nuova riforma fiscale andrà a danneggiare le imprese americane, che basano la loro attività sul finanziamento a debito. E chi invece ha sostenuto come le società vedranno aumentate dal 3 al 17% il loro valore sul mercato.

Stando alle ultime indagini fatta da PitchBook, la riduzione dalla corporate tax dal 35 al 21% andrà a incidere sul Pe sia a livello di portafoglio sia di fondo. In particolare, la nuova tassa sull’impresa impatterà positivamente sulle società in portafoglio perché vedranno aumentare il loro flusso di cassa e contemporaneamente le imposte da pagare diminuiranno. Questo avrà come conseguenza un aumento del valore aziendale.

L’impatto che la riforma fiscale avrà invece sui rendimenti dell’industria del Privaty equity non sono ancora del tutto chiari. Quello che si sa è che nel prossimo trimestre è previsto un miglioramento dei dati aggregati del settore. Ma attenzione perché gli investitori di Pe dovranno pagare questi rendimenti usando meno debito, dato che la riforma fiscale ha anche limitato la deducibilità degli interessi al 30% dell’Ebitda (Earning before interest taxes depreciation & amortizazion, il profitto dell’impresa prima di pagare gli interessi, le tasse, le svalutazioni e gli ammortamenti). Modifica che non è piaciuta visto che in precedenza non era fissato alcun tipo di limite.

L’inferiore deducibilità degli interessi ha dunque un impatto negativo sia per le società che usano per acquisire, il finanziamento a debito, sia per chi ha in grembo aziende molto indebitate di per se.

James Maloney, vicepresidente degli affari pubblici dell’American Investment Council (associazione che rappresenta le società di privaty equity) ha dichiarato come “la limitazione alla deducibilità impatta non solo sull’industria privata, ma su ogni società dall’agricoltura alle telecomunicazioni, che usa il finanziamento a debito per fare nuovi investimenti e gestire le operazioni quotidiane”.

Anche dall’estero, la riforma fiscale di Trump non è vista positivamente. Manager inglesi che lavorano nel settore del Privaty equity hanno sottolineato come “sulla base, esclusivamente, della riforma il settore Pe statunitense sembra molto meno attraente”.

Attacchi arrivano anche dal mondo degli investimenti. Tim Wach, amministratore delegato di Taxand, una rete internazionale di consulenti fiscali, ha dichiarato come “le modifiche sulla corporate tax renderanno meno attraenti gli investimenti negli Stati Uniti”. Inoltre, altre difficoltà ci potranno essere anche nel campo degli investimenti transfrontalieri.

Aspetto sorprendente in questo dibattito è come la nuova riforma fiscale possa in qualche modo penalizzare il Private equity, dato che tra gli uomini più vicini a Trump c’è chi ha lavorato una vita nel privaty equity. Quello che è sicuro è che la Tax reform avrà effetti sul sistema economico americano. Se questi saranno positivi o negativi, lo dirà solo il tempo.

Giorgia Pacione Di Bello
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