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Investimenti in startup: l’Ue debutta come azionista

Investimenti in startup: l’Ue debutta come azionista

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Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri

08 Gennaio 2021
Tempo di lettura: 5 min
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  • Il 6 gennaio 2020 la Commissione Ue ha annunciato l’avvio del primo ciclo di investimenti azionari diretti in startup e pmi ad alto contenuto innovativo

  • Il ticket di investimento per singolo beneficiario è compreso tra i 500 mila e i 15 milioni di euro, con quote di partecipazione tra il 10% e il 25%

  • Stefano Caselli (Università Bocconi): “Con questo nuovo schema di supporto alle startup, l’Ue supera (e ingloba) la logica tradizionale dei grant entrando in gioco come azionista, con una possibilità di agire nella governance”

Per la prima volta nella storia, l’Unione Europea fa il suo ingresso nell’ecosistema startup del Vecchio Continente nelle vesti di azionista. Al via il primo ciclo di investimenti del nuovo fondo del Consiglio europeo per l’innovazione (Eic)

Corwave, neo-impresa francese la cui mission è quella di fornire un nuovo standard di assistenza ai pazienti affetti da grave insufficienza cardiaca, si è aggiudicata il titolo di prima startup nella storia ad avere tra i propri azionisti l’Unione Europea. Il 6 gennaio 2020 la Commissione Ue ha infatti annunciato l’avvio del primo ciclo di investimenti azionari diretti in startup e pmi ad alto contenuto innovativo. Investimenti che avverranno attraverso il nuovo fondo del Consiglio europeo per l’innovazione (Eic), iniziativa della Commissione istituita nel giugno del 2020 che rientra nell’ambito dell’Eic Accellerator. Nello specifico, il ticket di investimento per singolo beneficiario è compreso tra i 500 mila e i 15 milioni di euro, con quote di partecipazione tra il 10% e il 25%. Ad accedere a questa prima tornata di finanziamenti saranno in tutto 42 imprese, per un totale di 178 milioni di euro. Altre 117 aziende sono in coda, in attesa dell’esito del processo di selezione. 

“L’Europa vanta numerose start-up innovative e di talento, ma troppo spesso queste imprese rimangono piccole o si spostano altrove” ha commentato Mariya Gabriel, Commissaria responsabile per l’Innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e i giovani, precisando che questa nuova forma di finanziamento, che abbina grant (finanziamenti a fondo perduto per progetti di ricerca, ndr) ed equity “colmerà il gap nella raccolta per le imprese ad alto contenuto innovativo, sbloccherà ulteriori investimenti privati e consentirà a queste aziende di espandersi in Europa”.

Come sottolineato in precedenza, si tratta della prima volta in cui l’Ue effettua investimenti diretti in equity o in quasi-equity (investimenti in capitale proprio abbinati a un grant, ndr) nelle startup. “Fino ad oggi l’Unione Europea ha operato attraverso il Fei (Fondo Europeo per gli Investimenti) tramite i grant, finanziando i progetti di ricerca migliori per supportare la nascita delle startup. Con questo nuovo schema di supporto alle startup, l’Ue supera (e ingloba) la logica tradizionale dei grant entrando in gioco come azionista, con una possibilità di agire nella governance” spiega a We Wealth Stefano Caselli, prorettore dell’Università Bocconi. “Inoltre – evidenzia Caselli – la dimensione dell’intervento è notevole. Un ticket che va da 550 mila a 15 milioni consentirà di finanziare progetti con un impatto potenzialmente molto potente”. “Mi auspico che questa iniziativa alzi l’attenzione dei paesi membri e che lo spirito di emulazione diventi forte, augurandomi che in futuro si possa arrivare anche a logiche di co-investimento tra l’Ue e i singoli stati. Spero anche che una scelta di questo tipo da parte dell’Unione Europea dia una scossa agli operatori privati, affinchè si mettano in moto” conclude il prorettore.

Virginia Bizzarri
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