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Il venture capital: giovane ed entusiasta, asset class del futuro

Il venture capital: giovane ed entusiasta, asset class del futuro

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

06 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • A livello generale, “c’è fame e ricerca di rendimenti e di alternative. È chiaro che si tratta – per la sua stessa natura – di un asset con elevato rischio, insito nella tipologia”

  • “L’asset class del venture capital oggi continua ad essere molto polarizzata, vi sono pochi buoni gestori a realizzare ritorni che sono differenziali rispetto alle altre asset class. Usare la nostra banca come network di tecnologia ci consente di arrivare a gestori di qualità”

  • In Italia – seppur il mercato del vc è molto giovane – c’è “per la prima volta un ecosistema completo, ci sono le startup, ci sono gli investitori, ci sono tutti gli elementi per accrescere le opportunità di investimento”.

  • Il mercato italiano è cresciuto moltissimo negli ultimi 5-7 anni, vi è stata “una presa di coscienza e di interesse significativa. Resta fondamentale rafforzare la cultura del vc, fare formazione”.

L’asset class del futuro – per diversificazione e rendimenti – è il venture capital. Il covid? Uno spartiacque, anche in Italia. Ecco perché nelle parole di Grazia Borri, ceo di Sella Venture Partners Sgr e Luca Mannucci, cio e managing partner di Sella Venture Partners Sgr

“Molto giovane ed entusiasta. Decisamente un asset class interessante”. Di cosa sta parlando Grazia Borri, ceo di Sella Venture Sgr? Del venture capital italiano. Il giudizio della manager è estremamente positivo verso questa classe di attivo, “impregnata di innovazione e tecnologia”. Il periodo covid “ha dimostrato che determinati processi e prodotti hanno sicuramente semplificato e accelerato lo sviluppo di servizi o di prodotti necessari”.

In generale, il mercato di capitali privati sta assumendo sempre più importanza sia in Italia che all’estero, tanto come fonte per il reperimento di risorse per le imprese quanto come occasione di rendimento interessante    ai mercati pubblici. A livello generale, “c’è fame e ricerca di rendimenti e di alternative. È chiaro che si tratta – per la sua stessa natura – di un asset con elevato rischio, insito nella tipologia”.

È l’asset class del futuro, intercetta i processi e i programmi di investimento più interessanti. L’esserci in questa fase concentrati su un fondo di fondi internazionali [Sella Venture Partners Sgr, ha appena lanciato il primo fondo di fondi italiano dedicato al venture capital, ndr] ha un significato prudenziale. Il mercato in Italia è ancora giovane e non esiste un track record consolidato. Rivolgerci all’estero per noi vuol creare un ponte fra l’Italia e il mercato internazionale, ricercando rendimenti interessanti, track record, tanti gestori”. Aprire un osservatorio su ciò che succede a livello internazionale per Grazia Borri comporta anche aprire la visibilità del venture capital italiano ai gestori internazionali. Vuol dire creare un ecosistema.

Il venture capital è l’asset class del futuro

“L’asset class del venture capital oggi continua ad essere molto polarizzata”, interviene il cio e managing partner Luca Mannucci, “vi sono pochi buoni gestori a realizzare ritorni che sono differenziali rispetto alle altre asset class. Usare la nostra banca come network di tecnologia ci consente di arrivare a gestori di qualità”. I mercati più maturi, con una storia di rendimenti sono il Nord America, il Regno Unito.

In Italia – seppur il mercato del vc è molto giovane – c’è “per la prima volta un ecosistema completo, ci sono le startup, ci sono gli investitori, ci sono tutti gli elementi per accrescere le opportunità di investimento”.

I settori in cui Mannucci vede maggiori opportunità in Italia oggi sono software, biotech. Il mercato italiano è cresciuto moltissimo negli ultimi 5-7 anni, vi è stata “una presa di coscienza e di interesse significativa”, prosegue Borri. “Resta fondamentale rafforzare la cultura del vc, fare formazione. La consapevolezza è stata forte negli ultimi mesi: il covid semmai ci ha rallentati all’inizio, ma non ci ha interrotti. Già da aprile – maggio c’era interesse nei confronti della raccolta. Fra i principali investitori, oltra al gruppo Sella stesso, abbiamo un’altra banca, due compagnie internazionali di assicurazioni, diversi family office e imprenditori”. Gli imprenditori italiani mostrano di credere in questa asset class.

Il covid è stato uno spartiacque. Prima il vc non era certo al centro dell’attenzione. Poi, le esigenze di digitalizzazione hanno spostato l’interessamento degli investitori verso il mondo del tech, di cui il venture capital rappresenta una fetta importante. Dice Mannucci, “la seconda parte della raccolta, avvenuta dopo il lockdown, è stata decisamente più facile perché c’era meno da spiegare”.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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