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Cipolletta, anche per private debt serve incentivo fiscale

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

31 Marzo 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • “Per il private debt chiediamo l’estensione dell’incentivo fiscale previsto già per fondi pensione e casse di previdenza”

  • La raccolta per il 2019 si è fermata a 385 milioni di euro, -24% rispetto ai 506 del 2018

  • Gli investimenti con segno positivo sono stati 1.310 milioni di euro, +28% rispetto ai 1.022 milioni del 2018

Aifi e Deloitte presentano i dati per il private debt italiano nel 2019, “un passato remoto”. Si guarda adesso alla ripartenza e al ruolo che i canali di finanziamento alternativi avranno per le imprese

Le parole di Cipolletta, presidente Aifi, su private debt e Italia

“Il 2019 sembra un passato remoto”. Come dare torto a Innocenzo Cipolletta, presidente Aifi. “Il Paese sta conoscendo un blocco drammatico, l’Italia avrà una caduta del Pil a doppia cifra, probabilmente. E’ un anno eccezionale, particolarmente negativo. Il fenomeno non è economico, però il rimbalzo economico sarà forte, a fine anno dovremmo avere recuperato i livelli dell’anno scorso. E’ importante che la capacità produttiva non si riduca”. Anche per questo, serve un “provvedimento cartello che dia garanzia a tutto il sistema bancario di poter dare prestiti a tassi molto bassi a tutte le imprese. Prestiti senza rischiare di avere forti interferenze

Per questo motivo è importante poter fornire alle imprese debito sostenibile nel tempo. Ecco la funzione del private debt in un frangente come questo. Ora come mai “il supporto pubblico deve essere ancora più forte”.

Ci sarà un grande fabbisogno di private debt

Anna Gervasoni, direttore generale Aifi, evidenzia che “abbiamo avuto un numero molto piccolo di operatori in raccolta, solo cinque. Il contesto attuale è difficile per la chiusura di nuovi fondi, ci sarà un grande fabbisogno nel mercato” nel prossimo futuro. “Il settore è chiamato a mettere capitali importanti nelle imprese”. I numeri del private debt sono esigui, “385 milioni di euro raccolti da soli cinque fondi, c’è bisogno di una capacità di fuoco decisamente maggiore”, dice la Gervasoni. L’Italia avrebbe “bisogno di un segmento robusto sulle medie e piccole imprese; gli investitori internazionali invece guardano solo alle grandi dimensioni”.

 

La contrazione del fundrising

“I dati mostrano una contrazione dell’attività di fundraising”, prosegue Innocenzo Cipolletta presidente Aifi nel corso della presentazione dei dati 2019 relativi al private debt in Italia.”Come associazione stiamo lavorando per permettere un flusso maggiore di capitali nella raccolta di uno strumento così utile, soprattutto in questo periodo”.

“Nel 2019 è cresciuto invece il numero degli investimenti così come il valore delle operazioni. E’ un segnale positivo ma il mercato è ancora troppo piccolo, per questo servono azioni mirate a consolidarlo. Aifi proprio in questi giorni ha consegnato al governo un documento che contiene una serie di proposte atte a sostenere il mercato del private capital in questa fase”.  E soprattutto “per il private debt chiediamo l’estensione dell’incentivo fiscale previsto già per fondi pensione e casse di previdenza“, conclude Cipolletta.

Private debt, nel 2019 su gli investimenti: +28%, a 1,3 miliardi

Lo scorso anno sono stati investiti 1.310 milioni di euro, in crescita del 28% rispetto al 2018 (1.022 milioni). Il numero di sottoscrizioni è stato pari a 252 (+75%, erano 144 nel 2018) distribuite su 210 target (+79%). Il 60% dell’ammontare è stato investito da soggetti internazionali, che hanno realizzato il 15% del numero di operazioni (escludendo l’attività delle piattaforme di lending). Sempre escludendo tali piattaforme, l’89% delle operazioni è stata caratterizzata da un taglio medio inferiore ai 10 milioni di euro. Considerando le società oggetto di investimento, nel 2019 va segnalata anche la presenza di 3 operazioni di ammontare superiore ai 100 milioni di euro. Complessivamente, il 50% delle operazioni sono state sottoscrizioni di obbligazioni, il 48% finanziamenti e il 2% hanno riguardato strumenti ibridi. Per quanto riguarda le principali caratteristiche delle operazioni, la durata media è di 4 anni e 8 mesi, mentre il tasso d’interesse medio è stato pari al 5,0%.

Il private debt per regione

A livello geografico, la prima regione per numero di operazioni resta la Lombardia, 28%, seguita dal Veneto con il 14% e dal Trentino Alto Adige con il 10%. Con riferimento alle attività delle aziende target, al primo posto con il 33% degli investimenti troviamo i beni e servizi industriali, seguono il manifatturiero-alimentare con il 14% e il medicale con il 9%. A livello di dimensione delle aziende target, il 60% degli investimenti ha riguardato imprese con meno di 50 milioni di fatturato. Si sottolinea, infine, che il 20% delle target oggetto di investimento risulta anche nel portafoglio di operatori di private equity.

Il successo del direct lending in Europa

“In Europa il mercato del direct lending nel 2019 è stato estremamente dinamico, con un numero di operazioni passate da 428 del 2018 a 472 del 2019, segnando una crescita del 10%. Queste sono state trainate da operazioni di Lbo che rappresentano circa il 65% del mercato. Il numero più alto di operazioni ancora una volta è stato effettuato in UK, con 156 transazioni pari al 33% del totale”. A parlare è Antonio Solinas, Ad Financial Advisory Deloitte Italia. “Gli operatori di questo settore sono cresciuti sempre più in termini di quote di mercato a discapito delle operazioni di leverage finance finanziate dal sistema bancario”. Queste ultime infatti “hanno registrato un decremento del 13% rispetto al 2018. Anche la raccolta ha mostrato nel 2019 dati incoraggianti, con un ammontare pari a 32 miliardi di dollari, rispetto ai 25,5 miliardi nel 2018, registrando così una crescita del 25%”.

Private debt, la raccolta italiana nel 2019

Nel 2019 sono stati raccolti sul mercato 385 milioni di euro, in diminuzione del 24% rispetto ai 506 del 2018; dall’inizio dell’attività (2013) a oggi, il fundraising complessivo ammonta a oltre 2,6 miliardi di euro. L’80% della raccolta totale è domestica. Nella tipologia della fonte, il 27% del capitale è arrivato da fondi di fondi istituzionali, il 21% dal settore pubblico e il 14% da gruppi industriali.

I rimborsi, al netto delle piattaforme di lending

Complessivamente, dal 2015 a oggi, sono stati effettuati 445 rimborsi per un ammontare pari a 682 milioni di euro. Nel corso del 2019, i rimborsi sono stati 238 (+69% rispetto ai 141 del 2018) per un ammontare pari a 315 milioni di euro (208 milioni l’anno precedente, +52%). Sempre nel 2019, il 38% dell’ammontare ha riguardato rimborsi anticipati volontari su richiesta della società. Come quantità hanno prevalso invece i rimborsi come da piano di ammortamento (92% del totale). Con riferimento all’investimento originario, infine, l’86% del numero di rimborsi ha riguardato lo strumento dell’obbligazione.

Courtesy Aifi
Teresa Scarale
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