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Business angel: ecco l'identikit delle investitrici europee

09 Aprile 2018 · Stefania Pescarmona · 3 min

  • Professione poco conosciuta e poco praticata dalle donne

  • Il 96% sostiene che il proprio consulente finanziario non ha mai accennato all’angel investing tra le opzioni di investimento

  • Nel 2017, un investimento su quattro è stato portato a termine da una business angel

  • Necessità di una campagna di comunicazione e sensibilizzazione mirata in tutta Europa

Età compresa tra 30 e 50 anni e un potenziale di investimento molto elevato: il 43% ha più di 500mila euro di asset investibili. Queste alcune caratteristiche delle business angel illustrate nella ricerca di Iban

“Le angel investor non si limitano a investire finanza, ma danno anche un importante contributo manageriale alla crescita delle startup”. Questo il punto di vista di Paolo Anselmo, presidente dell’Associazione Iban, sulle business angel, una professione ancora poco frequentata dalle donne, più per disinformazione, verso un settore ritenuto prevalentemente maschile (e maschilista), che per disinteresse. Ma una professione sempre più in crescita, come evidenzia anche la Survey Iban 2017 sugli investimenti angel in Italia, da cui emerge che, lo scorso anno, un investimento su quattro è stato portato a termine da una business angel. “La diversity all’interno della comunità di investitori, come ampiamente dimostrato per la governance delle imprese, non può che rappresentare un arricchimento in termini di opportunità, capacità e competenze a sostegno delle aziende ancora in fase di early stage”, ha poi aggiunto Anselmo.

Identikit della business angel europea

Chi sono le donne nell’angel investing? Secondo quanto è emerso dalla ricerca condotta dal programma finanziato Women business angels for european entrepreneurs WA4E, di cui fa parte l’Associazione Iban, su un campione rappresentativo di 640 donne (il 10% dall’Italia), una donna su due è business angel da più di 3 anni (53%) e ha investito in più di tre imprese innovative (59%); ha almeno una exit di successo alle spalle, lavora come imprenditrice o manager di grande esperienza (70%) e investe preferibilmente in un’impresa fondata da un’altra donna. E ancora, ha una età compresa tra 30 e 50 anni, possiede un reddito elevato (il 45% con più di 100mila euro l’anno) e ha un potenziale di investimento molto alto: il 43% dichiara di avere più di 500mila di asset investibili. In generale, quindi, le donne che ricoprono il ruolo di libere professioniste o consulenti esterne hanno più opportunità di avvicinarsi all’angel investing; lo stesso vale anche per le donne che hanno fondato almeno un business. Infine, come si può vedere, c’è senza dubbio una correlazione tra capacità finanziaria e angel investing.

 

Perchè investe una business angel?

Investe principalmente per sostenere imprenditori e nuove imprese, ma anche perché l’angel investing è una professione particolarmente interessante e (socialmente) utile per investire il proprio capitale; oltre al fatto che è un ottimo modo per rimanere aggiornate su nuove imprese e tecnologia. E queste motivazioni battono l’interesse meramente economico di un ritorno sull’investimento.

 

Barriere all’ingresso 

Nessun contatto con angel investor, poca conoscenza del settore, soprattutto perché considerato troppo “maschile”, dominato da un diffuso senso di misoginia. Inoltre, molte lamentano la mancanza di modelli di business angel femminili di riferimento e ispirazione. La stragrande maggioranza (96%) di chi non svolge questa professione, poi, sostiene che il proprio consulente finanziario non ha mai accennato all’angel investing tra le opzioni di investimento. Questo perché – lamentano – in quanto donne vengono consigliati principalmente investimenti a basso profilo di rischio.

 

Azioni necessarie a livello istituzionale per promuovere questa professione 

Sarebbe utile una campagna di comunicazione e sensibilizzazione mirata in tutta Europa, soprattutto per far conoscere meglio la professione attraverso case history di successo, ma anche informando sulle agevolazioni fiscali (la maggior parte delle intervistate non ne è a conoscenza). Fondamentale sarebbe, inoltre, la creazione di network e sindacati per le donne angel investor a livello regionale e nazionale per condividere esperienze e opportunità.

Al momento nessuno degli Stati membri ha messo in atto politiche esplicite per incentivare il numero di donne angel, tranne la Francia che ha alcuni sussidi governativi nazionali. Mentre non sono previste specifiche agevolazioni fiscali o fondi di co-investimento destinati alle donne investitrici.

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
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