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Anche al private equity serve liquidità

Anche al private equity serve liquidità

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Francesca Conti
Francesca Conti

12 Giugno 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Oggi l’utilizzo delle linee di credito di sottoscrizione è relativamente limitata: ne fa uso solo il 35% dei fondi e il 3% è interessato a farlo in futuro

  • Prima del 2010 solo il 13% dei fondi di private equity aveva fatto uso di questa fonte di finanziamento. Per i fondi successivi al 2010 la percentuale è salita al 47%

  • Tra i fondi di private debt nello stesso periodo si è passati dal 25% al 44%

Secondo una ricerca della società di consulenza inglese Preqin tra i gestori di fondi di private equity sono in aumento le richieste di finanziamenti a rapida erogazione. Anche forme di investimento tipicamente illiquide, quindi, si stanno orientando verso una maggiore liquidità

Anche al private equity serve liquidità. Secondo l’ultimo report di Preqin, società di ricerca e consulenza con sede a Londra, tra i gestori di fondi di private equity sono in aumento i subscription credit facilities (Scf), ovvero le linee di credito di sottoscrizione. Si tratta di prestiti a breve termine concessi ai gestori che necessitano di liquidità in tempi brevi. Sono infatti erogati in un lasso di tempo inferiore rispetto a quello necessario per il riscatto delle quote di capitale dagli investitori dei fondi di private equity (le cosiddette capital call).

L’utilizzo complessivo di questa linea di finanziamento tra i fondi di capitale privati è oggi relativo: solo il 35% dei fondi ne ha fatto uso, il 3% è potenzialmente intenzionato a farlo in futuro e il 62% non ne ha mai fatto richiesta e non ha intenzione di farlo. Tuttavia il loro utilizzo è in aumento: il 26% dei fondi avviati nel 2010 ha utilizzato gli Scf , il 52% di quelli dell’annata del 2015 e ben il 53% dei veicoli avviati nel 2016.

Sono appunto i fondi di private equity ad aver alimentato questa crescita, con un aumento dell’utilizzo delle linee di credito di sottoscrizione, passate dal 13% per i fondi lanciati prima del 2010 al 47% di quelli successivi. Tra i fondi di private debt nello stesso periodo si è passati dal 25% al 44%. Per quanto riguarda i fondi immobiliari invece, prima del 2010 la percentuale di ricorso a queste linee di credito era pari al 51% e questo livello è rimasto stabile nel tempo. I fondi di real asset invece (immobiliare e reddito alternativo) registrano un utilizzo molto più basso di Scf, con solo il 27% dei fondi avviati dal 2010 in avanti che ne ha fatto uso.

Perché affidarsi a queste linee di credito? I prestiti possono essere concessi nell’arco di un solo giorno, mentre una capital call richiede tipicamente almeno 10 giorni lavorativi. I rischi tuttavia non mancano. Il capitale a prestito è infatti garantito essenzialmente solo dagli impegni di erogazione degli investitori del fondo di private equity, dal contratto stesso sottoscritto tra questi e il gestore del fondo e dal conto deposito degli investitori.

“Le linee di credito di sottoscrizione sono un tema caldo tra gli investitori e le posizioni di gestori fondi e investitori sono diverse e a volte discordanti”, ricorda Justin Hall, product manager di Preqin. “Sebbene possano offrire agli investitori una maggiore liquidità e una più semplice gestione del cash flow, possono anche rendere più difficile valutare le prestazioni del portafoglio e realizzare la due diligence sui precedenti fondi per i futuri prospetti”, sottolinea il manager.

“All’aumentare della sofisticazione e dell’intresse degli investitori per gli asset alternativi, questi svantaggi tendono a scomparire, in quanto diminuisce la dipendenza dai dati Irr che gli investitori diventano più sofisticati e attivi negli asset alternativi, questi svantaggi possono svanire in quanto diminuisce la dipendenza dai dati Irr (sigla di internal rate of return: è il tasso di sconto in corrispondenza del quale il valore attuale dei flussi di cassa generati da una certa attività è pari al prezzo richiesto per l’acquisto dell’attività medesima ndr), ma è improbabile che ciò possa dissipare completamente le difficoltà degli investitori”, prosegue Hall.

Francesca Conti
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