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Aifi, sfide e opportunità del private equity nel new normal

Aifi, sfide e opportunità del private equity nel new normal

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Livia Caivano
Livia Caivano

23 Settembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Nel primo semestre 2020 sono state annunciate 93 nuove operazioni di investimento

  • Nel 2019 registrata la cifra record di 175 operazioni

175 operazioni concluse nel 2019 e 93 registrate nel primo semestre 2020. Liquidità, disruption e new normal: ecco i fattori da monitorare nella seconda metà dell’anno per trovare valore nel private equity di domani. Tutti i dati dell’Osservatorio di Private Equity Monitor

Dopo le cifre da record del 2019, nel primo semestre di quest’anno il private equity si è mostrato resiliente e – nonostante il fisiologico calo delle operazioni causa Covid – ha mantenuto un trend positivo. Come sarà il new normal del mercato? Ecco i numeri e le previsioni della diciannovesima edizione del Private Equity Monitor.

 

Nel nuovo Osservatorio Private Equity Monitor – Pem, giunto alla sua diciannovesima edizione, vengono riportati tutti i dati risultanti dal monitoraggio dell’attività di investimento in private equity riguardo l’anno 2019 ma con qualche accenno al 2020. “Il settore del private equity conferma ed anzi consolida nel 2019 l’eccellente stato di salute già evidenziato ormai da un triennio”, commenta Anna Gervasoni, presidente Pem. “Il 2019 segna il record in termini di numero di operazioni: il dato di riferimento in tal senso, in precedenza, era rappresentato dalle 175 operazioni registrate proprio l’anno precedente. Nel 2020, poi, il private equity si conferma industry caratterizzata da elevata maturità e resilienza, contenendo con grande efficacia l’impatto negativo generato dal Covid in ambito economico”.

2020

Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio, nel primo semestre 2020 sono state annunciate 93 nuove operazioni di investimento (esclusi gli start up, i reinvestimenti in società già partecipate e le operazioni poste in essere da veicoli di investimento pubblici), in linea rispetto al medesimo periodo del 2019 (quando si registrarono 95 operazioni). In termini di tipologia di operazione, la maggior parte degli investimenti ha riguardato interventi di buy out (80%), seguiti dagli expansion (14%), dai turnaround (4%) e dai replacement (2%). Le operazioni di add-on ammontano al 42% del totale, registrando un ulteriore deciso incremento rispetto agli ultimi anni, che già avevano sempre più evidenziato e sottolineato la rilevanza ed il ruolo dei processi di aggregazione industriale. In termini settoriali, si conferma la consolidata presenza di aziende che operano nel comparto dei beni di consumo e dei prodotti per l’industria, rappresentando quasi il 50% del mercato. Con riferimento alla distribuzione geografica, il mercato è risultato fortemente concentrato tra la Lombardia, il Piemonte, il Veneto e l’Emilia-Romagna, che insieme hanno catalizzato il 73% delle aziende target. Sempre residuale è risultato, invece, il coinvolgimento di imprese del Sud (stabile al 4%).

I dati del 2019

Nel 2019 il mercato conferma la tendenza già registrata negli ultimi anni con una netta prevalenza delle operazioni di buy out, che si attestano al 75% delle preferenze I dati dicono che gli operatori continuano ad indirizzare l’attenzione verso operazioni in cui l’acquisizione della maggioranza consenta sia una massimizzazione dei rendimenti che un approccio in linea con le professionalità maturate nel tempo. Secondo il Privaty Equity Monitor sono stati registrati 46 add-on (21% del mercato complessivo), in aumento rispetto al dato del 2018 (33 operazioni, 19% del mercato), a conferma di un ruolo ormai di assoluta rilevanza assunto dai progetti di aggregazione industriale nel settore.

In termini di deal origination, le imprese private e familiari mantenendo il livello delle preferenze (77% nel 2019, in linea con l’anno precedente), continuano a rappresentare larga parte delle opportunità di investimento. Le cessioni di rami d’azienda di imprese italiane salgono dal 2% al 6%. La Lombardia, nel corso del 2019 ha rappresentato il 38% del mercato. Nell’anno si conferma l’interesse degli operatori per i prodotti per l’industria, comparto che attrae il 25% delle operazioni di investimento, anche se in calo rispetto al 2018 (32%). I beni di consumo confermano la loro seconda posizione tra le preferenze degli investitori (22%), sostanzialmente in linea rispetto all’anno precedente (20%).

Con riferimento alle caratteristiche economico-finanziarie delle imprese target e al volume di ricavi, il dato mediano risulta pari a 35,6 milioni di euro, in diminuzione rispetto al valore del 2018 (44,5 milioni di Euro). Il 75% degli investimenti è indirizzato verso imprese che non superano un fatturato di 60 milioni, in crescita del 58% rispetto all’anno precedente. Diminuisce, invece, la presenza di imprese con fatturato compreso tra 61 e 100 milioni di Euro (10% vs 17%). Anche i deal su aziende di grandi dimensioni diminuiscono la propria quota: essi hanno rappresentato il 3% del mercato, in diminuzione rispetto al 9% del 2018.

Sfide e opportunità

Il focus, ha spiegato Enrico Silva di Ey nel corso della presentazione digitale dell’Osservatorio, è sui settori resilienti: tech, healthcare e alcune società consumer. Per molte operazioni è stato registrato un incremento netto dei prezzi richiesti dai venditori rispetto agli anni precedenti. Occhio poi alle valutazioni: nel periodo marzo-maggio – com’è noto – si è registrato un calo del business in quasi tutti i settori. Valutare il valore delle operazioni è sempre più difficile. Cosa dobbiamo aspettarci dal new normal? La pandemia di covid ha spostato gli equilibri e creato una grande mole di liquidità, gli investitori vogliono investire e in tempi rapidi.

Ma per chi sa cogliere il potenziale del cambiamento, grandi opportunità si profilano all’orizzonte. La disruption ad esempio chiede investimenti oggi per risultati che si vedranno solo sul lungo termine. Un fattore psicologico poi porta nel 2020 molti imprenditori senza successione generazionale a considerare di aprire il capitale agli investitori più di prima.

Livia Caivano
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