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Uber, non decolla l’Ipo più attesa dell’anno

Uber, non decolla l’Ipo più attesa dell’anno

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Francesca Conti
Francesca Conti

10 Maggio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il prezzo delle azioni si è stabilito intorno ai 42 dollari, un valore inferiore rispetto ai 45 dollari fissati per il debutto sul Nyse

  • Il debutto di Uber resta comunque il maggiore per una società tech da quello di Facebook nel 2012

  • Lo sbarco a Wall Street ha dato a Uber una valutazione di 71 miliardi

Debutto amaro per la quotazione più attesa dell’anno, quella di Uber, che a Wall Street è andata al tappeto. Complice il pessimo andamento degli indici Usa, il 10 maggio (nel primo giorno di contrattazioni) il titolo ha chiuso in calo del 7,6%

Per mesi è stata osservata speciale di analisti e investitori, che l’avevano già annoverata tra le dieci maggiori Ipo della storia. Ma la quotazione del colosso della mobilità via app Uber ha deluso le aspettative. In apertura a Wall Street il titolo della società ha registrato subito un calo del 6%, per poi restringere le perdite a -3%. Il prezzo delle azioni si è stabilito poi intorno ai 42 dollari, un valore inferiore rispetto ai 45 dollari fissati per il debutto sul Nyse. E l’esordio si è confermato negativo anche a fine giornata, col titolo che ha terminato gli scambi in flessione del 7,6% chiudendo a 41,5 dollari. Il debutto in Borsa deludente –comunque il maggiore per una società tech da quello del 2012 di Facebook – ha dato a Uber una valutazione di 71 miliardi, inferiore ai 75 miliardi corrispondenti al prezzo di collocamento e ben distante dai 120 miliardi sognati dall’azienda solo un anno fa.

Lo sbarco di Uber sul parterre di Wall Steet è stato anche condizionato dal pessimo andamento degli indici americani, in pesante ribasso dall’avvio. Mente il titolo della società muoveva i primi passi,il Dow Jones segnava un calo dell’1,1% e il Nasdaq dell’1,7%, risentendo dei venti di guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti. A favore del debutto al Nyse dell’azienda che in pochi anni ha cambiato la mobilità urbana di centinaia di città, non ha giocato nemmeno il confronto con la rivale Lyft. La società aveva iniziato gli scambi lo scorso 29 marzo in rialzo del 21% circa rispetto al prezzo di collocamento a 72 dollari. Da allora però Lyft non aveva fatto altro che perdere quota, scendendo a 52,7 dollari. Un andamento che aveva spinto Uber e le banche che ne hanno curato l’Ipo (Morgan Stanley, Goldman Sachs e Bank of America) a essere cauti nel fissare il prezzo con cui debuttare al Nyse.

A poche ore dal suono della campanella dal balconcino che si affaccia sul floor, il ceo di Uber Dara Khosrowshahi ha detto: “Misureremo il successo in tre, cinque, dieci anni, non in un giorno”. Forse aveva previsto che il debutto del titolo sarebbe stato all’insegna del sell-off. E segnali di cautela erano arrivati anche nei giorni precedenti: la società aveva ipotizzato ad aprile un prezzo per azione tra i 44 e i 50 dollari per azione, che avrebbero rappresentato uno ‘sconto’ di almeno venti miliardi rispetto all’ultimo round privato. Alla fine Uber ha scelto quasi il minimo della forbice iniziale:45 dollari, per una valutazione di 82,4 miliardi dollari. Un taglio netto rispetto alle previsioni.

Per raccolta attesa (8,1 miliardi), l‘Ipo entra comunque tra le più grandi nella storia di Wall Street. Ed è la terza nel comparto tecnologico, alle spalle di Alibaba (25 miliardi) e Facebook (16 miliardi). Cifre che a conti fatti non si vedevano dal 2014 – anno della quotazione del gruppo cinese – e dal 2002, se si restringe il campo alle sole società Usa. Quando a Wall Street la delusione per il decollo instabile lascerà il posto ai numeri, forse gli investitori torneranno ad essere positivi. E a concentrarsi sulla promessa del ceo, di rendere Uber la futura Amazon dei trasporti on demand.

Francesca Conti
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