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Spac: lo stato attuale e l’evoluzione del mercato italiano

Spac: lo stato attuale e l’evoluzione del mercato italiano

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Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri

09 Settembre 2020
Tempo di lettura: 10 min
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  • Nel 2020 le Spac Usa hanno raccolto oltre 35 miliardi di dollari, quasi il triplo rispetto al 2019

  • Dal 2020,  sono state 29 le Spac ammesse sul mercato italiano, per un totale di 3,8 miliardi di euro di capitali raccolti

  • Dinamiche, scenari e prospettive delle “special purpose acquisition companies” in Italia nell’intervista a  Patrizia Celia, head of large caps, investment vehicles, & market Intelligence di Borsa Italiana

Boom delle Spac negli Usa. Ma cosa sta accadendo nel Bel Paese? Abbiamo chiesto Patrizia Celia (Borsa Italiana) di fare un punto sull’evoluzione di questo fenomeno nel panorama italiano

Negli Usa, il 2020 è l’anno delle Spac. I dati forniti da Spac Research mostrano come, ad oggi, le “special purpose acquisition companies” abbiano raccolto oltre 35 miliardi di dollari, quasi il triplo rispetto al 2019 ($13,6 mld). Stando ai numeri forniti da Borsa Italiana, dal 2011, anno in cui questo veicolo di investimento è sbarcato in Italia, sono state 29 le Spac ammesse sui mercati ( 5 sul Miv e 24 sull’Aim) per un totale di 3,8 miliardi di euro di capitali raccolti. Di queste, 21 hanno concluso la business combination, 3 la devono concludere, 4 sono state revocate e una ha cambiato entità.

Alla luce di questi dati, We Wealth ha intervistato Patrizia Celia, head of large caps, investment vehicles, & market Intelligence di Borsa Italiana, per capire dinamiche, scenari e prospettive delle Spac nel panorama italiano.

Partiamo dalle basi, cosa sono le Spac?

La Spac nasce come un veicolo vuoto che si presenta al mercato con la promessa di realizzare una strategia d’investimento volta ad identificare le principali caratteristiche dell’azienda target, con cui proporre agli investitori una business combination, ovvero un’operazione di fusione. Sulla base del track record del gruppo di promotori e delle ipotesi caratterizzanti la strategia di investimento, gli investitori aderiscono all’Ipo della Spac. Da quel momento il veicolo ha a disposizione un orizzonte temporale (solitamente 18-24 mesi) per trovare sul mercato la società target con la quale dovrà negoziare la valutazione d’ingresso e le condizioni di governance (nel caso contrario la Spac viene liquidata e il capitale restituito agli investitori, ndr). Una volta identificata, la Spac dovrà convocare un’assemblea degli azionisti in cui proporre agli investitori la business combination. Se l’assemblea approva, la fusione si concretizza e la società va sul mercato. È quindi strategico per il top management cercare la società ideale che risponda ai requisiti della strategia di investimento e negoziare il giusto prezzo d’ingresso. Può infatti accadere che, qualora gli investitori della Spac non accettino la valutazione d’acquisto della partecipata sottostante in assemblea, la business combination venga bocciata.

Quindi possiamo dire che nel caso di una Spac sono gli investitori ad avere l’ultima parola?

Sì. Tutto si basa sulla facoltà da parte dell’investitore finale di accettare la conversione delle azioni della Spac in azioni della società target. Quando l’investitore finale non ha la possibilità di approvare una business combination, sta dando sostanzialmente un  mandato di gestione ai promotori del veicolo. In questo caso parliamo di un fondo di investimento alternativo, che può essere anche destinato a investimenti multipli proprio in virtù di tale mandato e quindi ricercare più target.

Cosa spiega il boom negli Usa?

Quello delle Spac, è un fenomeno che nel lungo termine passa da un continente all’altro a seconda delle condizioni macro. Nel 2010 lo abbiamo, ad esempio, mutuato dal mercato americano e adattato al contesto italiano. Ci sono momenti di ciclo in cui il prodotto può prendere piede in un’area geografica piuttosto che un’altra, a seconda di quelle che sono le esigenze che, in quel momento, le imprese, i mercati finanziari e la macroeconomia domestica devono andare a soddisfare. Negli ultimi anni, Europa e Italia sono stati rispettivamente il continente e il Paese ad aver registrato il più alto numero di Spac in quotazione sui propri mercati. Adesso, le Spac stanno rallentando in Italia e stanno ripartendo negli Stati Uniti.

Abbiamo dato alcuni numeri sul panorama italiano. Prevedete nuove Spac nei prossimi mesi?

In questo momento storico ci sono due fenomeni che vanno letti contemporaneamente. Da un lato, la costituzione di nuove Spac diventa più interessante, in quanto sono un prodotto particolarmente utile per le imprese, che possono beneficiare del supporto del management della Spac per affrontare scenari complessi. Dall’altro, in un contesto complicato come quello attuale, diventa più difficile ridurre al minimo le asimmetrie informative che tipicamente caratterizzano l’investimento in private assets e cercare la giusta azienda target da proporre e spiegare al mercato.

La Spac è un veicolo che ha la caratteristica di effettuare un unico investimento. Alla luce del contesto attuale, nell’ottica di finanziare l’economia reale, ci sono altre formule di investimento particolarmente rilevanti?

Attualmente c’è un dialogo in corso su come far crescere i Fia (Fondi di Investimento Alternativi). Questi veicoli di investimento multi-asset sono la naturale evoluzione della Spac quando gli asset investibili sono multipli. Grazie a un’ approvazione propedeutica avuta da Banca d’Italia e Consob possono espletare la propria strategia di investimento, selezionare le aziende target e fornire accesso a un portafoglio allargato di asset (Pmi, infrastrutture, rinnovabili, real estate…), ampliando il raggio d’azione e senza aver bisogno di passare dall’assemblea per l’autorizzazione degli investimenti. In futuro, alle Spac si affiancheranno tanti veicoli multi-asset,  alcuni dei quali con strategie di venture capital, private equity, private debt, small caps e public debt, rinforzando la capacità di finanziamento complessiva delle imprese, sia lato debt che lato equity. Tra questi, ricordiamo il debutto sul Miv (il mercato regolamentato dedicato ai veicoli di investimento in cui rientrano i Fia e altri veicoli non-Fia come le Spac, ndr) di NB Aurora, il primo veicolo di permanent capital ad arrivare in quotazione a seguito dell’implementazione della nuova normativa dedicata ai Fia. Nell’estate 2019, NB Aurora è stato il primo veicolo di investimento a beneficiare della nuova modalità di negoziazione ancorata al Nav (Net asset value, ndr) proposta da Borsa Italiana per i Fia Riservati. Prima e unica Borsa sul mercato internazionale a offrire tale modalità di negoziazione, segno dell’attenzione che Borsa Italiana dedica a questi veicoli che, sempre più, saranno chiamati a supportare il finanziamento della nostra economia reale. E non è detto che alcuni dei nuovi players non vadano in quotazione entro la fine dell’anno.

Virginia Bizzarri
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