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Pmi italiane: essenziale cultura quotazione

Pmi italiane: essenziale cultura quotazione

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

18 Luglio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Nel periodo 2018 – primo semestre 2019 il settore più rappresentato in Aim è quello del tech/digital. Al secondo posto ci sono le Pmi italiane collegate al settore green (consumer goods, cura della persona), confermando sempre più l’imporsi della “veste” Esg fra le aspiranti quotate. Fra i nuovi comparti del segmento sta invece crescendo l’industria

  • “Tutti gli Unicorni Usa hanno strumenti legali potenti per mantenere il controllo del capitale pure in caso di aumento della quantità di flottante”

  • Aim è al centro del cambiamento strutturale in atto nella finanza italiana. L’auspicio è quello di arrivare ad oltre 1000 quotate. “Bisogna puntare sulla cultura per dire che il mondo degli investimenti è cambiato e che non bisogna più finanziarsi col debito”

A dieci anni dal lancio di Aim Italia, mercato di Borsa Italiana dedicato alle Pmi italiane ad alto potenziale di crescita, è sempre più necessario ricorrere alla quotazione. Perché bisogna superare il concetto che per crescere è necessario indebitarsi. Se ne è parlato durante l’ultimo Osservatorio Aim Italia

Nei fatti, è dal 2015 che le banche non concedono più prestiti alle imprese. I vecchi Pir avevano poi ovviato con successo al fabbisogno dei capitali delle Pmi italiane. Ma si è trattato purtroppo di un idillio durato troppo poco. Nello stesso momento, per fortuna, si stava facendo strada la via della quotazione. Il mercato ha infatti registrato uno sviluppo vigoroso a partire dal 2017, sia in termini di Ipo che di dimensione delle operazioni. Il picco si è raggiunto nel 2018, con il congiunto effetto benefico dei Pir e degli incentivi alla quotazione delle Pmi in seguito all’introduzione del credito d’imposta sui costi Ipo.

Se ne è parlato durante l’ultimo Osservatorio Aim Italia del 18 luglio 2019 a Palazzo Mezzanotte a Milano, organizzato da Ir Top Consulting. Fra i relatori, Anna Lambiase di IRTOP Consulting, Luca Tavano di Borsa Italiana, Paolo Maggini di Consob, Francesca Brunori di Confindustria, Paola Castiglioni dell’Odcec Busto Arsizio e Marcello Bianchi di Assonime.

Pmi italiane e quotazione, un matrimonio possibile

Al 3 giugno 2019 le società quotate sono 114, la capitalizzazione è pari a 7,1 miliardi di euro e la raccolta di equity (Ipo) si attesta circa a 3,7 miliardi di euro. Includendo gli aumenti successivi (inclusi warrant e prestiti obbligazionari), la raccolta arriva a 4,4 miliardi. A 10 anni dalla sua creazione, le pmi italiane che hanno scelto Aim sono 157, incluse 24 Spac.

Nel periodo 2018 – primo semestre 2019 il settore più rappresentato è quello del tech/digital (il 24%. In termini di capitalizzazione il 22%. Sul tech quotato in Italia si legga qui). Al secondo posto (18%. 24% in termini di capitalizzazione) ci sono le pmi italiane collegate al settore green (consumer goods, cura della persona), confermando sempre più l’imporsi della “veste” Esg fra le aspiranti quotate. Fra i comparti emergenti del segmento Aim si sta invece imponendo l’industria, arrivata al 17% sia in termini di presenza che di capitalizzazione.

Una categoria assente nel comparto è quella degli assicuratori e dei fondi pensione, anche se i settori a livello di business sono molto articolati. Luca Tavano in particolare sottolinea che sono cambiati gli identikit delle società. E’ importante lavorare su equity, infrastrutture, conferma del settore del tech, il quale continuerà ad essere rappresentato nelle prossime quotazioni. Anna Lambiase aggiuge che il 48% delle società ha base in Lombardia. Si tratta della conferma di un sistema. Ma l’appetibilità del sistema va fatta anche conoscere al Centro Sud. Marcello Bianchi dal canto suo sottolinea che, per diffondere la cultura della quotazione, in Italia bisognerebbe poter aumentare il flottante a parità di controllo, “anche se la cosa fa venire l’orticaria a molti investitori”. E adduce l’esempio americano: “tutti gli Unicorni Usa hanno strumenti legali potenti per mantenere il controllo del capitale pure in caso di aumento della quantità di flottante”.

Dopo i Pir, diffondere la cultura della quotazione

Si è molto battuto sul punto della diffusione della cultura della quotazione in Borsa per le Pmi italiane. I Pir del precedente governo avevano il pregio di attivare il risparmio delle famiglie italiane verso le piccole e medie imprese italiane eccellenti. I vincoli introdotti nei nuovi Piani individuali di risparmio hanno invece “bloccato tutto”. “Dal 2015 il credito bancario è completamente stagnante, quindi bisogna trovare delle soluzioni alternative. I minibond sono stati un buono strumento, ma Aim si pone al crocevia” di questa impasse.

Aim è al centro del cambiamento strutturale in atto nella nostra impresa, nella finanza italiana. L’auspicio è quello di arrivare ad oltre 1000 quotate. “Bisogna puntare sulla cultura, diffondere conoscenza per dire che il mondo degli investimenti è cambiato e che non bisogna più finanziarsi col debito. Siamo l’unica economia europea che è rimasta indietro da questo punto di vista”. Il gap culturale dell’imprenditore medio italiano va colmato: come detto durante le tavole rotonde, la fiducia è l’elemento essenziale, al di là di multipli e fondamentali di bilancio. E la fiducia si basa su governance e trasparenza.

 

Teresa Scarale
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