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Aim da record nel 2019, ma attenzione alle ombre

Aim da record nel 2019, ma attenzione alle ombre

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

20 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • In media le società quotate nel 2019 sull’Aim hanno un fatturato inferiore ai 20 milioni di euro

  • Secondo i dati di Global Strategy, nel 2019 sono state individuate nel Belpaese 722 imprese eccellenti, con tassi di crescita, redditività e solidità superiori rispetto alla media del proprio settore

  • “Oggi i Pir rappresentano circa il 2% degli asset complessivi collocati e gestiti nel nostro paese”, spiega Alessandro Rota di Assogestioni

Secondo uno studio di Value Track, sponsorizzato da Bper Banca, il 2019 è stato un anno record per l’Aim: a fine dicembre il numero di Ipo si attestava a 31, per una raccolta media per ogni operazione pari a sei milioni di euro. Cosa aspettarci dai prossimi mesi e che ruolo avranno i Pir 3.0?

Un 2019 da record in termini di quotazioni per Aim Italia, il segmento di Borsa Italiana dedicato alle piccole e medie imprese. Secondo uno studio di Value Track, sponsorizzato da Bper Banca, lo scorso anno sono state finalizzate 35 Ipo (Initial public offering) su Borsa Italiana, di cui 31 su Aim Italia, per un totale di 129 società quotate a fine dicembre. Potrebbe sembrare un quadro completamente positivo, ma non mancherebbero alcune ombre da non sottovalutare.

“Non tutti i dati sono stati positivi, basti pensare ai Pir che lo scorso anno non hanno goduto di efficacia – spiega Marco Greco, founder e managing partner di Value Track – Inoltre, a far riflettere è anche la dimensione media delle società quotate, che hanno un fatturato inferiore ai 20 milioni di euro. In parallelo, la raccolta è stata abbastanza contenuta: per ogni operazioni realizzata, sono stati raccolti in media sei milioni di euro”.

I settori trainanti

A incidere sui dati sarebbero soprattutto società tecnologiche, non manifatturiere e di piccole dimensioni, dal settore della cybersecurity ai big data. “L’Italia è il sesto paese al mondo per robot istallati – aggiunge Marco Fortis, direttore e vicepresidente della Fondazione Edison dell’Università Cattolica – Siamo innovativi dal punto di vista dell’istallazione di macchinari e robotica, e ci posizioniamo al secondo posto in termini di ricerca e sviluppo dopo la Germania”.

Aim da record nel 2019, ma attenzione alle ombre
Fonte: Bper Banca

Secondo i dati di Global Strategy presentati da Settimio Stigliano di Arca Fondi Sgr, nel 2019 sono state individuate nel Belpaese 722 imprese eccellenti, con tassi di crescita, redditività e solidità superiori rispetto alla media del proprio settore, che corrispondono al 6,7% dell’universo di riferimento delle aziende analizzate. Posizionate prevalentemente nel Nord Italia, investono il 5% del loro fatturato in ricerca e sviluppo e sono disponibili ad aprire il loro capitale a terzi nel 57% dei casi. Eppure, aggiunge Stigliano, in Italia il livello medio di indebitamento è più alto rispetto agli altri paesi, motivo per cui diventa sempre più strategica la capacità delle aziende di accedere al mercato dei capitali.

Il ruolo dei Pir

Che ruolo hanno svolto e svolgeranno i Pir in questo contesto? “Nel 2017 la raccolta dei Pir è andata molto bene, 11 miliardi contro i 60 dei fondi aperti restanti – spiega Alessandro Rota, direttore dell’Ufficio studi di Assogestioni – Nel 2018 la raccolta complessiva è stata negativa per sette miliardi, ma positiva per i Pir per quattro miliardi. Lo scorso anno, invece, la raccolta è stata leggermente negativa. Oggi i Pir rappresentano circa il 2% degli asset complessivi collocati e gestiti nel nostro paese”. Come conquistare però la parte di società ancora non quotate? “Bisogna spostarsi verso una nuova generazione di fondi chiusi, che abbia anche un’apertura al retail. L’eltif può essere un esempio, cioè fondi chiusi pensati anche per le persone fisiche. In Europa se ne contano solo sei, di cui uno in Italia. A tal proposito, abbiamo ottenuto una disciplina fiscale particolarmente vantaggiosa, interessante per i clienti private”, aggiunge Rota.

Positivo Luca Tavano, head of product development mid&small caps di Borsa Italiana: “Per cambiare l’ordine di grandezza delle quotazioni, crediamo che i Pir possano dare un grande contributo, ma è importante che ci siano degli investitori in grado di supportarle, specializzati a investire in aziende con un profilo di rischio diverso rispetto a quelle di maggiore quotazione”.

Rita Annunziata
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