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Pwc, le sfide del wealth management per il 2020

Pwc, le sfide del wealth management per il 2020

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Livia Caivano
Livia Caivano

12 Marzo 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Normative sempre più stringenti, allineamento dell’offerta a livello europeo, bassa crescita economica

  • Riduzione dei margini, sostenibilità e ovviamente coronavirus. Tutto quello che c’è da sapere sull’anno che verrà

Il coronavirus è solo l’ultimo dei fattori di cambiamento che obbliga gli attori dell’industria del risparmio gestito a ripensare al suo modo di fare business. Ecco come sta cambiando l’approccio dei risparmiatori all’investimento e alla consulenza, secondo Mauro Panebianco, responsabile asset e wealth management di PwC

L’industria del wealth management da tempo si interroga sul suo futuro, a causa di normative sempre più stringenti, allineamento dell’offerta a livello europeo, bassa crescita economica e in ultima analisi riduzione dei margini. Il mercato aveva già pensando alla revisione della propria gamma prodotti e delle strategie di gestione quando, a mescolare nuovamente le carte in tavola, è arrivato il coronavirus.

 

“C’è chi parla dell’arrivo del cigno nero”, spiega Mauro Panebianco, responsabile asset e wealth management dei servizi di consulenza di PwC: Dopo un decennio di crescita dei corsi dei titoli, il fattore coronavirus ha fatto scendere i listini delle principali piazze finanziarie mondiali, in modo significativo, anche a fronte della stretta correlazione con la guerra economica del petrolio che non ha fatto che accentuare e ampliare gli effetti di un rischio sistemico”.

Lo scenario pre-coronavirus secondo Pwc

  • I margini e la crescita del settore, orientati verso una limitazione dettata dalla pressione delle commissioni e dal conseguente spostamento dei clienti verso prodotti con costi più bassi, hanno portato gli operatori dell’industria del wealth management a cercare di contrastare il fenomeno accettando margini inferiori oppure riducendo i costi, spinti dall’esigenza di fare leva sulle economie di scala o di entrare in nuovi segmenti o settori
  • I maggiori vincoli imposti dai nuovi aspetti regolamentari hanno aumentato di fatto il costo di fare business e hanno posto in discussione i ricavi derivanti dagli inducement, generando la necessità di definire nuove strategie volte al mantenimento dei margini tramite lo switch verso commissioni di gestione e performance e con l’offerta di servizi a valore aggiunto
  • L’incertezza economica e la decrescita dell’area euro si è riflessa nella difficoltà di investire la liquidità presente sui conti correnti in prodotti gestiti (che, ad oggi, ha raggiunto circa il valore di un trilione e mezzo di euro)
  • L’armonizzazione del mercato a livello europeo ha ridotto le differenze tra gli asset manager e ha innescato un processo di consolidamento volto alla creazione di grandi colossi del risparmio gestito. La Brexit ha comportato qualche ripensamento delle operations trasferendo alcuni hub dalla piazza londinese a quella lussemburghese o irlandese (Dublino) ma non ancora con evidenti sconvolgimenti
  • La Mifid2 ha previsto un maggior numero di informazioni e tutele per chi investe nonché una serie di nuove regole per tutti gli intermediari dell’Unione Europea attivi nella produzione, distribuzione o negoziazione di strumenti finanziari

“Negli ultimi mesi – prosegue Panebianco – abbiamo assistito alla crescita delle cosiddette asset class alternative e, in particolare, illiquidi e real assets che, alla luce dei recenti episodi, potrebbero subire qualche criticità visto quanto è successo nel biennio 2007/2008 con la crisi Lehman”. Non va meglio alla gestione passiva: “Anche gli etf, per le loro peculiarità gestionali e le loro esigenze di scala, si prestavano ad importante crescita ovvero sia ad essere acquistati come mattoni per gestioni e prodotti wrap sia da parte degli investitori alla ricerca di prodotti a basso costo e tracking error”. Secondo Pwc, lo strumento che ha salvato i portafogli di moltissimi investitori negli ultimi anni, potrebbe rivelarsi un nemico dei mercati: “Gli etf e la loro crescita potrebbero potenzialmente generare un crollo dei listini poiché gli algoritmi complessi con i quali sono definiti potrebbero innescare miriadi di ordini vendita”.

Mauro Panebianco - responsabile asset e wealth management PwC

Cosa rimane agli investitori, sempre più disorientati dal turbolento inizio anno? Ancora una volta, la risposta sta nella sostenibilità. Prosegue Mauro Panebianco: “Non meraviglia che come gli operatori stiano puntando maggiormente verso investimenti Esg. Anche alla luce dell’accordo di Parigi che richiederà investimeti per cifre dai 180 ai 290 miliardi, una somma troppo grande per un investimento pubblico”. In questo contesto la Capital Markets Union, con una più ampia offerta europea di servizi finanziari, potrà assumere un ruolo fondamentale nel favorire questi tipi di investimenti dato il maggiore interesse degli investitori verso le tematiche di sostenibilità, che porteranno i gestori a dover considerare i fattori ambientali, sociali e di governance nelle loro scelte di investimento.

Il ruolo dell’innovazione

Panebianco: “Rivolgendo lo sguardo al modello di servizio e alla tecnologia, occorre ricordare che la modalità più efficace risiede sempre nell’adozione di un mix di canali differenziato, in quanto le reti di promotori e i canali digitali continueranno a sovraperformare rispetto alla distribuzione tradizionale”. L’emergenza covid-19 a cui tutto il mondo si trova a dover far fronte, è senza precedenti e sta accelerando il processo di digitalizzazione dei rapporti tra consulenti e clienti. “Potrebbe fornire una spinta decisiva a quelle forme ibride di robo advisor che avevano trovato finora difficoltà ad attecchire e crescere. Anche l’offerta dei prodotti dovrà essere maggiormente personalizzata in funzione del segmento di clientela, con strategie di allocazione che puntino alla diversificazione di portafoglio”.

Livia Caivano
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