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Perché non riusciamo più a pensare al lungo termine?

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Livia Caivano
Livia Caivano

09 Novembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • “La mente umana è naturalmente predisposta a ricercare la regolarità, scovandola anche in eventi interamente governati dal caso”

  • “Così facendo, le persone spesso cadono nell’irrazionale tentazione di pensare che un mercato in salita continuerà a esserlo o che la crisi economica non finirà mai, rendendo difficile la pianificazione finanziaria”

Attenzione alle trappole mentali che ci inducono a pensare che il futuro somiglierà sempre al presente: oggi vediamo che le cose intorno a noi sono difficili, ma basare le nostre decisioni sull’idea che non miglioreranno mai sarebbe un grave errore. Intervista a Matteo Motterlini professore di Behavior Change all’Università San Raffaele di Milano

Non sappiamo se il prossimo fine settimana potremo andare a cena fuori, se il mese prossimo passeremo il Natale in famiglia, se nell’estate 2021 potremo viaggiare all’estero: come possiamo pianificare gli investimenti per i prossimi 10 anni? Riusciamo ancora a pianificare la nostra vita per il lungo termine o siamo invece condannati fino alla fine della pandemia a ragionare giorno per giorno?

 

“Ci viene più naturale pensare giorno per giorno perché il futuro spaventa per la sua incertezza – ma non siamo certo condannati a farlo, solo che di fronte ad emozioni così violente e totalizzanti come ansia e timore tendiamo a pensare che continueremo a provarle e non ce ne libereremo facilmente”, spiega a We Wealth Matteo Motterlini, E.ON professor of Behavioural Change all’Università San Raffaele di Milano e autore di “Psicoeconomia di Charlie Brown” e “Strategie per una società piu’ felice”. “Certamente dal punto di vista psico economico gioca un ruolo rilevante la trappola mentale del cosiddetto projection bias, ovvero la tendenza a credere che il futuro somigli al presente, portando ad esempio a pensare che la fase economica del momento durerà per sempre. La mente umana è naturalmente predisposta a ricercare la regolarità, scovandola anche in eventi interamente governati dal caso. Così facendo, le persone spesso cadono nell’irrazionale tentazione di pensare che un mercato in salita continuerà a esserlo o che la crisi economica non finirà mai, rendendo difficile la pianificazione finanziaria”. Questo rende ancora più difficile affrontare questo momento complicato, non solo dal punto di vista sanitario ma anche economico. “Non stupisce che uno stato emotivo negativo renda più facile cadere in questa trappola. Con meno forza, vi sono esposti anche coloro che hanno un’alta percezione di autocontrollo sulla propria vita, e che quindi pensano di sapere come andranno le cose – prosegue Motterlini – Oggi con il covid le cose vanno male e per un po’ andranno malissimo, è difficile pensare che possano andare meglio. È difficile concepirlo in senso letterale, perché per come è fatta la nostra mente, è difficile pensare in modo diverso da come pensiamo”. Restiamo incastrati nel qui e ora, facendo dipendere i nostri giudizi e le nostre decisioni dalle emozioni che stiamo provando, dando per scontato che saranno le stesse che proveremo anche in futuro.

La distorsione proiettiva

Questa trappola mentale ci porta per esempio a scegliere un luogo di vacanza (troppo) caldo se sfogliamo il catalogo dell’agenzia viaggi mentre fuori è inverno, o a ordinare a inizio pasto, affamati, più di quello che desidereremo aver mangiato alla fine. Spiega il professore: “Questo meccanismo mentale è documentato da un esperimento piuttosto superficiale ma che rende bene l’idea: ai soggetti veniva chiesto che tipo di snack avrebbero desiderato a una settimana da oggi. Potevano optare per uno snack sano e dietetico oppure per una più goloso e calorico. L’aspetto cruciale è che a un primo gruppo la domanda veniva rivolta a pancia piena dopo pranzo, mentre a un secondo gruppo a pancia vuota a metà pomeriggio. Gli affamati del pomeriggio sceglievano lo snack poco salutare e ingrassante più del doppio di quanto facevano i sazi. Dimostrando così come lo stato viscerale presente fosse proiettato in avanti di una settimana, determinando così le preferenze dei soggetti”.

Nei momenti di forte incertezza sul futuro tendiamo a diventare più avversi al rischio, preferiamo “decidere di non decidere” e procrastinare eventuali investimenti. Attenzione però, perché tenere i risparmi fermi sui conti correnti è una sfida mancata che forse non possiamo permetterci.

Livia Caivano
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