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Non solo Treasury, la Fed adesso compra gli Etf

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

12 Maggio 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • Il programma di acquisto degli Etf mira a ripristinare il funzionamento nei mercati finanziari, colpiti fortemente dalla reazione iniziale alla crisi pandemica e dal peggioramento delle previsioni macroeconomiche

  • Il piano è stato allargato in termini quantitativi (da potenzialmente 350 a 750 miliardi di dollari), includendo anche acquisti di bond non investment grade e relativi Etf

  • Si apre la stagione di una sorta di Qe non solo illimitato, addirittura “infinito sia in ammontare che in termini di durata nel tempo”

  • Come sempre, si pone la questione dell’azzardo morale. Il salvagente Fed potrebbe spingere gli investitori sempre più verso asset rischiosi, alla ricerca di un rendimento difficile da trovare altrove e “messo al sicuro”

Con il debutto nell’acquisto di Etf, la Fed entra a passo teso nei mercati per difendere l’economia reale e il sistema finanziario dalla crisi Covid. Ecco l’opinione degli analisti nei confronti di una mossa che vuole mettere un argine alla volatilità dei mercati e che non ha precedenti nella storia americana

Una giornata storica per la Fed (e per Wall Street)

Il 12 maggio 2020 è stata una data storica per la Federal Reserve. La sua sede di New York ha iniziato infatti per la prima volta ad acquistare fondi negoziati in borsa (Etf) su obbligazioni societarie. La Fed farà i suoi acquisti tramite la Secondary Market Corporate Credit Facility, finanziata dal Tesoro così come la Primary Market Corporate Credit Facility. Privilegiate saranno le obbligazioni societarie investment grade, ossia quelle con merito creditizio elevato; tuttavia, non si esclude l’acquisto di qualche titolo “spazzatura” proprio per non interrompere il flusso del credito alle imprese più in difficoltà. Il programma di acquisto degli Etf, insieme agli altri strumenti che la Fed ha lanciato, mirano a ripristinare il funzionamento nei mercati finanziari, colpiti fortemente dalla reazione iniziale alla crisi pandemica e dal peggioramento delle previsioni macroeconomiche.

“La partenza del piano di acquisto di Etf su bond corporate fa riferimento a un piano Fed approvato originariamente il 23 marzo, ossia il giorno in cui l’indice S&P ha finora raggiunto il minimo dell’anno”, dice Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte Sim. “Il piano inizialmente comprendeva solo bond corporate investment grade e relativi Etf. Successivamente, nel mese di aprile, il piano è stato allargato in termini quantitativi (da potenzialmente 350 a 750 miliardi di dollari), includendo anche acquisti di bond non investment grade e relativi Etf”. Adesso la Fed potrà quindi acquistare “entrambe le categorie di bond”.

Un allentamento quantitativo infinito per dimensioni e durata

“La misura della Fed ha come principale obiettivo quello di garantire l’accesso al mercato ad aziende messe in ginocchio dal Covid”, commenta Vincenzo Longo, Premium client manager di IG Italia. La mossa Fed agirà “permettendo anche una riduzione dei rendimenti che le imprese devono corrispondere al mercato stesso. Ovviamente l’utilizzo degli Etf e non solo quello dei bond corporate, fa molto discutere dato che in questo modo la Fed si avvicina progressivamente a strumenti di mercato sempre più simili all’azionario”. La Federal Reserve afferma che terrà conto “della composizione del debito con rating investment grade e non investment grade, lo stile di gestione, l’ammontare del debito detenuto nelle banche”.

Gian Marco Salcioli, esperto di mercato per Assiom Forex, ritiene che tutto ciò vada nella direzione “non solo di ulteriore espansione monetaria, ma di una sorta di Qe non solo praticamente illimitato, ma quasi infinito sia in ammontare che in termini di durata nel tempo”.

La Fed e gli Etf: il potenziale effetto distorsivo sui mercati

Salcioli ammette che “ogni programma che comporta la scelta di alcuni titoli rispetto ad altri è sempre potenzialmente fonte di distorsione tra settori e comparti, anche se la banca centrale Usa userà tutte le accortezze per evitare questi rischi. Le maggiori asimmetrie si potrebbero trovare però tra aree geografiche del pianeta con programmi molto più intensi di sostegno”, a seconda dell’approccio intrapreso.

Bisogna considerare però che “la portata del rallentamento macroeconomico non ha nessun precedente nella storia moderna”. Sia la Fed che l’amministrazione americana hanno “messo in campo una quantità gigantesca di risorse anche dal punto di vista fiscale”.

Come questa crisi ci ha abituati, “stanno saltando gli schemi di riferimento classici”, prosegue l’esperto di Assiom Forex. Essere liberi di agire, “può fare la differenza quando le diverse e economie e i relativi settori economici, saranno chiamati a riscattarsi e recuperare terreno il più velocemente possibile e con i minori danni inflitti sia in termini di perdite di profitti, sia di capacità di finanziamento a costi sostenibili”.
Antonio Cesarano rileva che “gli operatori hanno in parte già anticipato la data di effettiva implementazione del piano di acquisto di bond/Etf corporate”. In tal modo, avevano generato sulle prime “una distorsione in termini di prezzi degli Etf del comparto”. Questi titoli per diversi giorni “hanno quotato al di sopra del NAV”. Però “tale andamento più recentemente è rientrato”.

I rischi

Per Vincenzo Longo, questa mossa “potrebbe avere effetti distorsivi sul mercato non da poco conto. Innanzitutto potrebbero esserci spread più contenuti tra varie tipologie di asset sottostanti con high yield [i titoli spazzatura, spesso “angeli caduti, ndr] che si avvantaggerebbero verso i titoli con elevato merito di credito. Questo potrebbe spingere sempre di più gli investitori verso asset rischiosi alla ricerca di un rendimento difficile da trovare altrove, potendo contare sul sostegno della Fed. Non è detto però che la Fed riesca a tenere a galla tutto il mondo dei titoli più rischiosi. Cosa accadrebbe a quel punto?”.

Come il Giappone?

Stefano Gianti (Swissquote) vede in atto una “giapponesizzazione” della Fed (la banca centrale giapponese è stata la prima a comprare titoli societari). Già il 6 aprile Janet Yellen, precedente chairwoman della Fed, aveva dichiarato che “la Fed non ha bisogno di comprare ora azioni. Ma il Congresso potrebbe riconsiderare di permetterlo”. Gianti ricorda l’apertura “di una strada molto importante che l’istituto centrale potrebbe percorrere in futuro”.

Il punto è che “più aumenteranno gli acquisti da parte della banca centrale Usa, più asset di svariato tipo bisognerà comprare. Ricordiamoci che il bilancio della Fed è balzato in poche settimane del +55%”. Inoltre “la Fed di Atlanta ha previsto un potenziale calo del Pil addirittura del -34.9%”. Ciò fa capire, prosegue Gianti, “che l’invasione di liquidità aumenterà ulteriormente”.

Il punto fondamentale sarà la prontezza dell’intervento Fed. “Quindi, se la curva di contagio negli Usa non dovesse iniziare a scendere, gli interventi (anche governativi) saranno ancora più massivi e rapidi. In tutto ciò, il rendimento del Treasury a 2 anni è arrivato a quotare 0.10%. E’ allora destinato a breve ad arrivare a zero (e, perchè no, sotto zero)?

Antonio Cesarano vede l’ampliamento della potenza di fuoco della Fed come un modo per cercare di “regolare o almeno smussare gli eccessi su vari segmenti”, sia del rendimento che della tipologia (governativi versus societari).

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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