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Neanche con il covid la gestione attiva ha mostrato i muscoli

Neanche con il covid la gestione attiva ha mostrato i muscoli

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Livia Caivano
Livia Caivano

01 Settembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Nei primi sei mesi del 2020 solo il 51% dei fondi a gestione attiva ha fatto meglio del proprio indice di riferimento

  • Solo il 24% dei fondi attivi monitorati nelle 20 categorie Morningstar negli ultimi 10 anni ha registrato performance migliori delle controparti passive

Nessuna prestazione degna di nota dei fondi a gestione attiva nella prima parte dell’anno. Il valore aggiunto del gestore in tempi di volatilità è allora un falso mito? Secondo Morningstar sì.

Il sell-off provocato dal coronavirus sui mercati nei primi mesi dell’anno – e il successivo rimbalzo – sono stati un banco di prova per il braccio di ferro tra gestione attiva e passiva. In molti sostengono che in tempi di grande volatilità un gestore possa fare meglio di un algoritmo. I numeri dicono però che solo il 51% dei fondi a gestione attiva ha fatto meglio del proprio indice di riferimento nei primi mesi dell’anno.

 

Il Morningstar Active – Passive Barometer relativo alla prima metà del 2020, per il quale sono state messe sotto la lente 20 categorie di fondi, rileva che le performance dei fondi attivi non è stata “né decisamente migliore né peggiore di quella dei corrispettivi passivi”. I risultati sono diversi a seconda delle classi di attività e delle categorie: per fare un esempio, i fondi azionari statunitensi gestiti attivamente non sono andati bene come i fondi azionari esteri. Solo il 48% ha superato la media dei pari passivi nei primi sei mesi dell’anno, mentre la percentuale sale al 60% nel secondo caso. Sul fronte obbligazionario, le performance sono state deludenti. Da gennaio a giugno il 40% dei fondi attivi nelle categorie di obbligazioni core intermedie, obbligazioni societarie e obbligazioni high yield hanno fatto meglio – in media – della controparte passiva.

Sei mesi sono abbastanza?

“Sei mesi non sono un orizzonte temporale sufficiente per trarre conclusioni circa l’abilità dei gestori attivi”, scrive Ben Johnson, direttore della global exchange-traded fund research per Morningstar. “Le percentuali di successo di un fondo possono fluttuare selvaggiamente di anno in anno, a seconda di cosa sta succedendo nei mercati e di come questo si riflette sui pregiudizi sistematici nei loro portafogli e sugli indici rispetto ai quali li misuriamo”. Ad esempio, molti fondi obbligazionari attivi tendono ad assumere un rischio di credito maggiore rispetto ai loro pari indicizzati. I loro tassi di successo tendono ad aumentare quando questo rischio viene ricompensato e diminuire quando i mercati del credito sono agitati – come è successo all’inizio di quest’anno. Per poter captare segnali più utili Johson suggerisce piuttosto di guardare a orizzonti temporali più ampi. Ed è proprio sulle performance di lungo termine che i fondi a gestione attiva mostrano il fianco agli Etf: solo il 24% dei fondi attivi monitorati da Morningstar ha superato la media dei rivali passivi negli ultimi 10 anni (dati aggiornati a giugno 2020).

 

Livia Caivano
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