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Natixis, gli investitori preferiscono ancora la gestione attiva

Natixis, gli investitori preferiscono ancora la gestione attiva

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Francesca Conti
Francesca Conti

17 Luglio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Più della metà (56%) degli investitori interpellati è disposta a pagare un premio per la gestione attiva per combattere la volatilità. In Italia la percentuale arriva al 62,8%

  • Il 68% si aspetta che i propri fondi abbiano un portafoglio diverso da quello dell’indice di riferimento; in Italia la percentuale è pari al 74,8%

  • Le aspettative di ritorno nel lungo periodo sono salite all’11,7% (al di sopra dell’inflazione) dal 10,4% dello scorso anno; ma il 91% ritiene sia importante la protezione dei propri asset in un periodo di volatilità

Gli investitori individuali continuano a preferire la consulenza finanziaria e la gestione attiva. Ma sull’argomento c’è ancora un po’ di confusione. I dati della Natixis Investment Managers Survey

Gli investitori individuali continuano a preferire la consulenza finanziaria e la gestione attiva. Potranno anche avere pareri diversi in tema di rischio e rendimento, ma secondo la Natixis Investment Managers Surveyi singoli investitori esprimono una preferenza per la consulenza finanziaria e la gestione attiva. Questo anche se i dati mostrano di fatto una fuga dai fondi a gestione attiva, che aumenta al passo più veloce degli ultimi 3 anni. E considerando poi che – come evidenziano i dati della stessa survey di Natixis Im – in tema di gestione passiva c’è un certo livello di confusione tra gli investitori.

Il sondaggio di Natixis Im è stato condotto a livello globale su 9.100 investitori individuali (di cui 400 in Italia). Dalla survey emerge che, nonostante la crescita e la diffusa popolarità degli investimenti indicizzati, le attese degli investitori sono più vicine alle strategie attive rispetto a quelle passive. Gli investitori sembrano anche più consapevoli delle caratteristiche di quest’ultime strategie e si aspettano di ricevere una gestione attiva reale in cambio del pagamento di una commissione.

Più della metà (56%) degli interpellati da Natixis Im si dichiara disposto a pagare un premio per la gestione attiva per combattere la volatilità. In Italia questa percentuale arriva al 62,8%. Il 70% degli investitori ritiene importante per i propri investimenti avere la possibilità di battere il benchmark di riferimento per ogni specifica asset class, percentuale che scende al 64% per l’Italia. Il 70% afferma come sia importante avere le capacità di trarre vantaggio dai movimenti di mercato di breve termine. In Italia la percentuale arriva al 75,8%.

Allo stesso tempo, il 68% si aspetta che i propri fondi abbiano un portafoglio diverso da quello dell’indice di riferimento, percentuale che in Italia cresce al 74,8%. Il 77% ritiene che i gestori applichino commissioni elevate anche se in realtà replicano l’indice di riferimento. In Italia, questa percentuale è pari al 76,3%. Ma un certo grado di confusione rimane per gli investimenti indicizzati.

In tema di gestione passiva, il sondaggio evidenzia infatti un certo grado di confusione tra gli investitori. I due terzi degli interpellati affermano di comprendere la differenza tra gestione attiva e passiva, ma solo il 68% riconosce che i fondi passivi offrono i rendimenti di mercato, sia positivi sia negativi, e che non danno protezione nelle fasi di ribasso dei mercati. Allo stesso tempo, il 67% afferma che la recente fase di volatilità ha mostrato come i fondi passivi siano stati più rischiosi di quanto avessero immaginato.

L’80% dei professionisti della finanza ritiene che il bull market degli ultimi dieci anni abbia abbassato le difese degli investitori dinanzi al rischioe che la volatilità di mercato nell’ultimo trimestre del 2018 abbia cambiato di poco questa percezione. Sebbene due terzi degli investitori avessero dichiarato di essere pronti ad affrontare i rischi di mercato all’inizio del 2018, con il senno di poi solo il 59% conferma di aver avuto una reale strategia per la fase recessiva di fine anno.

Dal sondaggio emerge inoltre una rinnovata attenzione per gli investimenti alternativi. Il 57% degli investitori afferma che la volatilità li ha condotti a prendere in considerazione asset class diverse dalle tradizionali azioni e obbligazioni (in Italia la percentuale arriva al 62,8%), con il 38% degli interpellati che ha confermato di avere già in portafoglio investimenti alternativi (in Italia il 34,5%). I precedenti sondaggi avevano rivelato che nell’ambito degli investimenti alternativi, gli investitori danno un valore particolare alle indicazioni dei propri consulenti finanziari.

“I falsi miti degli investitori riguardo a rischio, volatilità e investimenti indicizzati potrebbero essere offuscati da obiettivi di rendimento a doppia cifra”, spiega Antonio Bottillo, country manager per l’Italia di Natixis Investment Managers. “Negli ultimi dieci anni – aggiunge – gli investitori hanno beneficiato di significativi ritorni in un lungo bull market, caratterizzato da tassi di interesse storicamente bassi e volatilità relativa. Gli investitori potrebbero quindi avere dimenticato che i fondi passivi non hanno una gestione del rischio incorporata e che sono esposti allo stesso livello di rischio dei mercati”. Secondo Bottillo “il mercato ha oggi bisogno di una view di lungo periodo e di un approccio attivo all’investimento per intercettare le migliori opportunità e aiutare gli investitori a bilanciare le attese di rischio e rendimento”.

Francesca Conti
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