PREVIOUS ARTICLE NEXT ARTICLE

Millennials e baby boomers, portafogli a confronto

Millennials e baby boomers, portafogli a confronto

Salva
Salva
Condividi
Livia Caivano
Livia Caivano

28 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 3 min
Tempo di lettura: 3 min
Salva
  • Secondo i dati forniti dalla piattaforma Fundstore, tra i loro utenti, meno del 10% sono under 40

  • La fascia 50-60 è la più presente sul portale, con quasi il 35% di utenti appartenenti

  • Seguono la fascia 40-50 con il 23%, e la fascia 60-70 con il 22%

I bot people sono ormai un lontano ricordo, ma come si evolve la propensione al risparmio dei nati tra il 1980 e il 1995? Lo abbiamo chiesto a Simone Calamai, amministratore delegato di Fundstore che non ha dubbi: i giovani vogliono l’azionario

Il mondo del risparmio gestito in Italia, è noto, è prerogativa più dei baby boomers che dei millenials. Forse addirittura esclusiva: “Secondo i dati Assogestioni – precisa Simone Calamai, amministratore delegato di Fundstore – nel nostro paese l’età media degli investitori italiani è superiore ai 50 anni”.

A differenza di quello che accade all’estero, in Italia nella categoria dei risparmiatori nati tra il 1980 e il 1995 non sono molti quelli che possono vantare un patrimonio tanto ingente da necessitare una gestione. “Ne troviamo conferma nei numeri di chi utilizza la nostra piattaforma”, continua Calamai. “Sono meno del 10% gli utenti under40, mentre la fascia 50-60 è la più presente sul portale, con quasi il 35% di utenti appartenenti; seguono la fascia 40-50 con il 23%, e la fascia 60-70 con il 22%”. Tuttavia, la piccola fetta di millennials che decide di interfacciarsi con il settore del risparmio gestito, adotta una politica di investimento aggressiva, in controtendenza con i prodotti preferiti dal resto degli investitori. “I dati raccolti su Fundstore dicono che il 75% del portafoglio medio, per questa fascia di età, è composto da fondi azionari, mentre la media per le altre fasce di età si aggira poco al di sotto del 50%. I millennialscreano portafogli più dinamici, ragionando su un orizzonte temporale di lungo periodo, immobilizzando i propri risparmi in prodotti finanziari più volatili che possono generare rendimenti più elevati”.

Questo dice molto di come l’approccio al risparmio stia cambiando: “La transizione dai bot people al risparmiatore evoluto, è in corso – continua l’ad -. Il rapporto rischio-rendimento non è stato un problema fino ad oggi perché i titoli di stato permettevano rendimenti significativi e i prodotti come i fondi comuni di investimento erano visti come strumenti complessi. Oggi lo scenario è cambiato e gli investitori stanno cambiando le loro preferenze, ma ci vuole tempo. Per questo c’è ancora molto denaro sui conti correnti”. E i millennials giocheranno un ruolo importante in questa transizione. “Gli under40 rispetto alla generazione precedente hanno un atteggiamento più corretto nei confronti dell’investimento e dell’orizzonte temporale – che è più ampio. Usano il prodotto di risparmio gestito nella maniera più corretta, non confondendolo con il trading, per esempio. Privilegiano l’azionario, perché possono avere orizzonte temporale più lungo e possono quindi assorbire più facilmente la volatilità”.

Più orientata ad una politica di investimento conservatrice del proprio capitale, è la generazione baby boomers: le composizioni del portafoglio medio per tutte le fasce over 35 sono simili tra loro, registrano una preferenza per i fondi obbligazionari (30% del portafoglio) e bilanciati (20% del portafoglio), mostrando una tendenza nel voler garantire il proprio capitale investendo in strumenti meno volatili che garantiscono rendimenti più bassi, ma stabili. Fundstore negli ultimi anni ha registrato un deflusso di capitali dai fondi azionari verso i fondi obbligazionari e bilanciati, in virtù di una tendenza che propende per la solidità dell’investimento.

Livia Caivano
Livia Caivano
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU: Risparmio Gestito Millennials