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Mifid2, il calendario 2020 dell’invio dei rendiconti

Mifid2, il calendario 2020 dell’invio dei rendiconti

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Livia Caivano
Livia Caivano

15 Maggio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Promosse solo Euclidea, Moneyfarm e Scm Sim

  • In molti attribuiscono il proprio ritardo al mancato tempismo di Consob nell’inviare la propria raccomandazione. Annunciata a fine febbraio, è infatti arrivata solo a inizio maggio

Il 2019 doveva essere la celebrazione della trasparenza, ma è finito per trasformarsi in una partita a nascondino. Dal 2020 ci si aspettava molto di più, ma allo scadere del termine previsto per l’invio delle rendicontazioni (aprile) sono in pochi a poter dire di aver assolto puntuali ai propri doveri. A che punto siamo? We Wealth lo ha chiesto alle principali società di intermediazione

L’anno scorso la colpa era delle sgr, oggi di Consob. A più di un anno dall’entrata in vigore di Mifid2 molto lavoro resta ancora da fare. A iniziare dalle tempistiche: nessuna delle reti di consulenza italiane ha inviato i resoconti relativi al 2019 entro la scadenza prevista (aprile) – i più promettono l’invio per giugno ma qualcuno non riesce neanche a fare una previsione. We Wealth ha intervistato banche, reti e società di consulenza per delineare il calendario degli invii del 2020.

 

SOCIETÀDATA INVIO
Euclideafebbraio
Moneyfarmaprile
Scm Simaprile
Banca Generalientro la fine del mese di maggio
Widibagiugno
Banca Mediolanumentro il mese di giugno
Fideuram ISPBentro il mese di giugno
CheBanca!30 giugno (data indicativa)
Azimutentro il mese di luglio
Fineco Bankentro il mese di luglio
Deutsche Bank FAND
UnicreditND
IWbankND
Allianz Bank FAND

Secondo Consob, che ha l’incarico di dettare le linee guida per l’Italia di quanto stabilito da Esma a livello europeo, gli intermediari devono trasmettere le rendicontazioni riferite all’anno solare (in questo caso, il 2019) entro il mese di aprile dell’anno successivo a quello di riferimento (2020, ndr), “per consentire ai clienti di apprezzare i costi e il relativo impatto sui rendimenti in data il più possibile prossima alle determinazioni assunte sul patrimonio investito”. A oggi quindi, molti sono in ritardo.

L’anno scorso l’invio della documentazione relativa ai costi ex post dei servizi di consulenza aveva fatto alzare diverse sopracciglia. A novembre Aduc, l’associazione per i diritti e i consumatori dei consumatori, definiva i rendiconti finanziari inviati in relazione al 2018 “tardivi, incompleti, omissivi, incomprensibili”. E lo confermava anche il Politecnico di Milano in una ricerca realizzata in collaborazione con Moneyfarm. We Wealth ha approfondito in diverse occasioni l’argomento, puoi trovare qui l’analisi dei rendiconti, società per società, e ascoltare il podcast con l’analisi del Politecnico di Milano e di Excellence Consulting.In parte l’anno scorso il problema aveva riguardato i due livelli regolamentari: Esma aveva dato linee guida troppo elastiche a livello europeo e Consob non era stata in grado di compensare con indicazioni più stringenti. Per questa ragione si attendevano per l’inizio dell’anno nuove indicazioni.

Per questa ragione l’autorità di vigilanza italiana lo scorso 21 febbraio ha messo in pubblica consultazione una Raccomandazione sulle modalità di adempimento dell’obbligo di rendicontazione ex post dei costi e oneri, proprio a causa di questa esigenza di uniformità della trasparenza informativa – tenuto conto delle peculiarità del mercato domestico, che si caratterizza per la rilevante attività distributiva diretta a investitori appartenenti alla classe retail. La direzione sembrava quella giusta. Poi , complice un’epidemia di portata globale, il tema è passato in secondo piano e la Raccomandazione vera e propria ha finito per venire pubblicata il 7 maggio – oltre quindi la scadenza richiesta per l’invio dei rendiconti.

Il ruolo di Consob

Il ritardo chiama ritardo. Lo sottolinea, ad esempio, Banca Mediolanum: “Stiamo lavorando per riuscire a completare l’invio del rendiconto Mifid2 entro il mese di giugno. La volontà di recepire alcune delle principali indicazioni Consob in materia e l’emergenza Covid-19 hanno determinato una maggiore complessità. Nonostante questo, il processo è proseguito con grande impegno permettendoci di prevedere una ulteriore compressione dei tempi rispetto al primo invio effettuato nel 2019”. Sono diversi gli istituti che off the record ci hanno detto che il loro ritardo è in parte riconducibile al mancato tempismo di Consob.

In attesa delle sgr

Anche quest’anno vengono tirate in causa le società del gestione del risparmio. “La ragione per cui i rendiconti non possono essere inviati prima di luglio non è legata al Covid ma è di tipo tecnico – chiarisce Fineco Bank – É stata evidenziata anche alla Consob nell’ambito della consultazione in merito alle nuove norme che si sta tenendo negli ultimi mesi. I costi relativi ai fondi di diritto straniero, infatti, vengono inviati solitamente nel mese di marzo/aprile dalle sgr basate all’estero, e sono necessari tempi per la verifica e il completamento dei dati”. Un problema simile si era posto nel 2019 – lo diceva qui Luigi Provenza di Banca Widiba. Consob infatti ne rende conto nella sua raccomandazione (sempre quella del 7 maggio): “Si invitano i produttori a rendere tempestivamente disponibili (…) i dati e le informazioni necessari a consentire l’assolvimento degli obblighi di disclosure prescritti dalla normativa”.

Valutare il livello della trasparenza raggiunto dei due anni di Mifid2 spetterà ai clienti prima ancora che al legislatore. Chi ha affidato il proprio patrimonio a Euclidea, Moneyfarm ed Euclidea  può già fare le sue valutazioni. Per gli altri, sarà necessario aspettare ancora qualche mese – e capire se, al netto del ritardo dell’invio dei rendiconti, banche e reti hanno imparato dai loro errori e sono riusciti quest’anno nell’intento di comunicare ai loro clienti in maniera chiara ed efficace il costo del loro servizio.

Livia Caivano
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