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Mercati, cresce l’industria del risparmio gestito

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30 Maggio 2018
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  • Il patrimonio complessivo gestito dagli investitori istituzionali, pari a circa 1.500 miliardi, ha raggiunto l’88% del Pil

  • La crescita è stata guidata principalmente dall’andamento dei fondi comuni, la cui raccolta è più che raddoppiata, grazie all’andamento dei rendimenti al netto delle commissioni e all’introduzione dei Pir

Nel 2017 sono affluite nel complesso nuove risorse per 50 miliardi. Focarelli (Ania): “Maggiori investimenti delle compagnie nell’economia reale”

Cresce la raccolta degli investitori istituzionali e parallelamente aumentano le risorse che potenzialmente potrebbero essere dirottate verso l’economia reale del Paese, in primis Pmi. Nel corso del 2017, l’espansione dell’industria del risparmio gestito, favorita dalla ricomposizione del portafoglio delle famiglie, non ha conosciuto sosta e i fondi comuni di diritto italiano, le assicurazioni, i fondi pensioni e le gestioni patrimoniali hanno raccolto risorse per circa 50 miliardi di euro, un flusso poco superiore a quello osservato nel 2016.

A rilevare il dato complessivo è l’ultima Relazione annuale della Banca d’Italia, secondo cui il patrimonio complessivo gestito dagli investitori istituzionali, pari a circa 1.500 miliardi, ha raggiunto l’88% del Pil. Se si guarda alle consistenze delle attività gestite, a crescere di più sono state le gestioni patrimoniali il cui ammontare ha raggiunto 857,5 miliardi di euro dello scorso anno contro gli 801 del 2016. In termini di flussi netti le gestioni patrimoniali hanno registrato un lieve decremento di 836 milioni rispetto ai consistenti afflussi del 2016 (18,5 miliardi).

La crescita è stata guidata principalmente dall’andamento dei fondi comuni, la cui raccolta è più che raddoppiata, grazie all’andamento dei rendimenti al netto delle commissioni e all’introduzione dei piani individuali di risparmio (Pir). Le sottoscrizioni nette di quote di fondi conformi alla normativa sui Pir sono state di circa 9,7 miliardi, pari a oltre il 50% di quelle dei fondi comuni aperti di diritto italiano (ma al netto di quella affluita ai fondi Pir, la raccolta del comparto sarebbe stata inferiore a quella del 2016).

Lecompagnie assicurative, che si confermano il principale investitore istituzionale, hanno raccolto nel 2017 fondi per circa 39 miliardi di euro, un valore storicamente elevato, ma in calo rispetto al 2016, in particolare nel ramo vita.

Ma la destinazione di tale massa di risorse, a guardare bene la composizione degli investimenti, sta cambiamento direzione. La quota del portafoglio dei fondi comuni, delle assicurazioni, dei fondi pensioni e delle gestioni patrimoniali investita in titoli pubblici italiani è lievemente diminuita, mentre sono aumentati gli investimenti nei titoli emessi dalle imprese. Il peso di azioni e obbligazioni private emesse da società residenti nel portafoglio degli investitori istituzionali italiani, pari a circa il 7%, è simile a quello rilevato per gli investitori istituzionali dell’area dell’euro pur mantenendosi ben al di sotto dei livelli raggiunti in Spagna e Francia, rispettivamente pari all’11 e al 23%.

Nel percorso di avvicinamento a fonti di finanziamento alternative rispetto a quelle del tradizionale credito bancario da parte delle imprese italiane, pertanto, gli operatori istituzionali potrebbero trovare numerose opportunità per investire nell’economia reale. Un segnale incoraggiante sembra provenire dal private equity: nonostante rappresenti ancora un interlocutore troppo debole, soprattutto rispetto alle sue reali potenzialità di crescita, come ribadito dal governatore Ignazio Visco nella sua relazione, il valore di portafoglio dei fondi è più che triplicato dal 2010 raggiungendo circa 17 miliardi di euro.

Un incremento della quota degli investimenti in titoli emessi dalle imprese italiane potrà essere favorita dallo sviluppo dei Pir. A un anno dal loro lancio, il patrimonio dei fondi comuni aperti di diritto italiano conformi alla normativa sui Pir, pari a circa 12,8 miliardi di euro, di cui circa la metà investiti intitoli emessi da società non finanziarie italiane, rappresentava il 5% del totale delle consistenze dell’intero comparto. Abbiamo chiesto a Dario Focarelli, direttore generale dell’Ania, l’associazione che rappresenta le compagnie assicurative operanti in Italia, quale potrà essere il contributo fornito in questo senso da parte dal settore che rappresenta il primo driver del risparmio gestito e tra i primi emittenti di questo tipo di strumento.

“Le famiglie italiane alla fine del 2017 avevano investito 678 miliardi in prodotti di assicurazione vita, un ammontare che rappresenta una quota del 15,4% della ricchezza finanziaria delle famiglie. La quota dei fondi comuni, italiani e esteri si arresta al 12,2%, ben al di sotto quindi di quella del mondo assicurativo. Se guardiamo alle consistenze delle attività gestite, le compagnie assicurative registrano asset per oltre 715 miliardi di euro e, ovviamente, questo accade perché i nostri prodotti sono considerati con molto interesse dalle famiglie italiane. Con questo stock di attività, le compagnie possono sicuramente contribuire, in modo prudente ma in forma continua, al percorso di avvicinamento delle imprese italiane ai livelli già raggiunti dalle imprese europee in termini di approvvigionamento di risorse sui mercati del capitale. Ad esempio, il successo dei Pir è ascrivibile non solo ai fondi comuni ma anche alle compagnie assicurative che nel 2017 hanno emesso quasi due miliardi di questi prodotti. Si tratta di un metodo diretto per investire e quindi finanziarie società italiane, anche quelle non presenti sui mercati azionari. Più in generale, c’è una crescita degli investimenti delle compagnie nell’economia reale sia diretta- mente, sia attraverso fondi. È infatti aumentata – anche nel 2017 – in modo prudente e ragionato la quota d’investimento nei corporate bond a fronte di una riduzione di quasi due punti percentuali della quota dei titoli di stato”.

A cura di Marta Folli

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