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Italiani: sì agli investimenti sicuri

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

16 Luglio 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Secondo l’ultima “indagine sul risparmio e le scelte finanziarie degli italiani 2019” pubblicata da Intesa Sanpaolo e dal Centro di ricerca Luigi Einaudi, nel 2019 il ceto medio torna a irrobustirsi.  Il 57,5% percepisce un reddito compreso tra i 1.500 e i 3.000 euro al mese

  • Il mattone rimane una certezza per gli italiani e una delle principali fonti di ricchezza. Il 63% dei patrimoni è infatti rappresentato da case

Gli italiani vogliono investire, ma preferiscono concentrarsi su prodotti finanziari sicuri, anche se questo vuol dire basso rendimento. La liquidità continua a essere un elemento preponderante

Sicurezza è la parola d’ordine degli italiani quando si parla di investimenti. Il 62,2% degli intervistati, secondo l’ultima indagine sul “risparmio e le scelte finanziarie degli italiani nel 2019”, pubblicata da Intesa Sanpaolo e dal Centro di ricerca e documentazione Luigi Einaudi, mette al primo posto la sicurezza dell’investimento. Percentuale che da 2018 al 2019 è cresciuta di tre punti percentuale.

Per i risparmiatori italiani la liquidità continua inoltre a ricoprire un  ruolo fondamentale: il 37,9% ha infatti dichiarato di aver bisogno di liquidità. Segue il rendimento a lungo termine. Secondo lo studio gli italiani hanno anche dichiarato il possesso di una ricchezza finanziaria media pari 101 mila euro (3,9 volte il reddito medio).

La ricchezza immobiliare risulta invece essere superiore, arrivando a quota 169 mila euro. Ne deriva dunque una ricchezza complessiva, per intervistato, di circa 270 mila euro (al netto delle quote di aziende), che sale rispettivamente a 355 mila e 384 mila euro nel caso dei laureati e dei professionisti e imprenditori. Nei dodici mesi precedenti l’indagine il 6,7% del campione ha investito in case (8,7% nel 2018 e 5,7% nel 2017) ma solo il 3% circa l’ha fatto per acquistare o cambiare la propria prima casa. Gli altri acquisti sono stati realizzati per ragioni collegate all’impiego ereditario o per avere un reddito aggiuntivo nella vecchiaia.

 

Aspetto positivo, evidenziato dalla ricerca, è il ritorno dei risparmiatori in Italia rispetto ai “non-risparmiatori”. La percentuale dei risparmiatori supera quella dei non risparmiatori, dopo aver toccato il minimo storico del 39% nel 2013. La percentuale di reddito risparmiato raggiunge nel 2019 il massimo storico: 12,6% contro  il 12% nel 2011.

Miglioramenti sotto l’aspetto pensionistico. Nel 2018 il 62% degli intervistati si aspettava di andare in pensione tra i 66 e i 70 anni di età. Nel 2019 la percentuale scende al 50%. Sale invece la pensione media mensile attesa, che passa da 1.175 euro nel 2018 a 1.323 nel 2019. Inoltre, il saldo percentuale tra coloro che si aspettano di avere un reddito sufficiente e non sufficiente al momento di andare in pensione si porta tra il 2018 e il 2019 dal 31,2 al 42,4% del campione (risultato massimo degli ultimi quindici anni).

 

Resta bassa la percentuale di chi dichiara di essersi dotato di un fondo pensione: il 13,7%. Mentre migliora la comprensione della varietà dei bisogni legati all’invecchiamento: nel 2019, è aumentato l’acquisto dei prodotti di bancassurance, sia ramo vita che ramo danni, ma anche le sottoscrizioni di polizze, di forme assicurative e di welfare aziendale rivolte a soddisfare i bisogni nel campo della salute (14,4%) e della invalidità nella vecchiaia (long-term care: 15,8%).

Infine, le prime due motivazioni di acquisto dei fondi comuni sono state nel 2019 la professionalità dei gestori (34,8%) e la diversificazione del rischio (25,5%). Complessivamente, infatti, lo studio rileva che il grado di soddisfazione verso il risparmio gestito è elevato: il 12,5 % degli intervistati si dichiara molto soddisfatto, oltre il 70% abbastanza soddisfatto.

 

 

 

Giorgia Pacione Di Bello
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