PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Investitori in fuga dagli emergenti: deflussi marzo record

Investitori in fuga dagli emergenti: deflussi marzo record

Salva
Salva
Condividi
Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri

02 Aprile 2020
Tempo di lettura: 3 min
Tempo di lettura: 3 min
Salva
  • Mercati emergenti: 83,3 miliardi di dollari di deflussi a marzo

  • I  deflussi dell’azionario e obbligazionario sono stati rispettivamente di 52,4 e  31 miliardi di dollari

  • L’intervista ad Alessandro Allegri, ad di Ambrosetti Am Sim

L’Institute of international finance ha stimato deflussi record pari a 83,3 miliardi di dollari per i mercati emergenti a marzo

A marzo, gli investitori “fuggono” dai mercati emergenti, che registrano deflussi di portafoglio da record. Secondo le stime del Capital flows tracker dell’Institute of international finance (Iff) i deflussi mensili degli emerging market sono stati pari a 83,3 miliardi di dollari. “Mentre l’impatto di covid-19 è stato per la prima volta evidente a gennaio e poi circoscritto alla Cina – si legge nel report- una diffusione più ampia della pandemia nelle ultime settimane ha scosso i mercati, creando uno shock per gli Em (ndr,mercati emergenti), più severo della Gfc (grande crisi finanziaria) per quanto riguarda i flussi di capitali”.

In particolare, i deflussi azionari e obbligazionari a marzo, sono ammontati rispettivamente a 52,4 e 31 miliardi di dollari. Quello obbligazionario è il secondo maggior deflusso mensile registrato da ottobre 2008. Per quanto riguarda l’azionario, il trend negativo osservato a febbraio si è intensificato, con deflussi dall’azionario cinese pari a 12,3 miliardi di dollari, mentre il restante universo azionario dei mercati emergenti ha subito una perdita da 40,1 miliardi di dollari. L’arresto improvviso dei flussi di capitale nei mercati emergenti, spiegano gli economisti dell’Iff, è dovuto all’incertezza sulla diffusione di covid-19, alla discesa del prezzo del petrolio e allo shock sui mercati finanziari.

We wealth ha chiesto ad Alessandro Allegri, amministratore delegato di Ambrosetti Am Sim, di analizzare ciò che si è verificato sui mercati emergenti nel contesto azionario, obbligazionario e valutario.

Mercato azionario

Partendo dall’azionario, per Allegri, la situazione di sell-off vista sugli emergenti, è abbastanza simile a quella verificatasi sull’azionario dei mercati sviluppati. Allegri sottolinea come però,  alcuni mercati emergenti abbiano retto “molto meglio” la crisi anche rispetto ai paesi sviluppati e cita come esempio il mercato azionario cinese, che è stato uno dei “migliori” (se così si può definire) avendo perso meno degli altri. Al contrario, ci sono stati altri mercati, tra gli emergenti, che hanno subito perdite maggiori, non solo a causa di temi legati al coronavirus, ma anche alla crisi del mercato del petrolio, evidenzia Allegri, riferendosi alle “fortissime perdite registrate dal mercato brasiliano, che è molto legato alle tematiche petrolifere”.

Per chi deve fare considerazioni di investimento, secondo Allegri, “l’eventuale posizionamento sull’azionario dei mercati emergenti può essere interessante, come è interessante quello sull’ azionario in termini generali”. Questo però, se fatto “in logica di medio/lungo periodo”. Inoltre, Allegri sottolinea come queste scelte  “richiedono la possibilità di posizionarsi in questo senso e la capacità emotiva di gestire uno stress che non cambierà e continuerà ad essere molto alto, da qui alle prossime settimane/mesi”.

Mercato obbligazionario

Dal punto di vista dell’obbligazionario dei mercati emergenti, Allegri spiega come questo abbia rappresentato per tanti trimestri, insieme alle tematiche corporate high yeld, “l’unica  soluzione possibile per chi voleva continuare a guadagnare qualcosa in termini di rendimento e di cedola, investendo su un mercato ‘sicuro’ obbligazionario” ma, di fronte all’emergenza, gli investitori sono corsi ai ripari dal rischio di credito e le obbligazioni (societarie e governative) di questi mercati sono state le prime a pagarne le conseguenze. Allegri aggiunge poi che, a influire sulla pressione al ribasso sul mercato obbligazionario, “c’è sicuramente, per le tematiche non governative, anche un rischio liquidabilità dei titoli”.

Relativamente agli investitori che si chiedono se posizionarsi sugli obbligazionari emergenti sia una buona idea in questo momento, Allegri ha commentato: “non ci sembra nell’immediato una soluzione di investimento particolarmente interessante” sottolineando che il rischio è ancora elevato, soprattutto quello legato ai problemi di liquidità.

Mercato valutario

Dal punto di vista del mercato valutario, stando a un report di Goldman Sachs, l’avanzata del sell-off sugli asset dei mercati emergenti è spesso risultato ‘indiscriminato’. Dallo studio emerge che paesi relativamente sani dal punto di vista degli squilibri esterni e fiscali (come la Russia o il Messico) hanno visto  le loro valute deprezzarsi almeno quanto quelle di paesi con bilanci meno sani (come il Sudafrica o il Brasile). Piuttosto che fondamentali esterni e fiscali, secondo Goldman Sachs, fino ad oggi, tre fattori sembrano aver influenzato la performance relativa dei paesi emergenti durante il sell-off: le differenze nel “beta” (o sensibilità) delle economie rispetto al rischio; le differenze nella loro dipendenza dal petrolio (che riflette il calo del 66% dei prezzi del petrolio di quest’anno); e il posizionamento pre-crisi degli investitori.

Secondo Allegri, sul mercato valutario, gli impatti dell’apprezzamento del dollaro americano, riconosciuto come la valuta “più sicura” si sono visti “nei confronti di valute di ‘sistemi forti’ come euro e yen e quindi ancor di più sulle valute di sistemi tipicamente ritenuti ‘più deboli’ come quelli emergenti”.

“Investimenti aperti al rischio cambio su paesi emergenti incorporano sicuramente un rischio importante e non facile da gestire né sotto il punto di vista delle valutazioni/stime né degli strumenti che permettono di coprire il  rischio valutario” conclude Allegri, invitando ad adottare “massima prudenza” sotto questo punto di vista, soprattutto in una situazione di alta tensione e volatilità, come quella  attuale.

Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri
Condividi l'articolo