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Il tempo, la nuova asset class da inserire in portafoglio

Il tempo, la nuova asset class da inserire in portafoglio

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Giulia Schiro
Giulia Schiro

07 Febbraio 2019
Tempo di lettura: 5 min
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  • L’educazione finanziaria deve passare attraverso la consapevolezza del gioco delle emozioni

  • Solo il ruolo del consulente finanziario può tentare di chiudere, nella percezione del tempo, il gap tra clienti e asset manager

  • Diventano molto interessanti per i consulenti i temi della pensione e del passaggio generazionale

Come interpretare il concetto di time resilient? Come guadagnare la fiducia del cliente ed educarlo al lungo periodo? Gam, Ethenea e Fidelity International si sono confrontate sulla gestione della variabile tempo nei portafogli durante Consulentia19

Gestire la variabile tempo significa trovare soluzioni efficaci e flessibili rispetto ai vari orizzonti, dal breve al lungo termine, in una prospettiva di ampio respiro che, partendo dalla volatilità sullo short run, arriva sino ai grandi trend secolari che segnano l’evoluzione dello scenario economico e sociale a livello mondiale. Michele Cicoria (business development services, senior manager) di Ethenea Independent Investors, Natale Borra (head of distribution) di Fidelity International e Carlo Benetti (market specialist) di Gam Italia hanno illustrato le loro strategie time-resilient per il 2019 durante la tavola rotonda a ConsulenTia 2019.

Cosa significa innanzitutto resilienza al tempo e quanto il 2018 ha impattato sul diverso concetto temporale degli investimenti?

A parere di Cicoria è opportuno darne una duplice lettura, interpretando il concetto di time-resilient sia dal punto di vista dell’investitore finale che dal punto di vista dell’asset manager. Per il primo significa pazientare nonostante la paura di perdere dai propri investimenti, significa fidarsi del progetto di investimento concordato con il proprio consulente senza destrutturarlo in preda all’ansia e al panico. Per gli asset manager significa invece riuscire a trasmetter ai propri clienti il messaggio che nell’arena dei mercati finanziari il risultato consistente lo ottiene chi punta a vincere il campionato, non la singola partita. A questo proposito nel prossimo futuro sarà da monitorare il timing di recupero del marcato draw down delle principali asset class sul fine 2018. Secondo l’esperto di Ethenea probabilmente la prospettiva più complessa rimane però la gestione delle emozioni del cliente: di fronte a mercati sempre più veloci e aleatori, bisogna partire da un tema di consapevolezza di quest’ultimo per poi arrivare alla corretta e trasparente comunicazione con lui, arrivare a guidare le sue aspettative.
A questo proposito l’educazione finanziaria, a parere di Benetti, non deve essere un alibi per scaricare sul cliente le responsabilità di una scelta finanziaria, ma deve passare appunto attraverso la consapevolezza del gioco delle emozioni.
Secondo Borra il tempo può però giocare anche a favore di gestori e consulenti del risparmio nelle fasi difficili di mercato, per veicolare ad esempio al cliente strumenti di accumulo del capitale.

Resilienza al tempo o resilienza al rischio?

Borra ha premesso che era noto che il 2018 sarebbe stato un anno difficile per l’industria della gestione del risparmio, a causa del ciclo economico in maturazione e delle banche centrali che avanzano sul loro percorso restrittivo, ma i numeri sono stati molto più negativi rispetto alle aspettative degli operatori sui mercati. Da questo punto di vista è altrettanto vero che forse non bastano 4 settimane di mercati positivi come quelle che stanno vivendo in questo inizio 2019 per ridare fiducia agli investitori.
Quindi il tema del tempo, assieme alla percezione del rischio, rimane centrale, ed è bene ricordare che persiste un’asimmetria molto importante tra la percezione del tempo da parte del cliente e da parte dell’asset manager. Solo il ruolo del consulente finanziario può tentare di chiudere questo gap.

Come allineare l’orizzonte temporale delle esigenze del cliente con quello degli asset manager? In che modo portare il cliente a scegliere l’orizzonte temporale giusto?

Benetti ha per prima cosa ricordato che il 2019 per il popolo cinese è l’anno del maiale. L’ultima volta che è stato l’anno del maiale era il 2007, anno tristemente famoso per le cronache finanziarie, e il prossimo anno del maiale sarà il 2031 quando, secondo le previsioni Istat, l’Italia avrà perso milioni di persone oggi in età lavorativa.
Diventa quindi molto interessante per i consulenti il tema della pensione, guidare i propri clienti a pensare per tempo alla qualità della vita nella fase pensionistica, proprio perché l’invecchiamento della popolazione cresce a ritmo esponenziale e la platea di giovani che pagano le pensioni sarà più ridotta. Per il market specialist di Gam Italia nella gestione di portafoglio è opportuno ricordare che i mercati si trovano in una fase post picco, in cui però è cambiato qualcosa nel linguaggio delle banche centrali. Negli ultimi due mesi si sono infatti incontrate 18 banche centrali in tutte le aree del mondo (Sudafrica, Angola, Kazakistan, Turchia, Sud Korea, Polonia, etc) e le loro dichiarazioni hanno un unico filo conduttore: sono attendiste. Tutte attendono di capire quanto durerà ancora la fase di espansione (perché rallentamento non significa necessariamente recessione, ha precisato Benetti) e il canarino nella miniera è l’economia americana.
Sono dunque due le variabili sotto la lente degli asset manager: i tassi della banca centrale americana e il tempo, la pedagogia verso l’investitore a pensare nel lungo termine. Lungo termine che include anche il tema del passaggio generazionale, reso ancora più impellente dalla “moda” dei Millennials.
Io credo che la parola chiave sia semplicità, prodotti semplici e comprensibili come, ad esempio, emissioni subordinate ma di emittenti di grande qualità per la parte obbligazionaria e trend di lungo periodo legati alla demografia, come il lusso, l’healthcare e il digital, per la parte azionaria. L’importante è rimanere fedeli al metodo e non dimenticare che i consulenti non sono generatori di performance ma pianificatori di soluzioni”, ha affermato Benetti.

Anche a parere di Borra è opportuno che gli operatori del wealth management diventino financial trainers, e soprattutto il ruolo del consulente finanziario è fondamentale nell’identificazione delle esigenze del risparmiatore anche in un’ottica temporale e nella costruzione di portafogli che siano adeguati a questi profili di rischio. “Veniamo da dieci anni di mercati da record. Con un ciclo economico che matura e il ritorno della volatilità sullo sfondo, da qui in avanti nel nostro ruolo bisognerà tornare un po’ a ragionare nella classica ottica core-satellite* e gestire in quest’ottica i diversi orizzonti temporali che si possono identificare all’interno di un portafoglio complessivo. Questo si traduce nella componente breve orientata alla protezione e temi di più lungo periodo orientati a opportunità di rendimento più sostanziose. L’idea è di comporre portafogli con duration corta e merito creditizio mediamente investment grade”, ha concluso.

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* L’approccio core-satellite consiste nella suddivisione del portafoglio in due componenti che assolvono funzioni specifiche. La componente Core, in cui viene allocata la maggior parte del capitale investibile, è dedicata alla replica del benchmark della gestione. Si tratta comunemente di investimenti diversificati in asset class tradizionali, il cui scopo è di generare i redditi e l’accrescimento di capitale per assicurare un livello minimo di prestazioni nel lungo periodo (al netto dei costi di gestione). La componente Core è esposta esclusivamente a market risk e viene gestita con particolare attenzione al contenimento dei costi, vuoi limitando il turnover degli investimenti diretti, vuoi ricorrendo a gestioni passive indicizzate (attraverso ETF).
Lo scopo della componente Satellite è invece generare Alfa attraverso l’assunzione di active risk, e viene perseguito allocando il capitale residuo a prodotti gestiti o strutturati specializzati. Di norma questi investimenti presentano correlazioni molto basse rispetto a quelli Core, garantendo un beneficio di diversificazione al portafoglio complessivo. Il potenziale di extra rendimento e la riduzione del rischio devono essere tali da giustificare il maggior costo unitario della componente Satellite rispetto quella Core, dovuto alle commissioni generalmente elevate che si pagano sui prodotti finanziari specializzati.

Giulia Schiro
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