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Il fascino segreto delle lotterie nazionali

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Titta Di Girolamo
Titta Di Girolamo

18 Settembre 2019
Tempo di lettura: 5 min
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Fortune rota volvitur: soldi e potere vanno e vengono. E gli investitori, che dal fato cercano di farci un destino, non sono certo esenti dalle stesse dinamiche psicologiche

Il biglietto della lotteria ha un fascino irresistibile. Con centoventotto miliardi di euro ti compri un panfilo, anzi meglio, un sottomarino! Certo però la razionalità più elementare non spiega il fenomenale successo delle lotterie,la probabilità di vincere è infima, i soldi pagati sono una frazione molto bassa di quelli raccolti: è un investimento a perdere.

Questo lo sanno anche i bambini, e ce lo ricordano spesso gli economisti. Ci sono però anche tanti economisti che si ricordano della storia di quello che tutti i giorni chiede a San Gennaro di fargli vincere la lotteria e si lamenta, impreca, ma non vince mai, finché un giorno sente la voce del Santo che gli dice: “Ma tu almeno compra il biglietto”.

E invero ne ho conosciuti vari di economisti di successo che il biglietto, in segreto, lo comprano: non si sa mai. Se però il calcolo dei casi favorevoli non spiega l’entusiasmo per il gioco, c’è da chiedersi a cosa si debba lo straordinario successo delle varie lotterie nazionali. Sappiamo che è difficile per tutti apprezzare l’infinitesima piccolezza della probabilità di vincere: la nostra mente non riesce a concepire le probabilità piccole e tende ad arrotondarle verso l’alto.

In fondo, ci dice la nostra intuizione, di eventi rari ne occorrono continuamente – e poi qualcuno ogni tanto la vince la lotteria… C’è poi qualcuno che ritiene che le lotterie siano una tassa sull’ignoranza. Maggiore l’educazione alla teoria della misura e minore la voglia di giocare: e questo potrebbe sembrare nei dati perché le lotterie sono per la maggior parte acquistate da persone di reddito ed educazione bassa.

Se però non c’è dubbio che l’effetto sia una forma di tassazione regressiva, la causa potrebbe però non essere l’ignoranza ma la speranza. Un fenomeno comune nei casinò è che i giocatori in perdita cominciano a puntare in modo sempre più spregiudicato: in gergo tecnico si chiama gambling for ressurrection – scommettere nel tentativo di uscire da una posizione di perdita. Per chi parte in perdita (meno denari, meno educazione familiare) la lotteria potrebbe anche rappresentare la speranza di recuperare.

C’è anche un valore intrinseco nel consumo di una speranza che si sa essere transitoria, per pochi euro posso infatti sognare e desiderare il momento in cui dirò al mio capo: “Grazie lo stesso, arrivederci. Vado a svernare ai tropici”. Comprare il biglietto ci aiuta a fantasticare: è forse un aiuto a scaricare un po’ della nostra invidia sociale. (Il successo di alcuni politici si spiega forse anche in parte con la loro estetica da vincitori dell’enalotto: un giorno nullafacenti e il giorno dopo governanti – sono i baciati da una dea bendata).

Ed anche, a voler accettare con mente aperta le difficoltà della psiche, c’è a volte forse anche il piacere di non vincere per quanto lo si voglia: il piacere di non aver controllo sulle cose buone e quindi neppure su quelle cattive. Certo, a sentire gli amici c’è anche sempre qualcuno che ci è andato vicino, a vincere.

La mente umana, ci dicono gli psicologi, ha una grande abilità nel convincersi che ci era quasi, e a rimanerci male! In particolare con i numeri, la nostra capacità di associare e trovare pattern è una gran fonte di errori: vediamo storie dove non ce ne sono, traiamo conclusioni definitive da pattern del tutto casuali, ci diamo a inferenze ardite basandoci su campioni non randomizzati. I giri della ruota della fortuna non sono però solo d’interesse per la lottomatica.

Dal medioevo in poi la dea bendata è stata nella fantasia di tutti. Cosimo de Medici, ci dicevano a scuola, fece scrivere sotto il Marsia rosso all’entrata del suo giardino, “fortune rota volvitur”: per ricordarsi che soldi e potere vanno e vengono. E gli investitori, che dal fato cercano di farci un destino, non sono certo esenti dalle stesse dinamiche psicologiche.

C’è una ben nota preferenza del mercato per le azioni con caratteristiche simili alla lotteria (e un premio di rischio per i titoli a bassa volatilità); una preferenza che viene dal tentativo di battere il benchmark e da limiti di leverage, ma anche dalla disposizione al rischio dei portfolio manager. È comune anche la tendenza a rischiare di più quando si è in perdita, così come quella di riconoscere pattern dove non ce n’erano.

Insomma, lo studio delle lotterie ha molto da dire sulla finanza: un buon economista gioca di sicuro all’enalotto. Una lunga lista di accademici in effetti ha riflettuto sull’acquisto dei biglietti della lotteria per capire di più sulla disposizione al rischio degli investitori, a partire da Friedman e Savage in un articolo del 1948.

I problemi, come spesso succede, sono ancora aperti e c’è ancora molto da capire su perché gli stessi individui che comprano continuamente assicurazioni (o protezione azionaria) acquistino allo stesso tempo lotterie (o azioni i cui rendimenti sono distribuiti come lotterie). Nel frattempo, per chi investe, ci sono deviazioni dal modello di scelta razionale da tenere a mente, sia per monitorare sé stessi che per capire gli altri.

A metà agostoil jackpot in Italia ha raggiunto i 209 milioni di euro prima di essere conquistato: una cifra che annebbia la mia capacità di calcolo razionale. Mi ricordo di aver letto che la probabilità che un asteroide colpisca la terra prima dell’estrazione è più alta di quella che ho di vincere, ma il pensiero non mi frena: penso al panfilo, anzi meglio, al sottomarino.

Titta Di Girolamo
Titta Di Girolamo
*Con questo pseudonimo, preso a prestito dal protagonista di un film di Paolo Sorrentino ("Le conseguenze dell'amore", 2004, interpretato da Toni Servillo) si firma un importante gestore italiano che, laureato a pieni voti in una dellepiù importanti università statunitensi, lavora attualmente nella city.
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