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I risparmiatori italiani non scappano, ma cercano prudenza

I risparmiatori italiani non scappano, ma cercano prudenza

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

04 Maggio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Nel tumulto della crisi, l’82% degli investitori ha spostato in liquidità un quantitativo di risparmio pari al 5%

  • Il 30% dei clienti domanda prodotti con maggiore contenuto di protezione, anche assicurativi

  • Fra chi ha disinvestito, il 15% ha convertito in liquidità fra un ventesimo e un quinto del proprio portafoglio

L’Anasf, in collaborazione con McKinsey, rivela che durante il culmine del lockdown i risparmiatori italiani non sono fuggiti in massa dalle proprie posizioni di investimento, ma hanno preferito la prudenza

Il bicchiere? Mezzo pieno, sempre. L’80% dei consulenti finanziari è ottimista circa la tenuta del risparmio italiano e prevede che le masse nette saliranno del 4% entro fine anno. A dispetto della fisiologica contrazione delle masse nei mesi di febbraio e marzo – come riportato da Assogestioni – in seguito alla crisi pandemica non si riscontra tanto la temuta fuga degli investitori quanto una ricerca di protezione.

Nel tumulto della crisi, l’82% degli investitori ha spostato in liquidità un quantitativo di risparmio (amministrato o gestito che fosse) pari al 5%. Un valore relativamente piccolo, dicono i consulenti. È questa la fotografia che McKinsey scatta per conto dell’Associazione nazionale dei consulenti finanziari (Anasf) in pieno lockdown, nel mese di aprile 2020.

C’è di più. “Liquido” non è sinonimo di cash. Fra chi ha dirottato le proprie posizioni verso territori più liquidi, il 15% ha convertito in liquidità fra un ventesimo e un quinto del proprio portafoglio. Solo il 3% degli investitori ha scelto di detenere una quota maggiore di contante.

Risparmiatori italiani: la classifica dei prodotti più richiesti

Se il contante non è l’esito più scontato del disinvestimento, si riscontra invece un generale desiderio di attutire l’elevata volatilità di questa fase con prodotti ad hoc. L’indagine dimostra che il 30% dei clienti domanda prodotti con maggiore protezione. Parte di questa domanda si dirige verso soluzioni che proteggono il capitale dai ribassi di mercato, parte opta invece per prodotti assicurativi. Il 13% chiede prodotti di finanziamento, il 6% ha scelto di investire sui mercati privati e il 5% altre soluzioni.

Il punto di vista dei consulenti finanziari

Il sondaggio mostra anche come il 70% dei consulenti finanziari sia stato proattivo nei confronti dei clienti con portafogli più consistenti. La proattività non ha però riguardato idee di investimento. I consulenti hanno piuttosto inviato ai propri clienti outlook di mercato e analisi. Molti non si sono sentiti supportati dalla propria rete si appartenenza, anche se il 98% ammette di essere stato coinvolto in iniziative di formazione a distanza. Oltre il 33% degli intervistati è convinto che in seguito all’emergenza sanitaria aumenterà la gestione da remoto del cliente, con un aumento significativo della collaborazione online.

Brillano (abbastanza) le prospettive sul quarto trimestre

L’80% dei consulenti dichiara agli intervistatori di McKinsey che la ripresa arriverà già da ottobre 2020. C’è di più. I professionisti stimano che entro la fine dell’anno le masse in gestione aumenteranno del 4%. Questo perché il Pil italiano dovrebbe recuperare già in fine d’anno e “i mercati finanziari di solito anticipano gli andamenti”, dice il presidente di Anasf Maurizio Bufi a Repubblica. In un panorama di generale ottimismo però, gran parte dei consulenti teme di perdere in media il 3% dei propri clienti. A ciò si aggiunge una performance attesa media di portafoglio del -5%. Nelle ombre (seppur poche) di questi timori potrebbero inserirsi i “rivali artificiali” dei consulenti finanziari: i robo advisor. Ma non è detta l’ultima parola…

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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