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Hermes, i fattori sociali fanno bene alle azioni

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Francesca Conti
Francesca Conti

14 Novembre 2018
Tempo di lettura: 3 min
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  • L’applicazione dei criteri Esg nell’investimento è diventata ormai una regola

  • Secondo lo studio, le società che hanno caratteristiche attraenti dal punto di vista ambientale non hanno sottoperformato rispetto al mercato

La nuova ricerca condotta dal team Global Equities di Hermes Invstment Management rivela che le società aventi caratteristiche sociali buone o in via di miglioramento tendono a sovraperformare i competitor che hanno un minore ranking sociale di circa 15 basis points al mese

Le performance delle azioni di una società sono influenzate dai fattori Esg? La risposta, secondo uno studio di Hermes Investment Management, è assolutamente si. L’indagine Esg Investing: A Social Uprising, ha esaminato gli impatti dei fattori Esg sulle performance delle azioni incluse nell’indice Msci World dal 31 dicembre 2008 e il 30 giugno 2018.

L’acronimo Esg è composto da tre parole (enviromental, social and governance) che racchiudono tre distinti livelli di sensibilità sociale. Il primo è quello dell’ambiente, che comprende rischi quali i cambiamenti climatici, l’inquinamento dell’aria e dell’acqua o gli sprechi. Il secondo include le politiche di genere, i diritti umani, gli standard lavorativi o i rapporti con la comunità civile. Il terzo è relativo alle pratiche di governo societarie, comprese le politiche di retribuzione dei manager,  la composizione del consiglio di amministrazione, i comportamenti dei vertici e dell’azienda in termini di rispetto delle leggi e della deontologia.

Dallo studio di Hermes emerge che:

  • le società che hanno caratteristiche sociali buone o in via di miglioramento hanno mediamente sovraperformato i propri competitor con ranking minori di circa 15 basis points al mese;
  • le società che vantano una corporate governance buona o in via di miglioramento hanno mediamente sovraperformato di 24 basis points al mese le società con una governance povera o peggiore;
  • non ci sono evidenze che le società che hanno caratteristiche attraenti dal punto di vista ambientale abbiano sottoperformato rispetto al mercato.


Geir Lode
, Head of Global Equities di Hermes Investment Management, dichiara: “Abbiamo condotto questa ricerca già due volte, nel 2014 e nel 2016, e nonostante l’evidenziazione di un legame tra corporate governance e rendimenti, questa è la prima volta che vediamo un legame statistico tra le pratiche sociali e la performance di un’azienda”. “Con il recente rapporto dell’Ipcc sui cambiamenti climatici e una serie di scandali di corporate governance – continua Lode – che hanno inciso pesantemente sulla performance delle azioni, abbiamo visto come l’applicazione dei criteri Esg nell’investimento sia diventata ormai una regola. Tuttavia, la natura intangibile dei fattori sociali ha reso difficile agli investitori quantificare e comprendere questo elemento, ritardandone la presa in considerazione”.

Il team di Hermes Global Equities adotta un approccio triplice nella valutazione dei fattori sociali, che tiene conto della posizione geografica e del settore in cui opera l’azienda:

  1. Processi: Analisi delle politiche e delle procedure che un’azienda ha in atto per affrontare le questioni sociali, come i diritti umani e la salute e la sicurezza;
  2. Realtà: Analisi approfondite da parte di Hermes Eos, il team di stewardship e engagement di Hermes, sono condotte per verificare l’implementazione dei processi, esaminando indicatori come l’esistenza di disuguaglianze e i tassi di incidenza delle perdite di tempo;
  3. Tendenze: I dati quantitativi mostrano le tendenze generali dell’azienda verso fattori sociali, come il miglioramento dei tassi di turnover e delle condizioni di lavoro e la riduzione degli infortuni sul lavoro.

Come concluso nelle ricerche del 2014 e del 2016, anche l’indicatore di governance si è dimostrato efficace: dall’inizio del 2009 le aziende ben governate tendono a sovraperformare le aziende mal governate. Quest’ultima ricerca lo conferma, ma dimostra anche che il fattore governance è stato particolarmente inefficace negli ultimi 12 mesi: durante questo periodo, le imprese mal governate hanno avuto la tendenza a sovraperformare le imprese ben governate.

La ricerca ha rilevato che, prima di novembre 2017, il periodo più lungo durante il quale le azioni mal governate hanno sovraperformato le società ben governate, era stato di tre mesi nel 2013. Ma nei sei mesi successivi fino all’aprile del 2018, le società mal governate hanno superato quelle ben governate.

Geir Lode ha spiegato: “Queste aziende con una crescita iperbolica – imprese che sono tipicamente nella fase iniziale del loro ciclo di vita e che stanno registrando tassi di crescita stellari ma che spesso scambiano a elevati multipli – hanno offerto ritorni incredibili, spingendo il mercato a livelli record nonostante le valutazioni già elevate. In qualità di aziende relativamente giovani e dirompenti, queste spesso non soddisfano gli standard Esg tradizionali e ottengono un punteggio piuttosto basso sui fattori di governance. Infatti, tre dei cinque Faang si trovano nel più basso decile della classifica in termini di governance fino ad aprile 2018“.

“Questo risultato suggerisce che le Faang hanno alterato significativamente la performace del fattore governance nel giro di sei mesi. Dalla nostra prima analisi nel 2014, l’integrazione Esg si è evoluta diventando un concetto di investimento in tutta l’industria e le questioni ambientali e di governance non sono mai state messe in dubbio. È quindi incoraggiante vedere l’ascesa del sociale. Le tematiche Esg contano per le aziende e per gli investitori. È tempo che questo sia riconosciuto”, ha concluso Lode

Francesca Conti
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