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Gestione attiva, parola chiave per i fund buyer

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

30 Aprile 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Il report di Natixis conferma la preferenza per gli asset di rischio. Positive le proiezioni su un maggiore ricorso agli alternativi

  • Inoltre, i due terzi dei fund buyer dichiara di aumentare l’allocazione alle strategie Esg nel 2019; più della metà ritiene che negli investimenti Esg vi sia un alpha che deve essere scovato

Secondo l’ultima indagine pubblicata da Natixis Investment Managers più della metà dei fund buyer intervistati preferisce la gestione attiva

L’82% dei fund buyer sono convinti che le loro ipotesi di rendimento per il 2019 siano realizzabili, nonostante le incertezze geopolitiche ed economiche. L’ultima indagine globale condotta da Natixis Investment Managers tra 200 fund buyer, responsabili della selezione dei fondi all’interno di private bank, assicurazioni, fondi di fondi e altre piattaforme retail, sottolinea come i fund buyer abbiano ridotto le loro aspettative di rendimento di lungo termine a una media del 7,7%, rispetto all’8,4% del 2018. Per fronteggiare questo scenario incerto e per raggiungere gli obiettivi di rendimento attesi, i fund buyer mostrano una chiara preferenza per la gestione attiva.

Come combattere l’incertezza

I fund buyer sono sempre più preoccupati dell’aumento dei tassi di interesse e della maggiore volatilità dei mercati azionari e subiscono pressioni sui risultati da parte di forze esterne, tra cui la conclusione del “quantitative easing” delle banche centrali, le turbolenze geopolitiche e le tensioni commerciali. Il 75% degli intervistati ritiene dunque che stia diventando sempre più difficile ottenere alfa con mercati sempre più efficienti, dichiarandosi disponibile a pagare commissioni più elevate a fronte di potenziali sovra performance. Concordano inoltre sul fatto che il contesto di mercato del 2019 è favorevole alla gestione attiva del portafoglio.

Dall’indagine emerge inoltre che nel 2019 i fund buyer non intendono modificare l’asset allocation per il segmento wholesale, privilegiando gli asset rischiosi. Le azioni e il reddito fisso restano di gran lunga le classi d’investimento preferite. Intendono inoltre aumentare l’esposizione alle asset class alternative (+19% nelle infrastrutture; +15% nel private debt; +17% nel real estate), con il 70,1% delle allocazioni alternative complessive indirizzato verso asset liquidi. Gli alternativi sono considerati strumenti preziosi per raggiungere gli obiettivi di performance, gestire il rischio e diversificare il portafoglio. Il 67% dei fund buyer interpellati concordano sul fatto che l’inclusione dei fattori Esgfsarà una prassi standard per tutti i gestori entro i prossimi cinque anni. In linea con questo il 49% degli intervistati ritiene che i fattori Esg siano importanti nel processo di selezione degli investimenti stabilito dalle società in cui operano e due terzi dichiarano che nel corso del 2019 aumenteranno l’allocazione alle strategie Esg.

Più della metà (57%) sostiene che gli investimenti Esg possano produrre un alfa che deve essere scovato. I fund buyer stanno infatti incorporando sempre di più i criteri Esg nel processo decisionale e nelle analisi degli investimenti al fine di allineare le strategie con i valori della propria azienda. Tuttavia, essi hanno espresso perplessità circa il conflitto esistente tra obiettivi di rendimento a breve termine e obiettivi di sostenibilità a lungo termine, la mancanza di risultati comprovati e il timore che le società possano essere “greenwashing” solo per migliorare la loro immagine pubblica.

Giorgia Pacione Di Bello
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