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Fondi monetari, opportunità e rischi di questa forma di investimento

08 Aprile 2018 · Stefania Pescarmona

  • In Europa, i fondi monetari gestiscono circa mille miliardi e costituiscono il 15% del settore dei fondi della Ue

  • In Italia sono circa il 3% del totale dei fondi aperti

  • Utilizzati prevalentemente dagli istituzionali, potrebbero essere un’alternativa anche per i retail

  • Per aumentare la liquidità è intervenuto il regolamento Ue 1131/2017, che ha introdotto norme specifiche

A febbraio, l’industria del risparmio gestito in Italia ha chiuso in rosso, a causa di riscatti sui fondi monetari per oltre 4 miliardi. Rocchetti (Moneyfarm): “Non temiamo un rischio di liquidità nel sistema”

Gestiscono attività per circa mille miliardi di euro e costituiscono il 15% del settore dei fondi dell’Unione europea. Sono i fondi comuni monetari (Fcm, o brevemente fondi monetari) che svolgono un ruolo fondamentale all’interno del sistema finanziario, perché offrono agli investitori un’alternativa per impiegare la propria liquidità a breve o a brevissimo termine e perché contribuiscono a garantire liquidità al sistema favorendo un funzionamento più fluido del mercato.

 

Un’opzione, però, non esente da rischi

In primis, il rischio di richieste impreviste di riscatto presentate dagli investitori. E gli ultimi numeri parlano chiaro. Secondo la mappa mensile di Assogestioni, a febbraio, la raccolta dell’industria del risparmio gestito ha chiuso in flessione per 883 milioni, a causa soprattutto del dato negativo dei fondi monetari (-4 miliardi).

 

Utilizzati prevalentemente da investitori istituzionali, fino a oggi i fondi monetari non sono stati una soluzione ideale per l’investitore retail per via dei costi, della complessità e delle implicazioni sistemiche. Tuttavia, vista l’elevata propensione al risparmio, soprattutto nel contesto italiano, e l’enorme liquidità “parcheggiata” nei conti correnti (circa 1.300 miliardi in Italia), questi strumenti potrebbero trasformarsi in un’alternativa in più per tutti i risparmiatori.

 

“Stando ai dati Assogestioni (limitatamente ai fondi aperti) notiamo come siano circa 34 miliardi di euro gli asset under management (Aum) in questa particolare categoria di strumenti. Circa il 3% del totale dei fondi aperti in Italia”, dichiara Andrea Rocchetti, responsabile area consulenza di Moneyfarm (in foto), che poi aggiunge che si tratta quindi di un’opzione marginale, ma importante.

 

Attenzione però. “I fondi monetari possono costituire, in determinate situazioni, un elemento di rischio sistemico, come si è evidenziato dopo la crisi del 2008”, conferma Rocchetti, che spiega che proprio per questa ragione il legislatore ha inteso porre dei limiti, anche molto stringenti.

Il riferimento, va – tra i numerosi provvedimenti che sono stati emanati negli ultimi anni dagli organismi regolatori europei – al regolamento Ue del 14 giugno 2017, n 1131, che ha voluto migliorare la vigilanza e la regolamentazione di un settore che prima non era regolamentato tutto nello stesso modo in Europa, introducendo norme specifiche per aumentare la liquidità al fine di garantire che i fondi comunitari possano far fronte a richieste di riscatto improvvise.

 

Il regolamento fa dei passi avanti in questo senso. La norma interviene su tutte le varie categorie di fondi comuni in vari modi. “Le previsioni più rilevanti sono circa una quindicina. Si va dall’introduzione di un sistema di rating interno, sostitutivo a quello delle agenzie private per alcune categorie di strumenti, alla previsione di una lista stringente di investimenti ammissibili (con l’obiettivo primario di aumentare la liquidità dei fondi, partendo dalla liquidità dei sottostanti)”, illustra il responsabile area consulenza di Moneyfarm, che aggiunge che il regolamento ha introdotto una nuova categoria di fondi monetari, i fondi comuni monetari con Nav a bassa volatilità, che mantengono un Nav costante fino a un certo limite.

 

Alcune novità riguardano i fund manager

“Lato money mutual fund manager vengono richiesti maggiori requisiti di trasparenza (su ogni documento del fondo) e anche procedure di Kyc (know your customer, ossia procedure di conoscenza del proprio cliente, ndr)”, prosegue Rocchetti, che poi ricorda che la riforma ha seguito la logica di quella varata negli Stati Uniti nel 2016, dove il mercato dei fondi monetari vale tre volte circa quello europeo.

 

Quanto agli ultimi accadimenti, che hanno visto una forte fuga dai fondi monetari, Rocchetti ha concluso dicendo: “Specialmente in questa fase del ciclo, non temiamo un rischio di liquidità nel sistema dopo l’introduzione della riforma (la liquidità, dopo l’intervento delle banche centrali, è l’ultimo dei problemi). In un contesto dove anche gli strumenti di protezione a breve vengono utilizzati in modo improprio la chiave della consulenza è la gestione del rischio (anche fissando “paletti” ai gestori), piuttosto che una segmentazione complessa della liquidità”.

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
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