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Fondi: gli investitori europei pagano meno in commissioni

Fondi: gli investitori europei pagano meno in commissioni

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Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri

09 Dicembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Stando al report, sul calo delle commissioni hanno influito le strategie passive (specialmente gli etf)

  • “Il calo delle commissioni è un grande vantaggio per i sottoscrittori di fondi, perché le fee penalizzano i rendimenti”, ha commentato Jose Garcia-Zarate, direttore associato, manager research, passive strategies di Morningstar

A ottobre 2020, la fee media pagata dagli investitori europei è stata pari allo 0,69%, in calo del 31% rispetto al 2013. Parola di Morningstar

Nel mondo del risparmio gestito, le commissioni pagate dagli investitori europei sui fondi sono in forte calo. Basti pensare che, a ottobre 2020, la fee media pagata dagli investitori – misurata dall’indicatore di spese correnti ponderato per il patrimonio – è stata pari allo 0,69%, in calo del 31% rispetto al 2013 e del 3% se paragonata al dato di dicembre 2019. A svelarlo è la prima edizione dello European Fee Study, un nuovo studio condotto da Morningstar che ha analizzato i trend delle commissioni per un gruppo di categorie Morningstar azionarie e obbligazionarie nel periodo 2013-2020.

Diversi i fattori che hanno contribuito a determinare questa tendenza al ribasso nelle fee. Tra quelli citati nel report, la crescente consapevolezza tra gli investitori dell’importanza di ridurre al minimo i costi di investimento, che ha portato questi ultimi a privilegiare fondi a basso costo, sostenendo così la crescita del settore dei fondi passivi. Inoltre, hanno giocato un ruolo anche l’intensificarsi della concorrenza tra gli asset manager che ha portato molti player dell’industria a ridurre le commissioni per accaparrarsi quote di mercato e cambiamenti strutturali nel mondo della consulenza finanziaria, come il passaggio a un modello fee-based da parte di alcuni operatori.

Stando allo studio, sempre a ottobre 2020, la commissione media applicata dall’industria dell’asset management – rappresentata dal costo equi-ponderato su tutti i fondi per le categorie analizzate – è stata dell’1,17%, in calo del 19% rispetto al 2013 e del 3% rispetto a dicembre dello scorso anno. A influire maggiormente sul calo delle commissioni sono state le strategie passive (specialmente gli etf). Nel periodo 2013-2020 l’industria dei fondi passivi ha infatti registrato una riduzione del 30% del costo equi-ponderato, quasi il doppio rispetto al -17% registrato dai fondi attivi nello stesso arco temporale. I flussi in fondi che si collocano nel quartile più economico della loro categoria hanno costantemente superato i flussi in fondi e share class nei quartili più costosi. Inoltre, all’interno del quartile con costi più bassi, vi sono prove di una migrazione da fondi attivi a fondi passivi. Un altro dato interessante riguarda i fondi esg. I risultati della ricerca mostrano infatti che a ottobre 2020, la commissione media ponderata asset weighted per questi fondi è stata pari allo 0,57%, contro lo 0,71% per i fondi non esg. Allo stesso tempo, la commissione media equal-weighted per i fondi esg è stata dello 0,93% contro l’1,21% per i fondi non esg.

“Il calo delle commissioni è un grande vantaggio per i sottoscrittori di fondi, perché le fee penalizzano i rendimenti” ha commentato Jose Garcia-Zarate, direttore associato, manager research, passive strategies di Morningstar. La ricerca Morningstar ha infatti dimostrato come le commissioni siano un indicatore affidabile dei rendimenti futuri. In particolare, i fondi più economici  hanno generalmente maggiori probabilità di sopravvivere e di sovraperformare i loro concorrenti più cari. “L’unica certezza negli investimenti è che bisogna pagare le commissioni ogni anno, quindi il modo più semplice per migliorare le proprie possibilità di massimizzare i rendimenti nel lungo periodo è tenere sotto controllo i costi”, ha concluso Garcia-Zarate.

Virginia Bizzarri
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