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Esg: asset management propulsore del cambiamento

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Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona

20 Novembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il nostro sistema economico impiega ogni anno risorse pari a 1,75 volte quelle disponibili, andando a depauperare l’equilibrio naturale del nostro pianeta

  • La situazione è sensibilmente peggiorata dal 1970 ad oggi e la data di esaurimento delle risorse naturali è caduta quest’anno il 29 luglio

  • Nel 2018, gli investimenti sostenibili nel mondo hanno toccato il traguardo dei 30mila miliardi di dollari, con l’Europa che si posiziona come leader di questa tendenza

  • Le tematiche sostenibili cambieranno il modo in cui si opera: non si tratta di un cambio marginale, è un modo di investire

Nella 4° edizione del Salone Sri grande attenzione è andata al problema del greenwashing e al cambio di passo che i paesi devono mettere in atto. In questo scenario, il mondo del risparmio gestito non può trasformare l’economia reale se prima non cambia lui stesso

Sulla Terra, il nostro sistema economico impiega ogni anno risorse pari a 1,75 volte quelle disponibili, andando quindi a depauperare l’equilibrio naturale del nostro pianeta. Con queste parole, Tommaso Corcos, presidente di Assogestioni, ha aperto la 4° edizione del Salone Sri, il principale evento nazionale sulla finanza sostenibile, con focus specifico sui prodotti e sulle strategie Esg. Con una precisazione: in generale le aree economiche più avanzate (G7 e G20) trainano l’economia mondiale attraverso un sistema che garantisce loro un livello di benessere superiore ma che è insostenibile. “Quindi delle due l’una: o i paesi avanzati sviluppano un nuovo modello economico sostenibile in grado di coniugare l’attuale livello di benessere raggiunto con un utilizzo equilibrato delle risorse del pianeta che presti attenzione anche ai cambiamenti climatici, promuovendone la diffusione su scala internazionale, oppure dovranno affrontare un problema di redistribuzione verso il basso del benessere raggiunto, rischiando una distruzione di valore sotto la spinta dei paesi meno sviluppati e con la pressione dell’emergenza ambientale”, ha spiegato Corcos.

Il concetto di “prosperità duratura” (e il riferimento va al rapporto “Financing a sustainable European economy” redatto l’anno scorso dall’High level expert group della Commissione Europea) non può evidentemente reggere in presenza di un modello di produzione che sovra-utilizza risorse finite e non rinnovabili.

Esg e asset management

Di qui la necessità di un nuovo modello di sviluppo economico dove l’industria del risparmio gestito ha un ruolo molto importante: “La conversione non può essere affidata soltanto ai governi: è necessario l’intervento del settore privato, con la mobilitazione delle sue energie. Inoltre, il settore finanziario deve trasformarsi per essere strumento e propulsore di un cambiamento dell’economia e della società verso la sostenibilità”, ha dichiarato il presidente di Assogestioni, ricordando che negli ultimi anni, l’attività di investimento si sta rapidamente evolvendo in chiave Esg. “Nel 2018 gli investimenti sostenibili nel mondo hanno toccato il traguardo dei 30mila miliardi di dollari, con l’Europa che si posiziona come leader di questa tendenza, trascinando anche altre aree come gli Usa e l’Asia”, ha detto.

Ma il mondo dell’asset management non può trasformare l’economia reale se prima non cambia esso stesso. “Dobbiamo incorporare i fattori Esg all’interno delle nostre valutazioni e dei nostri processi di investimento per renderli strutturali e dobbiamo modificare la nostra comunicazione per creare un linguaggio comune e diffondere un’informazione sul tema sostenibilità che sia consistente e trasparente”, ha proseguito Corcos, che crede che sia in atto un reale movimento di trasformazione della nostra società, che richiede supporto e chiama tutti a un impegno per il futuro.

Certamente convivono, però, anche elementi di moda e comportamenti di greenwashing, così com’è stato evidenziato in occasione del Salone. “Un problema che esiste e la cui dimensione è difficile da valutare”, ha detto Lorenzo Saà, di Un Pri, che ha spiegato che le tematiche sostenibili cambieranno il modo in cui si opera. “E non si tratta di un cambio marginale, è un modo di investire”, ha precisato, aggiungendo: Dobbiamo vedere questi aspetti come parti core delle nostre attività”. “

Gli Esg non possono essere una etichetta appiccicata al prodotto x o y, devono essere una strategia che pervade l’azienda, a partire dai vertici”, ha poi aggiunto Roberto Grossi, vicedirettore di Etica Sgr.

Secondo Francesco Bicciato, segretario generale del Forum per la finanza sostenibile, il problema del greenwashing, o meglio del sustainable washing (per non focalizzarci solo sulle variabili ambientali) “è legato all’assenza di una certificazione di finanza sostenibile”. Su questo tema è sceso in campo Marco Deroma, presidente italiano di Efpa Italia, che ha anticipato che il prossimo passo sarà l’integrazione delle domande Esg negli esami. “È questo un punto di partenza per far crescere la cultura dei cf e rappresenta un elemento chiave per fare sì che i clienti retail incrementino la quota, già importante, di strumenti Esg, al fine di farli diventare la chiave per il futuro di tutti gli investimenti delle famiglie italiane”, ha detto Deroma.

Alessandro Fonzi, deputy head of international sales e country head Italy di Dpam, ha invece invitato tutti a considerare non soltanto i dati Esg quantitativi ma anche quelli qualitativi, aggiungendo che un modo per evitare il problema del greenwashing è quello di “imparare a leggere le rendicontazioni”.

In conclusione, per dirla alla Saà, “cerchiamo di rendere insostenibile il greenwashing”.

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor
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